Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Il Principe di N. Machiavelli - sintesi a punti

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DEDICA AL MAGNIFICO LORENZO II DE’ MEDICI

CAP. 1 – DIVERSI TIPI DI PRINCIPATI E I MODI PER CONQUISTARLI

Distinzione fra repubbliche e principati.

CAP. 2 – I PRINCIPATI EREDITARI
- Il principe può mantenerli con facilità purché non abbandoni la tradizione di governo degli antenati (es: duchi di Ferrara).


CAP. 3 – I PRINCIPATI MISTI
- Difficoltà del principato nuovo: gli uomini cambiano volentieri signore credendo di migliorare, ma l’esperienza li delude (es: Luigi XII, che facilmente acquisto e subito perse il ducato di Milano).
- Principati misti, prossimi e uguali per lingua e costumi allo stato conquistatore: facile a mantenersi purché si spenga il sangue dell’antico signore e non se ne alterino le istituzioni.
- Principati lontani e disformi di lingua e costumi: a mantenerli occorre fortuna e industria, è necessario che il principe vi risieda, vi mandi colonie, si faccia amici i meno potenti senza accrescer troppo il loro potere per controllare i più potenti (es: Romani in Grecia, errori di Luigi XII nel ducato di Milano).

CAP. 4 – PER QUALE RAGIONE IL REGNO DI ALESSANDRO, DOPO LA SUA MORTE NON SI RIBELLO’ A DARIO E AI SUOI SUCCESSORI
Distinzione tra:
- regni assoluti (es: impero ottomano, regno di Dario): difficili da conquistare, ma facili da conservare
- regni a struttura feudale (es: Francia):facili da conquistare grazie al retaggio baronale, ma difficili da mantenere

CAP. 5 – GOVERNARE LE CITTA’ E I PRINCIPATI CHE PRIVA VIVEVANO SECONDO LE LORO LEGGI
Tre metodi proposti:
- distruggerli (es: Roma con Cartagine)
- andarvi a risiedere
- lasciare inalterate istituzioni e leggi, affidando il governo a una ristretta oligarchia, ma è un sistema precario (es: Spartani ad Atene)

CAP. 6 – PRINCIPATI NUOVI CONQUISTATI CON ARMI, FORTUNA E VIRTU’ PROPRIE
Il principe prudente deve attenersi all’esempio degli uomini grandi, perché le vicende si ripetono: “imitazione storica”.
Al principato si arriva o:
- per fortuna: potere precario
- per virtù: in questo caso la conquista è più stabile (es: Mosè, Romolo).
È indispensabile il possesso di una propria forza militare (es: profeta disarmato Savonarola).

CAP. 7 – PRINCIPATI NUOVI CONQUISTATI CON ARMI E FORTUNA ALTRUI
Il potere conquistato con un colpo di fortuna è precario, perché sempre soggetto all’arbitrio altrui o alla volubilità della sorte.
- Francesco Sforza: virtù.
- Cesare Borgia: virtù e fortuna (conquista della Romagna, spietata risolutezza: massacro di Senigallia, morte del padre Alessandro VI e sua rovina).

CAP. 8 – LA CONQUISTA DEL PRINCIPATO PER MEZZO DEL DELITTO
Oliverotto da Fermo con un colpo di mano armato massacrò i maggiorenti della città. Perì vittima di un agguato di Cesare Borgia.
Politica della crudeltà: è bene usata se risponde a una reale necessità di sicurezza e non si potrae nel tempo; male usata se praticata come sistema.

CAP. 9 – IL PRINCIPATO CIVILE
Al principato sui può salire con il favore:
del popolo: da mantenersi amico
dei grandi: guadagnarsi il favore del popolo contro le loro insidie successive.
Per fare in modo che il popolo abbia sempre bisogno di lui, il principe dovrà però abolire i magistrati.

CAP. 10 – VALUTARE LA FORZA DI UN PRINCIPATO
I principati che non possono contare sulla forza propria, debbono puntare su una tattica difensiva, provvedendo a fortificare la loro terra, così da scoraggiare le mire nemiche (es: città dell’Alemagna).

