Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

"Cani e cinesi non sono ammessi"

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Se Shanghai era considerata un paradiso, per molti era un inferno.
Lontana dai moderni edifici del Bund, dai pretenziosi grandi magazzini di Nanjing Road, dalle luci al neon dei cinema alla moda, viveva una massa anonima che costituiva l’essenza della città. Gente non ammessa neppure ai giardini pubblici, al pari dei cani; come recitavano i cartelli: “Dogs and chinese are not admitted”.

“L’immensa Shanghai composta di braccianti, tiratori di risciò, scaricatori di porto e mendicanti, la maggior parte dei quali erano contadini che emigrarono a Shanghai per trovare una vita migliore, senza possedere le tre condizioni basilari che avrebbero permesso al nuovo arrivato di trovare un lavoro relativamente stabile: capacità, denaro e buone relazioni sociali”.
Con l’introduzione del risciò, un’altra massa umana si riversò dalla campagna a Shanghai per sfruttare questa nuova opportunità.
Tirare il risciò non era la loro prima scelta – la maggior parte dei tiratori aveva già cercato lavoro in altri settori –, tuttavia vi era una grande competizione per un lavoro che nelle altre parti del mondo veniva svolto dagli animali o dalle macchine.
Quello chew guadagnavano bastava appena per acquistare una ciotola di riso dalle bancarelle. Avere lo stomaco pieno era il massimo della loro felicità.
Il profitto ricavato dal lavoro andava al proprietario del veicolo.
Le fabbriche erano fonti di cospicui guadagni per i proprietari, mentre le operaie guadagnavano dai 6 ai 15 yuan al mese.
La maggior parte di loro era cronicamente in debito ed era costretta a rivolgersi agli usurai, che applicavano un interesse del 125%.
Il basso salario e le lunghe ore lavorative non erano le sole condizioni che avevano spinto gli osservatori sociali a chiamare le fabbriche di Shanghai l’ “inferno vivente”.
Esse non erano riscaldate durante l’inverno, neppure quando la temperatura scendeva sotto i 10 gradi. I locali di lavoro non avevano finestre e non erano ventilati, per evitare che la corrente d’aria potesse danneggiare i filamenti di seta.
La condizione umana, Andrè Malraux.
Vado a Shanghai a comprarmi un cappello, Bamboo Hirst, 2008.

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