Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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La Metafisica del Sesso di Julius Evola: l'uguaglianza metafisica fra uomo e donna e la sacralizzazione del sesso

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L'estasi di Santa Teresa D'Avila, del Bernini.

Il sesso non è una potenza oscura subpersonale e anzi va sacralizzato.
Oggi il sesso è vissuto con una non naturalezza del desiderio e con delle perversioni soprattutto perché mancano punti di riferimento superiore. Si arriva all’orgasmo, che comunque è un momento di crisi, di rottura senza sapere nemmeno perché e privandolo del suo spirito originario.

Anche la repressione sessuale intesa come moralismo ha poco senso come fine a se stessa: quello che ci vuole, come in tutte le cose, è equilibrio.
Per Evola questa repressione significa uno sconvogilmento della virilità olimpica e della femminilità demetrica.
Un esempio su come intendere il sesso nel voyerismo comune è la nudità anatomica che è contemplata, mentre nelle cerimonie iniziatiche sovrasta su questa forma quella della nudità spirituale.

In ogni caso, Evola non fa una trattazione dal punto di vista fisico, e nemmeno psichico (secondo il quale un uomo si può sentire donna e viceversa), ma dal punto di vista metafisico.
Sesso significa “diviso”, quindi c’è qualcosa che va riunito, e la sessuologia ha poco o nulla a che fare col sesso in senso assoluto, tanto che determinati apetti dell’eros, quello vero, sono divenuti latenti nell’uomo di oggi che intende il sesso come esclusiva esperienza sessuale fisica.

La sessualità è solo una mera forma, ed incompleta, del vero amore, ma già da questa si capisce che c’è qualcosa di più che la eleva e la completa. E, per inciso, l’eccitazione erotica fisica di massa odierna corrisponde ad un’eccitazioe psichica che credo si ricolleghi al permanente stato di attaccamento al desiderio dell’uomo, che crea sempre più finti ed inutili bisogni.

Ad influenzare la concezione erotica dell’uomo v’è anche la teoria darwinistica, e il fatto che si veda il sesso come un prolungamento degli istinti animali. Invece, dice Evola, è esattamente il contrario: è la sessualità animale che è una regressione e decadimento dell’amore umano (un esempio visibile è il calore animale che è periodico, a differenza dell’uomo che può sempre desiderare e amare).
Nell’uomo, l’amore fisico è una parte (inferiore) dell’Amore vero, ed è della stessa natura. Nel caso specifico è uno stato mentale e fisico in cui tutto si abolisce e si infiamma.
In un certo senso la crisi dell’amplesso, epurata dall’orgasmo sessuale, racchiude una dimensione trascendentale.
Questo amplesso può portare ad una “frattura” dell’essere non in senso negativo né terreno o sensibile, bensì come riscoperta delle profondità dell’essere (e “momento folgorativo dell’unità”).

In questo senso, l’amore affettivo e sociale non è una forma ampliata dell’amore, ma è una forma attenuata e riflessa.

Evola dice anche che nell’uomo l’istinto alla riproduzione è inesistente e che la conoscenza della natura procreativa l’uomo la acquisisce a posteriori, ed è solo un possibile effetto del fuoco sessuale.
Questo sembra non collimare con Diotima sul punto che vede il desiderio riproduttivo dell’uomo come desiderio di immortalità; in realtà, il desiderio riproduttivo è desiderio d’immortalità, ed è assolutamente secondario e senza fini trascendentali (come desiderio terreno significa anche non accettazione e non preparazione alla morte) e quindi relegato al piano materiale e non metafisico.
Su questo è chiaro: gli uomini quasi sacrificano se stessi pur di generare, ma non generano che un altro uomo mortale.
Più importante è per Evola l’impulso di due persone di sesso diverso all’unione; questa attrazione è inversamente proporzionale con la potenza della moltiplicazione (esseri inferiori si riproducono molto più in fretta e in quantità dell’uomo), tanto da far dire ad Evola che non c’è nessun legame tra amore e procreazione.

