Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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L' "Occidente"

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Protestare e’ una forma di espressione dei sentimenti umani, forse la piu’ immediata dal momento della nascita. Il primo segno di essere al mondo , appena il neonato lascia il grembo della madre, e’ protestare perche’ l’ambiente e’ nuovo e ostile, ostile perche’ sconosciuto. Il primo atto del neonato e’ piangere, persino gridare. Tutti sappiamo quanto puo’ essere potente il grido di un neonato: sembra quasi che tutta la sua energia sia diretta verso questo bisogno disperato di essere ascoltato e capito. L’unico modo e’ una violenta protesta.
       La vita dell’uomo attraverso la storia - e presumibilmente in tempi preistorici - e’ stata un’immensa forma di esprimere consenso o dissenso. L’argomento e’ percio’ cosi’ immenso che non potrebbe essere riassunto nelle pagine di un articolo (tutta la mitica Biblioteca Alessandrina non basterebbe). Cercheremo quindi di analizzare alcune forme (spesso le piu’ evidenti) con cui gli uomini esprimono, o hanno espresso, una protesta.

       Esaminiamo le forme in cui la protesta e’ espressa in Occidente (con tutti I limiti che questa denominazione assume: e’ una distorsione della prospettiva storica? Tutte le culture sono strettamente connesse; ma non si puo’ negare che, specialmente al giorno d’oggi, la distinzione tra l’Occidente e il non-occidente diviene, in pratica, sempre piu’ evidente, almeno in termini sociali e politici).
       Se consideriamo la “societa’ occidentale” come un’entita’ separata, prima di tutto dovremo riferirci all’eredita’ greca e alla filosofia “classica”. Nell’antica Grecia il concetto di dissenso e la relativa forma di espressione erano  parte della vita di tutti I giorni ed elementi della dinamica politica. La “citta’ ideale” secondo Platone era quella retta dai filosofi; la filosofia, intesa come la ricerca del Sapere, era il risultato di un esercizio  di domande e risposte, spesso di un intenso dibattito, con la partecipazione attiva del discepolo. Quest’ultimo, lungi dall’essere un ricettore passivo di nozioni, era un elemento necessario della verita’. A quel tempo veniva data grande enfasi alla discussione e alla possibilita’ di esprimere la non-osservanza o il dissenso. Una traccia di questo concetto e’ ancora presente nel lessico contemporaneo: la parola “ostracismo”, usatissima nel gergo politico ed in sociologia, deriva dal Greco antico “ostraka”, cioe’ le conchiglie su cui gli oppositori politici solevano scrivere il loro veto nelle assemblee pubbliche. I membri del Consiglio cittadino potevano cosi’ esprimere la loro protesta, ad esempio, contro un cittadino che non stimavano o, piu’ semplicemente, contro una decisione non condivisa.
       Tutto cio’ attribuisce un certo peso all’assunto che nell’Occidente, secondo la tradizione greca (su cui e’ basata quella romana, e di conseguenza le categorie legali e sociali delle nazioni europee) sia dato rilievo alla discussione e alla possibilita’ di non essere d’accordo, piuttosto che all’obbedienza e al conformismo. I momenti di intolleranza che hanno caratterizzato la Storia dell’Occidente (il Fascismo; le dittature totalitarie) sarebbero momenti di reazione a situazioni estreme di anarchia, considerata come una democrazia degenerata. Almeno in un caso (la situazione politica in Italia subito dopo la Prima Guerra Mondiale) gli ingredienti della miscela esplosiva che creo’ il “fenomeno Mussolini” erano la liberta’ di espressione usata scorrettamente, I dettami di oscure istanze demagogiche tinte vagamente con principii socialisti, una classe politica corrotta ed inefficiente.
       Possiamo delineare una costante nella Storia Occidentale, in cui si possa vedere un’alternanza di momenti di intolleranza e di momenti di schiarita cioe’ di liberta’? Il potere degli individui era, a volte, abbastanza forte da opporsi al conformismo. La Rivoluzione francese aveva le sue origini in un diffuso malcontento per le condizioni sociali nella francia del XVIII secolo e I privilegi della classe dominante, con l’impoverimento delle altre classi e il misconoscimento del ruolo della borghesia. Il Marxismo nobilita filosoficamente la lotta del proletariato (il quale, a sua volta, prende forza dal suo ruolo indispensabile nel processo industriale) e, ad esempio, il Futurismo e’ violentissimo nei suoi obbiettivi di scuotere la societa’ e proclamare il potere della dinamica individuale contro la stagnazione, le convenzioni, la tradizione.