CAP. 11 – PRINCIPATI ECCLESIASTICI
La difficoltà per il principe consiste unicamente nell’acquistarli: a mantenerli non si richiede infatti né virtù, né fortuna, giacché essi si fondano sulla forza della tradizione religiosa (es: Alessandro VI, Giulio II, Leone X).

CAP. 12 – TIPI DI ESERCITI E LE MILIZIE MERCENARIE
Fondamento di uno stato sono le buone leggi e le buone armi.
- Le armi mercenarie e ausiliare sono inutili e pericolose, perché infedeli (es: loro dissoluzione al primo assalto dello straniero Carlo VIII, Cartagine).
- È necessario che il principe in persona comandi il proprio esercito o, nella repubblica, uno dei cittadini (eserciti nazionali: Romani, Spartani, Svizzeri).
Eccezione a quanto detto: Firenze e Venezia, rettesi con armi mercenarie.
Origine storica della compagnie di ventura (es: Braccio da Montone, gli Sforza,…).

CAP. 13 – GLI ESERCITI AUSILIARI
Insidiosità delle forze ausiliare (fornite da potenze straniere): se perdono, si è disfatti; se vincono, si è in loro potere. In esse è maggior pericolo che nelle mercenarie,perché sono meglio organizzate (es: Giulio II e le truppe spagnole, Firenze e le truppe francesi).

CAP. 14 – RAPPORTO TRA PRINCIPE ED ESERCITI
Importanza prioritaria, per un principe, della competenza militare. All’arte della guerra egli deve attendere perciò anche in periodo di pace:
- pratica della caccia e studio strategico della natura
- la lettura delle storie e la meditazione sulla condotta dei grandi comandanti (es: Alessandro, Cesare).

CAP. 15 – QUALITA’ CHE RENDONO I PRINCIPI DEGNI DI LODE O DI BIASIMO
Attenersi alla realtà effettuale delle cose: altro è la morale, altro la pratica concreta della vita: chi cerca di essere in tutto buono, soccombe in mezzo ai tanti che non lo sono. La natura degli uomini, malvagi di fondo, non lo consente, e ciò causerebbe la perdita dello stato.

CAP. 16 – LA MUNIFICENZA E LA PARSIMONIA
È più opportuno per il principe essere parsimonioso: l’eccessiva generosità consuma il patrimonio e costringe a gravare fiscalmente sul popolo. Conveniente la liberalità come strumento per giungere al potere (es di parsimonia: Giulio II, Luigi XII, Ferdinando il Cattolico).

CAP. 17 – LA CRUDELTA’ E LA CLEMENZA. SE SIA MEGLIO ESSER TEMUTI PIUTTOSTO CHE AMATI O AMATI PIUTTOSTO CHE TEMUTI
La fama di pietà (bontà, clemenza) è auspicabile: ma non sempre giova. La crudeltà è giusta se essa contribuisce a mantenere l’ordine (es: Cesare Borgia).
L’amore è soggetto alla labilità degli uomini, mentre il timore è vincolato dalla paura; bisogna però evitare di essere odiati. Per questo è bene che il principe si astenga dal toccare i beni dei sudditi (gli uomini dimenticano prima la morte del padre che la perdita del patrimonio).
La crudeltà è indispensabile in guerra (es: Annibale).

CAP. 18 – LA LEALTA’ DEL PRINCIPE
La lealtà in sé è ottima cosa.
Si può combattere in due modi:
- con le leggi
- con la forza
Il principe deve praticarli entrambi: deve essere volpe e lione. Può trasgredire la parola data, se il vantaggio politico lo richiede; ma deve saper ammantare di buone ragioni la trasgressione: anche la simulazione infatti è tra le qualità di un principe, poiché gli uomini badano molto alle apparenze (es: Ferdinando il Cattolico).