Eros, però, non significa piacere né tantomeno orgasmo. Esso è determinato dalla polarità dei sessi, ed è una questione di fluidi e di magnetismo (“trovarsi da soli assieme, uomo e donna, anche se non intervengono contatti è come se fossero avvenuti”).
Nelle forme sacralizzate dell’amore alle forme naturali fra due sessi (non-contatto, contatto, penetrazione) se ne aggiungono altre.

Nell’uomo assoluto e nella donna assoluta vi sono comunque già in esse delle parti di donna nel primo e di uomo nella seconda, e la vera attrazione c’è quando queste sono complementari. D’altronde anche la persona stessa è una maschera: fatta di una parte esteriore (maschio o femmina) e di una interiore.
Se è vero che è l’uomo sociale che ha creato socialmente la donna inferiore, ed è pertanto giusta una parità di diritti sociali, e dal punto di vista metafisico i due sessi sono uguali, c’è però da considerare la differenza di polarità, che permane tra uomo e donna (e anche se uno si sente donna e una si sente uomo) e la qualità del fluido rispettivo non ne è intaccata.

Evola spiega anche che la forza profonda dell’eros non deve fissarsi (in senso alchemico) nel piano intermedio delle forze psichiche, perché è ancora un piano individuale, ma fissarsi nel terzo piano più profondo dell’essere.
Sembra anche che il mito dell’androgino alluda al raggiungimento dell’unità dalla dualità dei sessi, che non vuol dire sessi di persone diverse, ma polarità femminile e maschile all’interno di una stessa persona e una liberazione della sua anima.

Amare è desiderare la bellezza. Ma se si guarda alla scala dell’amore e si ama una donna, significa comunque amare una piccola parte della Bellezza pura.
Pur non essendo quello amore puro, si riesce anche in questo caso ad amare una parte di eternità.
Poros è pienezza dell’essere e Penia privazione dell’essere, mancanza. Evola dice materia, ma in sostanza anche la materia è mancanza: mancanza di immortalità.

L’amore puro non può essere raggiunto attraverso un desiderio non puro, perché un desiderio non puro è ancora mescolanza di qualcosa: e la pienezza dell’amore non accetta mescolanza perché in questa mescolanza v’è ancora privazione di qualcosa.
Secondo Evola, dunque, il desiderio di generazione in realtà è brama di immortalità che conferisce solo nuova mortalità.

Il momento più delicato di incanalamento dell’energia sessuale è quello della pubertà. Se questo non avviene nella corretta maniera si arriva anche alla pazzia. In tale fase ci può essere anche un risveglio parziale della kundalini, che in livelli normali si sviluppa in affettività a livello psichico ma può anche portare ad un risveglio del sentimento religioso a livello spirituale. Ed è anche per questo che varie civiltà hanno stabilito differenti riti di iniziazione in questa parte della vita.

Il cuore è il centro dell’essere umano ove si trasferisce la coscienza nello stato di sonno e dove si manifesta l’eros con una specie di trauma, ed è anche lì che va infranto il vincolo dell’Io individuale.
L’esperienza erotica esalta la sede del cuore e crea uno spostamento del livello di coscienza ordinaria durante lo stato di veglia (come se si sognasse allo stato lucido).
Tendenzialmente è uno stato che si conquista maggiormente di notte.

L’amore è il desiderio e il possesso dell’essere amato, cioè di qualcosa che non si ha dice Platone. L’essere amato allora deve essere preso e fatto a sé, nel senso di consumato e interiorizzato.

Evola ha anche individuato dei punti in comune fra estasi mistiche ed erotiche (in senso sessuale), ove le prime sono superiori alle seconde. Sono ambedue manifestazioni dello stesso eros, cioè di un’unica energia (ed è in questo significato che hanno senso le tentazioni degli asceti, o anche la tecnica della danza di Gurdjeff). Il momento estatico è ad altissima concentrazione e nel climax ascendente dell’estasi lo stato di coscienza è sempre più ridotto. Tutto avviene però quando si è pienamente coscienti (e infatti nulla di ciò accade con il passaggio dallo stato di veglia a quello di sonno).
Il giusto stato di equilibrio si raggiunge una condizione intermedia fra lo spirtualizzarsi della materia e il corporizzarsi dello spirito.

