Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Gattaca, Cannibal Holocaust, Civil War 7, Spawn, Kibuki

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Ho rivisto il cisky giovedì pomeriggio e ci siamo aggiornati… di tutto un po’! Ero in centro con Elena e Giulietta, pioveva, all’improvviso passa in piazza Matteotti, così siamo andati a prendere una cioccolata calda tutti insieme. Ma non sto dilungarvi, perché vi voglio dire di due must che mi sono rivisto in questi giorni: uno è il biopunk e surrealista Gattaca, un film ambientato in un futuro (prossimo?) fatto di selezione eugenetica e sviluppo ingegneristico, dai toni veramente arakiani; l’altro è quel film – dove tra l’altro compare per mano di Deodato un Luca Barbareschi diciannovenne – macabro e forte, a tratti molto realistico, e dove gli attori furono pagati da contratto per “scomparire” per un anno dopo la registrazione: Cannibal Holocaust. Un film-documentario sul cannibalismo, con sevizie di animali e stupri, ritirato (e sequestrato) dalle sale una settimana dopo l’uscita, ma che in quella sola settimana aveva incassato come qualcosa di 67 miliardi di vecchie lire. Lo stile, con un montaggio fantastico, realistico, è alla Biar Witch Project, che è ispirato nientepopodimeno che da questo film! La versione che ho io, in italiano, è quella da 90 minuti ma ne esistono anche da 80 e 85; quella integrale, però, mai commercializzata in Italia, è di 130 minuti, e si trova solo in Olanda. “Emerge subito una leggera autoironia di fondo: il film critica i documentari shock che spesso sono creati ad hoc dagli stessi documentaristi...e lo fa tramite la finzione.”

La guerra civile è finita, ha avuto la meglio Iron Man, esponente massimo dell’atto pro-registrazione per i supereroi, su Capitan America, molto più sentimentale ed idealista (Civil War 7); intanto sono riuscito a procurarmi, dopo aver letto il numero 100 di Spawn, i primi 5 numeri, ma quello che è adesso Spawn, la sua evoluzione psicologica, è completamente diversa – e più intrigante – da quella di allora.
C’è poi un introvabile Kibuki, fumetto di un grande artista che prima di redigerlo ha letto, letto, letto, sino a conoscere (credo quasi perfettamente) il modo di pensare orientale, dal Giappone, alla Cina. Ho il primo volume, pubblicato da Cult Comics nel 1996.
“Una fiabesca Luna ammicca
come un gatto nella Notte,
e il suo vacuo sorriso sui tuoi Occhi
vuoti
Ti strappa una lacrima.
Ridere diventa Follia,
la follia diventa Orrore.”
“Non sono un uomo dalla molte facce… la maschera che indosso è una. So che le picche sono una spada per un soldato. So chei fiori sono armi da guerra. Ma non è così che è fatto il mio cuor. Il mio… cuore. Dà le carte con accortezza. E quelle che gioca non sospettano… che non gioca per soldi… né per rispetto… puà giocare la regina di quadri… può giocare il fante di picche… può nascondere nella mano un re… mentre la mia memria sbiadisce.”
“Tra le inutili parole dalla vuota bocca di anime gravi…
tra le mosse calcolate di pedine su scacchiera…
…e un assurdo mescolìo di carte…
dove traccia disegni intuitivi in un quadro più grande, in un sogno invisibile, laddove finisce l’arcobaleno.”
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