Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Sakharov, la Russia, gli alieni e le bombe

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Sakharov progettò la ricerca di extraterrestri con le bombe atomiche

L'esplosione ad intervalli fissi di ordigni nucleari al consini del Sistema Solare avrebbe dovuto segnalare una presenza intelligente ad altri eventuali abitatori del cosmo

Come segnalare l'esistenza dell'Umanità ad eventuali ''menti superiori" che si trovino da qualche parte nelle profondità dell'Universo? Andrei Sakharov una risposta, per controversa che fosse, ce l'aveva: ''Esplodendo a intervalli fissi una serie di bombe atomiche ai confini del Sistema Solare''.

 Il famoso fisico dissidente, padre della bomba all'idrogeno made in Russia, avanzò questa proposta nel 1971 in occasione di una conferenza russo-americana sulla ricerca degli extraterrestri, ma non se ne fece mai niente. Già nel 1958 il Cremlino aveva in effetti bocciato un progetto per il trasporto e lo scoppio di bombe atomiche sulla Luna. Troppo forte era il timore di un'immane catastrofe nel caso di un qualche malfunzionamento durante le delicatissime fasi di decollo.

Sakharov - il retroscena della proposta è stato raccontato per filo e per segno dal tabloid moscovita Komsomolskaia Pravda - voleva palesemente trovare un utilizzo benefico per l'arma da lui inventata prima della clamorosa rottura con il regime comunista sovietico: era convinto che anche quel terrificante ordigno potesse essere usato per lo sviluppo della scienza e per il progresso dell'umanità. Da qui l'idea di servirsene per tentare di entrare in contatto con civiltà extraterrestri che secondo lui dovevano quasi sicuramente esistere in qualche angolo dell'immenso mondo.

Il fisico - morto nel dicembre 1990 a 69 anni - suggerì di spedire un certo numero di bombe atomiche ai confini del Sistema Solare nella direzione della Proxima Centauri (la stella più vicina, distante "solo" 4,3 anni-luce). Una volta alla meta, le bombe dovevano esplodere ad intervalli fissi (dai dieci ai vent'anni) in base a segnali mandati da Terra. I ''nostri fratelli con un'intelligenza ad un livello superiore di sviluppo" si sarebbero senz'altro accorti che dietro quei ''lampi-flash'' ravvisabili a intervalli regolari si trovavano degli esseri dotati di una mente pensante.

Un progetto simile - oggi molto datato di fronte all'avversione generalizzata per le bombe atomiche - avrebbe richiesto comunque un mucchio di tempo: per arrivare alla meta gli ordigni dovrebbero viaggiare una quarantina di anni, accorciabili a venticinque se si sfrutta la forza gravitazionale di Giove così da accelerare al massimo e raggiungere la ''terza velocità spaziale'' (17 chilometri al secondo).

Sulla carta le idee di Sakharov non fanno una piega. Ma già nel 1958 il Politburo del Pcus aveva risposto picche agli accademici Serghei Koroliov e Mstislav Keldish che volevano portare sulla Luna una bomba atomica da far esplodere con grande risonanza a titolo sperimentale e a maggior gloria della scienza sovietica. Il "niet" fu dovuto ai grossi rischi connessi: la dirigenza comunista si allarmò non poco quando fu informata che in caso di malfunzionamento al primo o secondo stadio del razzo la bomba atomica sarebbe caduta e forse scoppiata in Urss mentre una avaria al terzo stadio avrebbe completamente devastato uno o più paesi stranieri in Europa o Asia. Non soltanto ci sarebbero stati morti a non finire ma il Paese dei Soviet impegnato nella costruzione del comunismo avrebbe fatto una grossa figuraccia.
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