L’opera di catarsi dalla individualizzazione viene fatta per mezzo delle Acque, che rappresentano la sostanza indifferenziata di ogni vita, cioè prima della formazione della individualità.

Alla concezione di De Sade secondo cui vi sia un Dio che ha come essenza il male, e che il negativo eccede sul positivo come dimostrano anche le “distruzioni” che avvengono in natura, e così allora saranno il vizio, il delitto e la trasgressione a prevalere e a costituire ordine, pongo solo due antitesi: il fatto che la natura in senso fisico (e non metafisico) non distrugge ma trasforma; e il fatto che il riconoscere il male e la trasgressione come legge prevalente, allora si deve trasgredire anche lo stesso male che è costituisce quell’ “ordine”, e quindi volgersi verso il bene.
Dico questo perché questa “funzione distruttrice” (shivaista innanzitutto) sembra che abbia formato la Via della Mano Sinistra, ed inoltre secondo Novalis è il male (peccato d’orgoglio dell’uomo in primis) che ha creato anche il libero arbitrio.

Continua dicendo che, secondo la tradizione indù, nella fase del pravrtti-marga (regno di Brahma e Visnu) lo spirito si determina e finalizza dando vita alla forma, mentre nella fase nirvrtti-marga (regno di Shiva) v’è un ritorno dal manifestato al regno dello spirito. La prima fase corrisponde quindi all’aspetto creativo, conservativo e positivo, cui corrisponde la fedeltà alla propria natura e la Via della Mano Destra; la seconda fase corrisponde al distacco, alla dissoluzione e alla Via della Mano Sinistra (tra cui, Evola cita un rituale del tantrismo e lo Yoga della dissoluzione) e si utilizzano le forze della fase positiva per renderle autodissolutive. E le due vie, secondo Evola, vanno considerati come due diversi metodi per lo stesso scopo, da scegliere secondo le inclinazioni della natura di ciascuno.
Evola cita anche Agostino e il pecca fortifer luterano, secondo cui si prescrive di non resistere al peccato, ma anzi abbandonarvicisi fino in fondo nella confessione della propria impotenza e sperare nella grazia divina salvatrice.

Per la generazione il maschile è la potenza che determina e la femmina è la causa materiale e strumentale dello sviluppo che una volta fecondata può divenire tutto (Evola parla di ciò allo stesso modo di Platone sul ricettacolo). Anche il principio sovranaturale è considerato maschio e quello della natura e del divenire femmina, che sono anche Samkhya e Prakti o la coppia Shiva-Shakti.
Nella fase metafisica la preminenza è del maschile, mentre nella fase della manifestazione del femminile, ed è una fase che dura fino ad un riequilibrio delle due forze (a questo punto la Shakti viene dispersa nell’illimitato o riassorbita dal maschile) ed una superiore sintesi dopo che si è posto un limite all’illimite.
Nella tradizione talvolta il femminile è associato a qualcosa di demonico in quanto assorbe il principio della virilità trascendente, elemento sovrannaturale maschile anteriore alla diade (“la donna dà la vita ma tende a sbarrare anche ciò che sta al di là della vita”).

Il fallo è il simbolo della virilità trascendente, spesso è stato associato anche al mistero della resurrezione. A dimostrazione di questo fatto che rappresenti la virilità trascendente e non meramente fisica, v’è la leggenda di Osiride che, dopo essere stato tagliato a pezzi e ricomposto, manca proprio della parte fallica.

La donna è considerata impura. Anche questa caratteristica non si riferisce ad una caratteristica fisica o morale ma ad una qualità oggettiva della natura femminile, portatrice di una energia misteriosa di per sé neutra. Questa energia è da considerarsi nella duplice concezione della donna
-         demetrica-materna (l’energia vitale di un uomo che si avvicina a una donna con mestruazioni scompare): la donna dona sia la vita (fisica) che porta con sé anche il suo opposto, la morte (fisica). Ma di questa energia femminile si può fare un uso positivo;
-         afroditica-amante: attraverso l’essere amante e lasciando agire le forze, può avvicinarsi ad un ordine superiore. In questo senso è anche Penia, cioè ha bisogno dell’altro e della forma, e anche di assorbire l’energia del seme sottile controparte del seme materiale.

