Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Lo Stato assoluto

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· utilizzato prima per indicare un “modo di essere”, diviene nel ‘400 e con Machiavelli il nome dell’organismo territoriale per eccellenza
· l’assolutismo è la tendenza dei sovrani ad accentrare il potere attraverso una ragion di stato (tasse-guerre, burocrazie), senza limiti e garanzie, e con la distruzione dei poteri intermedi: ma il passaggio dalle forme feudali è sfumato
· ma la centralizzazione e la burocratizazione non è dispotismo arbitrario, è anzi razionalizzazione dei rapporti sociali, che rispondeva ai bisogni del nascente capitalismo finanziario e industriale

· eccezione inglese che non riesce mai a liberarsi del principio feudale dello scambio e del potere negoziato, dove l’assolutismo non attecchisce (anche se gli Stuart tentarono): consevazione e quindi bilanciamento dei centri intermedi; permanente garanzia nelle consuetudini di derivazione feudale ancor prima che nel common law e poi – con un grande salto – direttamente nel parlamento
· nel continente invece i sovrani si sbarazzano di clero e nobilità, ottenendo da loro la delega dall’esazione dei tributi
· crolla l’impostazione della storiografia marxista che vede nell’assolutismo – per via di quella razionalizzazione – i podromi del capitalismo: come si spiegherebbe allora il capitalismo nella sua vera culla, l’Uk, dove non si è passati per lo Stato assoluto?
· dappertutto permanevano però le corporazioni, fattesi in veri e propri ceti (nobili, mercanti, banchieri)che si organizzavano con diete territoriali con giurisdizione su un dato territorio per proteggere i propri interessi, anche attraverso l’incolato: conquista della burocrazia secondo il principio che i funzionari del territorio dovevano essere del posto (inoltre spesso i sovrani aumentavano le entrate dalla vendita delle cariche)
· il potentato locale permette di parlare di Stato per ceti, anche se il sovrano riuscì a fondare l’ordine sociale sul principio della gerarchia e non più su quello della fedeltà obbligatoria: potestà superiorem non recognoscens
· ma l’assolutismo non è una premessa del totalitarismo: si tratta sempre di una monarchia mixta, limitata, anche se non ci sono organismi supremi diversi dalla Corona, che assomma in sé tutte le attribuzioni; esiste però un pluralismo sufficiente che permette il negoziato e le alleanze (vendita delle cariche; incolato; corporazioni forti in Francia; gilde dei pastori in Spagna, perché fondamentalemente il problema della Corona erano le entrate
· ma, si badi bene, le monarchie assolute non hanno favorito il capitalismo, libertà di mercato, innovazione teconologica (al contrario di ciò che sostiene la storiografia marxista): il drenaggio delle entrate dalla Corona era dannaso (non permette all’agricoltura di svilupparsi in Spagna per via dei pastori produttori di quella lana fortemente tassata; le gabelle e le barriere tariffarie delle corporazioni francesi facevano coesistere molteplici – e quindi non allineati – mercati; invece, in Uk, per la pressione dei Comuni, si ebbe una larga osmosi sociale fra aristorcrazia-ceti agricoli e imprenditoriali che creò sviluppo)
· Stato di polizia: forma di Stato inscrivibile in quella assolutista ma diversa, riferita alle monarchie illuminate di Austria (1780-90 con Giuseppe II) e Prussia 1700: l’assolutismo illumitato non ha più una ragion di stato autosufficiente, ma si fonda su fini di benessere collettivo, con un sovrano non più proprietario di beni e persone, ma “suddito primo” dell’ordinamento; l’assetto è innovati: la proprietà terriera è più leggera da oneri, vieta al sovrano la vendita di beni demaniali, permette la protezione da atti di “gestione” dello stato (vs. atti di “imperio”), il fisco è più snello, le attività economiche e industriali sono adeguate alla dottrina mercantilisticasi pensa allo stato di polizia come stato ideale ma mai effettivo, perché era previsto formalmente ma non sostanzialmente


Fonti:
Amato Giuliano, Forme di stato e forme di governo, Il Mulino
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