Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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SHANGHAI EXPO 2010: Traduzione in Cinese dell’ “Oratio de hominis dignitate” di Pico della Mirandola.

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In occasione dell’Expo 2010, l’IIC Shanghai e’ lieto di annunciare la presentazione della traduzione cinese del libro “Oratio de hominis dignitate” di Giovanni Pico della Mirandola, organizzata dalla Fondazione per le Scienze Religiose “Giovanni XXIII”, dall’Accademia di Studi Religiosi dell’Università di Pechino, dal Centro Internazionale di Cultura “Giovanni Pico della Mirandola”, in collaborazione con il Commissariato Generale per l’Expo Shanghai 2010 e l’IIC Shanghai.
Relatori: Dott. Paolo Sabbatini, Direttore IIC Shanghai; Prof. Pier Cesare Bori della Fondazione per le Scienze Religiose “Giovanni XXIII”; Proff. Zhang Zhigang e Fei Wu dell’Università di Pechino; Prof. Francesco Borghesi dell’Università di Sydney; Prof. Cesare Guasti del Centro Internazionale di Cultura “Giovanni Pico della Mirandola”.

Data e Orario: 10 settembre 2010, ore 16.00
Luogo: Padiglione Italia, Expo Park, Shanghai - 上海世博园,意大利馆.



Giovanni Pico della Mirandola
“Della dignita’ dell’uomo”

1)    Problema terminologico e concetto di “Dignita”

La traduzione dell’opera in cinese è: “论人的尊严 Lun ren de zunyan, (lett. “A proposito della dignità dell’uomo”).
Ma che cosa si intende per dignità?

Il termine di dignità, in latino dignitas, e’ filosoficamente una tensione infinita verso l’Assoluto-Dio.

“Dignità” è resa in  generale in cinese con:
zunyan (尊严)
1.    “solenne, grave e severo”
2.    “solenne e sublime”
3.    “carica elevata, alto ufficio” e “posizione o status non conculcabile”

Il termine è un bisillabo formato da:

zun,
i cui significati principali sono:

1.    “ELEVATO”
2.    “ANZIANO”
3.    “RISPETTARE”

L’ideogramma rappresenta un vaso sacrificale, usato nel tempio degli antenati per le offerte di bevande fermentate, offerto a due mani in segno di rispetto.
Rimanda dunque a un ambito liturgico e sacrificale e al contegno solenne e rispettoso da tenersi in tale ambito.

yan,
“grave, severo”, per esempio “pieno di gravità fra gli antenati”

2) Il testo di Giovanni Pico della Mirandola non e’ un testo letterario, ma un testo con dei significati occulti ed esoterici.

Lo stesso Pico si pone la seguente questione:
“Giacché che cos'altro stanno a significare i gradi osservati negli arcani dei Greci per gli iniziati?”

Per mezzo delle arti purificatrici, la morale e la dialettica, era dato il permesso di accesso ai Misteri.
Anche quello cristiano e’ un Mistero.

“Che cos'altro può essere se non l'interpretazione, attraverso la filosofia, della natura più occulta?”

[Dio] prese allora l'uomo, opera di aspetto indefinito, e postolo nel mezzo dell'universo,
così gli parlò:

"Non ti abbiamo dato né una sede determinata, né un aspetto tuo proprio, né alcun dono speciale; o Adamo, perché quella sede, quell'aspetto che  tu in sicurezza avrai bramato, tu, per tuo desiderio, per tua decisione ce li possa avere e possedere.”

3) Importante è anche il discorso sul libero arbitrio umano:

“la loro natura già di per sé definita è costretta entro leggi da noi prescritte: tu, non costretto da nessuna limitazione, di tuo libero arbitrio, sotto la cui potestà ti ho posto, te la determinerai da solo.
E quand'anche non contento della sorte di nessuna delle creature, si raccoglierà nel centro della sua unità.”

La Natura insita nelle nostre anime è duplice, con una siamo innalzati alle cose celesti, dall'altra sospinti in giù verso le infernali.

Per questo Pico auspica:
“volgendo infine le spalle a tutto ciò che appartiene al mondo, voliamo al consesso oltremondano che è il più prossimo alla più eccelsa divinità.”

Tutte le anime non solo concordino veramente in un'unica mente che è al di sopra di tutte le menti, ma in un certo qual modo ineffabile raggiungano, nel profondo, l‘Uno.

“E come l'agricoltore marita gli olmi alle viti, così il mago la terra al cielo, vale a dire il mondo inferiore alle virtù e alle forze del superiore.
Per cui avviene che, come quell'altra magia appare mostruosa e nociva, altrettanto questa si
mostra divina e salutare.”

4) Il testo di Pico ha quindi come finalità rendere l’Uomo degno di elevarsi a Dio (donde il titolo):

“Giacché non v'è niente che spinge maggiormente alla venerazione di Dio quanto l'assidua contemplazione delle di Lui meraviglie”

Per questo saremo sforzati a cantare:
"I cieli e tutta la terra sono pieni della maestà della tua gloria".

5) Malgrado le differenze, quello che fu successivamente chiamato “Umanesimo” può essere compreso dai Cinesi, in quanto alcuni tratti sono compatibili, soprattutto nel “divenire”, quando l’Occidente dice che l’Uomo non ha un’essenza fissata una volta per tutte ma è un essere libero che si auto-costituisce.

"La Dignita'", di Cesare Riva



La reintegrazione in Dio


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