La donna metafisica appartiene alla natura cosmica e rappresenta il principio della Diade, l’uomo metafisico incarna il principio opposto di colui che trascende la natura, va al di là di questa, ed è Uno.
Per Evola quindi i tipi maschili puri sono il guerriero e l’asceta; quelli femminili la madre e l’amante.
La donna riflette il femminile cosmico ed è caratterizzata da passività ricettiva: quindi assimilando direttamente, senza modificare, è anche colei che conserva. Essendo connessa più dell’uomo alla terra, è anche quella che risente di più dei ritmi periodici dell’universo.
Essa è passiva attivamente, cioè pur stando immobile attira a sé con la sua energia e consuma l’energia maschile; l’uomo di contro è attivo passivamente, cioè in è in moto ma si dirige con un moto d’attrazione verso la donna.
Tanto che sul piano sottile è la donna ad essere attiva e l’uomo passivo, e questo rapporto si inverte soltanto grazie all’eros sacralizzato.
A questo punto l’immobilità dell’uomo rappresenta tutta la sua virilità metafisica, tanto da non essere più consumato dall’energia femminile.
Da notare che stiamo parlando sempre di uomo e donna metafisici: non è che l’uno è in funzione dell’altra o viceceversa, ma anzi devono essere in equilibrio e complementari.
L’amore fisico tra uomo e donna, non è che una rappresentazione di grado inferiore rispetto all’amore metafisico tra la parte femminile e quella maschile che costituiscono un solo Essere.
L’uomo e la donna sono polarità diverse e quindi complementari.

Evola però chiarisce anche l’amore parlando di amore disinteressato: che deve andare al di là del semplice sentimento (per il figlio, per l’amante, etc.) e dell’appropriazione egoistica dell’Io su un soggetto. Il rapporto, in sostanza, deve essere sacralizzato.
Tutto il resto (passioni, matrimonio, divorzio, emancipazione, libero amore, etc) sono problemi inesistenti.

Nell’ambito dell’eros sacralizzato l’aspetto rituale ed evocatorio ha da sempre avuto una parte fondamentale.
Si può trattare di una sacralizzazione dell’unione sessuale o di distacco ascetico della forza sessuale dal piano della Diade e la sua trasmutazione per realizzazioni sovrannaturali.
Ciascuna di queste applicazioni può dar luogo ad applicazioni operative ed iniziatiche.

Nel mondo della Tradizione tale fatto permeava tutta la società, e quindi anche la famiglia tradizionale, dove più che l’individualità (poco marcata) contava la stirpe.
In questa famiglia tradizionale sacralizzata la donna era la custode del fuoco della vita.
Lo stesso Saint-Martin nel Ministero dell’Uomo-Spirito dice che il matrimonio è un mezzo per rendersi simile a Dio (o per finire in completa rovina).
Anche per la Cabala ogni matrimonio simboleggia la riproduzione dell’unione di Dio con la shekinah, sposa del Re, che può anche essere rappresentata dalla Vergine cristiana.

Evola parlando del mito dell’androgine parla di Luca e Matteo.
L’androgine è l’equilibrio delle due polarità maschile e femminile in una stessa persona, e l’unione terrena fra uomo e donna (unione sessuale e anche matrimonio) non è che una imitazione di tale unione “primordiale”, sempre per il fatto che man mano che si discende nella materia il mondo è sempre più molteplice e meno perfetto, come si dice nel Timeo di Platone. Il sesso terreno ha un potere, ma di grado inferiore al sesso metafisico dove ad incontrarsi sono le nudità dell’essere e non del corpo.
L’Adamo primordiale, che dalla contemplazione di Dio è voluto somigliare a Dio e conoscere la materia, disequilibrando così i suoi due principi maschile e femminile (Eva), è diventato mortale.
Evola dunque giustamente avverte: non è dal desiderio di Eva che bisogna essere attratti ma da quello per la Sofia.

