Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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I Gesuiti e l'omosessualita' nella Cina antica

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da Zhang Jie 张杰,
“Disamina illustrata dell’omosessualità nella Cina Antica” [Zhongguo gudai tongxing-lian tukao 中国古代同性恋图考], Kunming, 2008, pp. 550

La cultura cinese delle dinastie Ming e Qing, contraria all’omosessualità, tese ambiguamente, al contempo, alla neutralità; quella cattolica ebbe invece un chiaro e fermo atteggiamento di ripulsa.

Fra le due culture esistette uno iato ma non un conflitto, e tuttavia fu uno iato che causò non pochi fraintendimenti. Sul coté cattolico, i missionari che per primi calcarono il suolo cinese, nonostante si trovassero di fronte a un ambiente culturale nuovo, riuscirono ciò nondimeno a rilevare con acutezza l’esistenza dell’omosessualità.

Già dal tempo dell’imperatore Jiajing dei Ming [1521-1573], il mercante portoghese Galeote Pe-reira scriveva nel Tratado sobre a China:

Ci siamo accorti del fatto che fra di loro il peggior peccato è la sodomia, che pure resta la condotta scandalosa più frequente e non suscita alcuna sorpresa[1

Anche l’olandese Hans Putmans [?-1656], che aggredì le coste del Fujian al tempo dell’impe-ratore Chongzhen [1628-1644], rilevò che la sodomia “non è né punita né discriminata” fra i Cinesi, che egli chiamava con disprezzo “sozzi sodomiti”.[2]

Sotto l’imperatore Qianlong dei Qing [1736-1795], l’inglese John Barrow, che, come membro della spedizione di George Macartney [1737-1806], percorse la Cina in lungo e in largo, lasciò scritto:

Tale condotta sozza e innaturale non suscita presso di loro alcuna vergogna; perfino alcuni alti funzionari ne par-lano disinvoltamente, senza alcun imbarazzo. Questi funzionari tengono tutti dei bei paggi presso di sé, d’età compresa fra i 14 e i 18 anni, vestiti alla moda.[3]

Dei tre cronisti summenzionati, Pereira e Putmans provenivano da paesi cattolici, Barrow dall’Inghilterra protestante, ma condividevano tutti la stessa riprovazione per l’omosessualità. Tuttavia, a render conto nel migliore dei modi della questione furono pur sempre i missionari catto-lici.

Il monaco domenicano portoghese Gaspar da Cruz, contemporaneo di Pereira, giunse a Canton nel XXXV anno di regno dell’imperatore Jiajing dei Ming [1556]. Poco tempo prima, nella Cina settentrionale si era verificato un terribile terremoto, che aveva provocato un enorme numero di vittime (fu uno dei sismi che provocarono più morti nella storia dell’umanità). Nel suo Tratado das cousas da China, da Cruz narrò alcuni fatti del cataclisma e poi stabilì un legame fra di esso e l’omosessualità dei Cinesi:

Questa nazione coltiva un comportamento scandaloso, ovvero si danno alla maledetta sodomia, senza che ciò provochi presso di loro la minima riprovazione. Benché talvolta mi sia pronunciato, pubblicamente o in privato, contro tale cattiva condotta, ed essi abbiano tratto diletto dai miei conversari e mi abbiano dato pienamente ra-gione, nessuno di loro ha purtuttavia affermato che fosse un peccato o una mala azione. Evidentemente, essendo tale peccato tanto comune fra di loro, il Padreterno li ha puniti severamente in alcuni luoghi, in modo che si risapesse per tutta la nazione.[4]

Dall’XI al XXXVI anni di regno dell’imperatore Wanli dei Ming [1583-1610], l’italiano Matteo Ricci fu il più celebre missionario occidentale fra quelli giunti in Cina. Gesuita d’incrollabile virtù, egli prestò molta attenzione al fenomeno dell’omosessualità, che aveva rilevato nella società cinese, e lo stigmatizzò energicamente. Nell’XI anno di regno di Wanli, poco dopo essere entrato a Canton da Macao, scrisse in una lettera:

Qui, tutti si danno senza remore a questo terribile piacere, che non sembrano affatto trovare riprovevole, nè tale da richiedere alcuna contrizione[5]

Nel XXXVII o XXXVIII anno di regno di Wanli, il Ricci, in punto di morte, pronunciò parole assai aspre nei confronti dell’omosessualità fra gli attori di Pechino e di altri luoghi:

Ma quello che più si può piangere in questa materia, e più dichiara la miseria di quella gente, è che, non manco si essercita tra loro la libidine naturale che la contrannaturale e prepostera, la quale né è prohibita per lege, è tenuta per illecita, né anco per vergogna. E così publiamente si parla di essa, e si essercita in ogni parte, senza aver chi l’impedisca. E in alcune città, dove più regna questa abominazione, come in questa Corte, capo dele altre, vi sono strade pubbliche, piene di putti composti come meretrici, e particolarmente persone che comprano questi putti, e gli insegnano a sonare, cantar e ballare; e vestiti molto elegantemente e conci con belletti come donne accendono gli poveri huomini questo vitio nefando.[6]