       La protesta appare come la presa di posizione dell’individuo di fronte al mondo convenzionale, che non soddisfa piu’ il suo desiderio di liberta’ e di “privacy”, o il suo bisogno di essere riconosciuto come un’entita’ distinta dalla massa. E’ una semplice legge fisica: su uno specchio d’acqua, gocce d’olio navigheranno dapprima separate le une dalle altre. Per forza di attrazione, a poco a poco si fonderanno e formeranno larghi conglomerati. Quando questi saranno troppo grandi, si divideranno in parti piu’ piccole e ritorneranno ad essere piccole gocce… Se si potesse creare un parallelo con il mondo degli uomini, potremmo notare una tendenza associativa, fino al punto in cui l’individuo soffrira’ di vedere la sua peculiarita’ minacciata dall’appartenenza ad un gruppo che, per pure leggi fisiche, e’ diventato troppo largo. E’ peraltro una strana alchimia. Fino ad ora le scienze umane non hanno trovato la “ricetta” che potrebbe esprimere in termini matematici la legge di aggregazione e disaggregazione dei gruppi umani; in altre parole, quando ci si potrebbe aspettare la frammentazione dei gruppi e l’insorgere di istanze di ribellione individuale.
       Tale “ricetta” potrebbe spiegare I “corsi e ricorsi” della massima crescita degli imperi nella Storia e la loro successiva fragmentazione. Forse, e piu’ praticamente, si potrebbe studiare (anche partendo da conti numerici) la formazione degli assembramenti nelle manifestazioni politiche cosi’ frequenti al giorno d’oggi, e trovare una legge matematica che spieghi quando, e in che condizioni, l’assembramento di disperde qusi automaticamente e gli individui lasciano il gruppo (prima uno ad uno, poi, quasi per magia, la forza di disgregazione e’ piu’ forte della coesione del gruppo e l’assembramento si scioglie; vien da pensare alle pagine del Manzoni, quando descrive l’assalto al Forno delle Grucce…).        
       Un altro caso di ribellione individuale e’ la protesta contro un gruppo che, per quanto piccolo, e’ oppressivo dell’ego dell’individuo: la reazione degli adolescenti contro la famiglia intesa come codice di comportamento; il rinnegare, da parte di un singolo, l’appartenenza ad un credo politico o religioso; persino il divorzio, quando l’”altro” e’ percepito come una forza pericolosa, che tramuta affetto ed amore in sottomissione e schiavitu’ emotiva (con conseguente perdita di indipendenza).
       E’ necessario distinguere tra la protesta individuale contro un’idea, o contro un’interferenza estranea ed esterna non gradita (un’oppressione fisica) e la protesta contro qualcosa di fisicamente dannoso. La protesta del neonato e’ diretta contro condizioni ambientali diverse sperimentate con la nascita: freddo, rumori, fame, solitudine. Un adulto attacchera’ il nemico in una lotta per l’esistenza ma, piu’ frequentemente, protestera’ contro l’idea che qualcosa di dannoso sta per apparire: tagli alla pensione, per esempio, con la prospettiva di rimanere senza aiuto in vecchiaia; l’estinzione delle specie animali e l’impoverimento delle vita marina, con la minaccia della fame per noi o I nostri discendenti. Queste paure sono elemento di coesione anche per una protesta di gruppo, anche se l’iniziativa di “uscire allo scoperto” e’ prerogativa dell’individuo (o di alcuni individui: gli altri si aggregheranno o se ne andranno secondo la famosa  “legge fisica” sopra esposta). L’adulto protestera’ contro abusi commessi da altri: le madri dei “disparecidos” nei regimi dittatoriali dell’America latina, il dipendente contro il suo superiore in una gerarchia, il nostro vicino se sentiamo la radio a 100 decibels e cosi’ via.