Da qui mi sembra anche di capire che intedere il peccato originale come desiderio della sessualità sia quantomeno limitativo, essendo questo desiderio una delle conseguenze della Caduta ma non la sola.
La forza dell’eros di per sé, dunque, non ha a che fare con la riproduzione, che è una conseguenza dell’uomo divenuto mortale.
Anche la norma morale e il peccato di fornicazione perde peso sotto quest’ottica, ed anzi l’amore di Dio è in tutto il mondo e in tutte le azioni dell’uomo che sono comandate da Dio.

Nella via tradizionale, dice Evola, una delle cose fondamentali è l’attualizzazione della presenza reale di una entità sovrannaturale, ed è questa la funzione del sacerdote (Amerio era molto chiaro). Per fare questo vi sono riti, sacrifici, e sacramenti e talune civiltà usarono anche il sesso, con cui si ravvivava la presenza divina alla stregua della partecipazione eucaristica.
Progressivamente l’eros sacrale fu sostituito con riti simbolici e simulati, come quelli che avevano a che fare con la fertilità della terra.
Ierogamie e sabba, però non hanno significato vero e tradizionale: è sempre da tenere a mente che l’inferiore dipende dal superiore e che “lavorare” nei piani intermedi è inutile oltre che dannoso.

Nelle parole seguenti v’è il nocciolo dello scritto di Evola:
non bisogna uccidere o escludere la forza del sesso, che è la radice stessa dell’individuo, ma rinunciare al suo uso e alla sua dissipazione per scopi carnali (sesso, masturbazione e procreazione), conservandone l’energia. Non si tratta di risparmiare semplicemente, però, questa energia, ma di usare il seme (metafisico) di questa forza per distaccarla dal piano duale e portarla ad un piano superiore.
Perché una trasformazione spirituale avvenga veramente è necessario però che lo spirito di chi opera sia realmente tendente al trascendente, con la totalità del proprio essere.
Gli stessi mistici e asceti dopo aver combattutto con la carne e le sue tentazioni, non combattono più, ma di queste cose si disinteressano distaccandosi.

A concludere, una piccola trattazione dell’impiego dell’energia sessuale nelle varie tecniche:

- lo yoga, la tecnica cui Evola maggiormente si rifà, specialmente parlando del tantrismo, è una dottrina segreta in cui vige il principio della trasmissione diretta e ha processi ben controllati. Tiene conto della qualificazione predominante dell’aspirante, se sattva o rajas, e mira al risveglio della kundalini attraverso la riallocazione centrale delle due correnti/polarità laterali di ida e pingala. Ci sono sia delle tecniche a due vasi (con la donna; in questo caso la nudità rituale della yogini ha valore mistico e un significato profondissimo) che a un vaso (da soli); la trasformazione che ci si appresta a compiere è paragonabile alla transustaziazione eucaristica. Avvertendo sulla pericolosità di talune pratiche tantriche, Evola fa capire che non è questione di ritenzione o meno del seme fisico (che potrebbe provocare più danni che benefici), ma di utilizzare il fuoco erotico per trarre da quel seme fisico la controparte e principio spirituale e farlo proprio (e far proprio, in talune pratiche, anche lo stesso principio emesso dalla donna). Inoltre, con pratiche prettamente sessuali, si può intravedere uno stato superiore, ma la difficoltà sta nello stabilizzarlo;

- nel taosimo cinese si tratta di catturare e unire gli stessi principi, che vengono chiamati yang (maschile, fisicamente sopra il diaframma) e yin (femminile, sotto di esso). Le tecniche riguardano la respirazione, che può impadronirsi del soffio vitale, e pratiche sessuali, sempre coadiuvate dall’uso del respiro;

Solo un appunto su un punto importante: l’importanza cioè di evocare e formare immagini ben nette e ferme con lo sguardo interno per poter procedere spiritualmente in maniera retta.

Infine, due interpretazioni interessanti di Evola: una sul pudore, secondo cui il pudore vero, tradizionale, è quello che si prova se si pensa allo stato di Caduta dell’uomo e non quello, banale, che si intende oggi, che è solo moralismo sociale. E sul matrimonio: il matrimonio più che essere sacramento e essere visto come una funzione sociale, profanando così il sacro, deve essere invece una condizione dello spirito da benedire.
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