CAP. 19 – COME EVITARE IL DISPREZZO E L’ODIO
Due sono i pericoli da temere:
- le aggressioni dall’esterno: ci si difende con le armi e i buoni alleati (es di stato ben ordinato: Francia)
- le congiura all’interno: ci si difende con la benevolenza del popolo (es di malgoverno e conseguenti congiure: anarchia militare di Roma dopo Marco Aurelio)

CAP. 20 – UTILITA’ O INUTILITA’ DELLE FORTEZZE E ALTRE COSE
Disarmo dei sudditi: utile solo nello stato acquisito come membro aggiunto, errore nello stato nuovo.
Alimentare fazioni popolari: errore perché mina la compattezza dei sudditi.
Opposizione interna: utile perché consolida il prestigio del principe che la fronteggia.
Fortezze: più nocive che utili perché simbolo di oppressione (es: Castello Sforzesco di Milano).
Unica vera fortezza è non essere odiati dal popolo.

CAP. 21 – COME UN PRINCIPE PUO’ FARSI STIMARE
Necessita che il principe dia grandi prove di sé:
- in politica estera, compiendo grandi imprese (es: Ferdinando il Cattolico: conquista di Granata, guerra i Marrani)
- in politica interna, mostrandosi energico e risoluto ne l premiare e nel punire.
In caso di conflitto altrui, il principe prenda posizione in favore dell’uno o dell’altro contendente; scarsi vantaggi dalla neutralità:essa è però da anteporre a un’alleanza pericolosa.
Il principe protegga le arti, tuteli il libero esercizio delle professioni e tenga occupati i sudditi con feste e spettacoli.

CAP. 22 – I MINISTRI DEL PRINCIPE
Importanza della scelta dei collaboratori: da essa si può giudicare dell’ingegno di un principe.
Rafforzare la fedeltà dei buoni con onori e ricchezze.


CAP. 23 – COME EVITARE GLI ADULATORI
L’adulazione è insidiosa; il principe dovrà concedere facoltà di giudizio e libero consiglio a pochi collaboratori savi e fidati; avutone il parere dovrà però decidere egli stesso (es contrario: Massimiliano d’Asburgo).
La saggezza di un governo dipende sempre dalla qualità del principe, non dai consiglieri.

CAP. 24 - PERCHE’ I PRINCIPI D’ITALIA PERSERO IL REGNO
Il duca di Milano e il re di Napoli persero il regno perché:
- hanno fatto affidamento su truppe mercenarie
- si sono inimicate i popoli
- non si sono guardati dai nobili

CAP. 25 – IL POTERE DELLA FORTUNA E IL MODO DI RESISTERE A ESSO
Di contro alla generale opinione che la storia sia governata dalla fortuna e da Dio (concezione provvidenzialistica) è rivendicato il valore del libero arbitrio.
Rovina del principe che confida solo nella fortuna. Una politica impetuosa (aggressiva, decisa) è forse più efficace di una prudente (es: Giulio II). La fortuna è donna: bisogna batterla e piegarla.

CAP. 26 – ESORTAZIONE A PRENDERE L’ITALIA E A LIBERARLA DALLE MANI DEI BARBARI
Elenco delle circostanze che concorrono a rendere l’Italia terreno propizio all’azione di un principe nuovo.
Esortazione al principe di casa Medici.
Celebrazione dell’ingegno e della virtù degli italiani, ai quali manca solo un capo e un esercito forti.
Limiti delle fanterie:
svizzere: possono essere contrastate dalle fanterie spagnole
spagnole: la cavalleria francese è più forte della fanteria spagnola (es: battaglia di Ravenna)
e possibilità di organizzare una nuova che le superi che resista alla cavalleria e non abbia paura degli altri fanti.
Esortazione finale a liberare l’Italia dai barbari.

Sotto l’insegna dei Medici la patria sia nobilitata e sotto i suoi auspici si avveri la predizione del Petrarca:
virtù contra furore
prenderà l’arme; e fia ‘l combatter corto:
ché l’antico valore
nell’italici cor non è ancor morto.



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