       A livello piu’ sofisticato, un’espressione di protesta contro il “mondo” come opposizione all’individuo e’ il fenomeno dei “graffiti”. Da tempo immemorabile, in tutte le latitudini, possiamo osservare come l’uomo abbia ritenuto necessario tracciare immagini nelle caverne. Per quanto possiamo giudicare, queste forme preistoriche di graffiti non erano forme espressive di protesta ma un mezzo di asserire presenza, proprieta’ e potere (componenti ancora presenti nelle manifestazioni odierne), per ragioni magiche o religiose. Nell’arco della Storia, I graffiti sono stati usati come mezzo per denunziare, o deridere, abitudini o crimini di altri individui: nelle strade di Pompei, la citta’ romana ancora intatta sotto una spessa coltre di lava vulcanica, possono ancora vedersi graffiti di tipo politico o derisorio ( nella forma semplificata di iscrizioni, senza pretese artistiche). Questa forma di protesta attraverso gli scritti sopravvive ancora oggi, senza frontiere geografiche, lessicali o linguistiche: chi non ricorda di aver scritto qualcosa di buffo o ridicolo a scuola, contro compagni di classe o insegnanti, persino alla lavagna?
       Ma da un punto di vista filosofico o ideologico, cosa ci interessa nella presente analisi sono I “graffiti artistici” in Occidente, dove sono considerati “Arte Criminale”. Perche’ di arte si tratta, prodotta da artisti raffinati e di talento, talora propriamente educati, il piu’ delle volte autodidatti. Questi graffiti sono un’esplosione di splendidi colori e forme, da cui possono vedersi I segni del genio, usati in contesti o luoghi che offendono il senso estetico convenzionale o l’altrui dominio, o il bene comune. Sono visibili sui monumenti, sui luoghi pubblici, o su muri dipinti di fresco - possibilmente su quelli delle case borghesi, e questo e’ considerato dall’artista come un atto di eroismo. Viene usata vernice a spruzzo, spesso difficile da cancellare, e gli artisti spesso usano vernici rubate da magazzini o negozi. Poiche’ la repressione della polizia e’ dura, I graffiti trovano il loro habitat naturale nelle aree suburbane, che - spesso degradate - sembrano in qualche maniera abbellite da questa vivace forma di arte, che diventa un segno di durabilita’ della vita e di vittoria della creativita’ malgrado le condizioni avverse e l’ambiente ostile.
I graffiti si presentano in varie forme. Di solito traggono origine dalle lettere che compongono il “tag”, cioe’ la contrazione del nome dell’artista, o un acronimo, o uno pseudonimo (tre, quattro lettere al massimo). Il tag  e’ dipinto a grandi dimensioni e le lettere sono deformate in un modo per cui riesce talvolta difficile riconoscere le forme originarie delle lettere da cio’ che appare essere un insieme quasi astratto, o una tempesta di linee geometriche. I colori sono scelti in modo che il risultato richiami un dipinto cubista o futurista. Poiche’ la vernice diventa sempre piu’ difficile da trovare (perche’ troppo cara, o perche’ I magazzini sono meglio protetti) gli ultimi esempi di graffiti sono spesso bicromi o monocromi.
       L’artista dipinge il suo tag in uno spazio ben definito, poiche’ tale forma di espressione appartiene all’individuo. Anche quando fa parte di un gruppo di artisti o di una gang suburbana, ogni artista ha generalmente una porzione separata di spazio  a sua completa disposizione (anche se altre forme di esrpessione sono sempre possibili, trattandosi di una forma di arte spontanea). Qual e’ il messaggio trasmesso? Generalmente non c’e’ un contenuto specifico. I graffiti sono un urlo dell’io, un forte e possente mezzo di gridare “Ci sono anch’io, esisto e sono meraviglioso, in barba alla repressione”, malgrado la cultura di massa e - essendo l’artista spesso un emarginato dalla societa’ convenzionale - un’arma contro l’arroganza e le imposizioni della societa’ capitalistica. Percio’ I graffiti sono spesso su autobus e treni: non solamente il messaggio dilaga piu’ in fretta col muoversi del veicolo, ma l’attacco e’ diretto contro l’espressione stessa della societa’ tecnologica e capitalistica, vista come un mostro che divora e annienta l’io dell’artista. In fondo, non c’e’ molta differenza dal modo in cui gli uomini delle caverne volevano affermare la loro influenza e potere sopra le greggi o le fiere, dipingendole sui muri delle spelonche e imprimendo le palme delle mani sul corpo delle figure. E’ un’espressione di conquista e di riscossa contro una forza estranea, ieri la natura, oggi la societa’.
       Nelle forme descritte, I graffiti costituiscono un fenomeno dell’Occidente, in Europa e in America, per lo piu’ nelle periferie delle metropoli, dove l’individuo sente di piu’ il bisogno di asserire la sua presenza.
(c) Direttore IIC Shanghai, Dott. Paolo Sabbatini Rancidoro
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