Nota: La chiesa ove risiedeva Pechino il Ricci era fuori la Porta Xuanwu, ad appena poche cen-tinaia di metri dai cosiddetti “vicoli protetti da cortine”, centro dell’omosessualità maschile cinese dell’epoca, e quindi ebbe modo di conoscere bene la situazione degli attori e cantanti che vi si tro-vavano. Al tempo della morte del Ricci, un altro missionario gesuita portoghese, all’epoca in Cina già da quasi mezzo secolo, rilevava anch’egli senza mezzi termini che in Cina il

gran peccato degli uomini viene praticato senza vergogna, né è considerato riprovevole[7]

Quanto precede si potrebbe definire una manifestazione specifica di iato culturale. Con tale espressione indichiamo la reazione di sorpresa di una cultura di fronte alle specificità di una cultura altra. Una delle sue manifestazioni è la cosidetta “reazione alla diversità”: ogni cultura consta di componenti diverse e le parti di una cultura altra uguali alla propria sono generalmente considerate tratti comuni dell’umanità, mentre quelle diverse sono disprezzate. Si rilevano volentieri le componenti della cultura altra diverse dalla propria, perché, tramite tale ricerca della diversità, si può più agevolmente tracciare il confine fra la propria cultura e l’altrui.

Quando arrivarono per la prima volta in Cina, i seguaci del cattolicesimo scoprirono subito che, in campo spirituale, i Cinesi erano idolatri e panteisti e questa era la differenza essenziale con la loro cultura: ecco la possibilità della formazione di un conflitto culturale. Parallelamente, misero l’accento sulla magnanimità cinese nei confronti dell’omosessualità, che faceva il paio con la sensazione cinese che negli Stati cattolici vigesse un’estrema durezza.

Dopo che, nel XVI secolo, le Filippine (Luzon) furono cadute sotto il dominio coloniale spagnolo, Zhang Xie [1574-1640] annotò, al tempo dell’imperatore Wanli dei Ming:

A Luzon gli amasii sono rigorosamente banditi, chi violi il bando fra i Cinesi offende il Cielo ed è condannato al rogo[8]

Agli occhi dei Cinesi mandare al rogo chi fosse scoperto era omosessuale era un’enormità!

[...]

Un’altra manifestazione dello sconcerto culturale è la “distorsione”. La ragione è la medesima dell’esagerazione, solo più umorale, e registra quasi l’esatto contrario della realtà. Per quasi tutta la durata delle dinastie Ming e Qing, la cultura cinese si mantenne forte e, nella difesa di contro ai “barbari”, il cattolicesimo di questi ultimi venne disprezzato. Agli occhi dei confuciani, la creazione del mondo in sei giorni o Gesù che nasce senza padre erano eresie senz’altro equiparabili a quelle predicate dalla setta buddista del Loto Bianco, il culto della madre non generata e il paradiso del vuoto perfetto.

Non c’era neanche modo di salvare gli eretici. Nella “Miscellanea della Casa del Nefelio” [Lishi congtan] si legge:

Tornato da Sian, Li Bochun riferì che laggiù funzionari e popolo, intossicati dai calendaristi occidentali, erano stati indotti a credere nel catolicesimo. Vi si insegna la promiscuità dei sessi. Chiunque generi un figlio, dopo tre mesi, ogni volta che si corica gli infila una cannuccia di bambù nell’ano e gliela toglie all’alba. A dieci anni si smette. Se ne ignora la cagione.

La storia della cannuccia nell’ano è certo una bizzarria popolaresca e giustamente si ammette che “se ne ignora la cagione”. Invece nelle “Vasta raccolta di notizie locali” [Fengtu guangwen], l’erro-re si precisa:

I barbari d’Occidente credono nel cattolicesimo e per questo hanno cessato ogni costumanza umana e si son fatti simili alle bestie. Il terzo mese dopo la nascita, si caccia una cannuccia nell’ano del neonato, maschio o femmina che sia, e la si estrae nottetempo. Serve ad allargare l’ano in modo che da grandi si possa più agevolmente darsi alla sodomia. Padri, figli e fratelli si abbandonano alla lussuria, e lo chiamano “condividere il soffio vitale”. Ignoro se fra noi Cinesi ci sia chi segue questi dettami, peggio che bestiali!

Il fatto che i cattolici, fieri avversari dell’omosessualità, diventino qui inaspettatamente fanatici fautori dell’omosessualità, “peggiori delle bestie”, rispecchia sotto un certo aspetto la profondità del fossato che divideva la cultura cinese e quella cattolica.

Durante le dinastie Ming e Qing, le due culture restarono in generale in uno stato di contrapposizione e di conseguenza anche l’omosessualità divenne un elemento di tale contrap-posizione. In effetti, la posizione di entrambe le parti in merito all’omosessualità non era priva di contatti, ma per l’esistenza di conflitti sulle questioni di fondo, ovvero il profondo disaccordo sulla visione del Signore del Cielo e sugli idoli, i punti di contatto finirono per essere oscurati, mentre la ricapitolazione di vedute erronee, sempre più accentuata, prese il posto dei fatti e finì per negare del tutto questi ultimi.

Nel periodo considerato, quello appunto delle due dinastie, tali divergenze furono una manife-stazione caratteristica dei rapporti culturali. All’epoca, le culture orientale e occidentale comincia-vano appena a fronteggiarsi direttamente, entrambe ben determinate, e prima ancora di conoscere veramente l’altra già la negavano, basandosi sulle prime impressioni.

Alla fine dei Qing, prendendo le mosse da posizioni cattoliche, Li Di respingeva le “calunnie”:

La nostra religione trascorre per il mondo ed è innanzitutto per questo che è vilipesa e oltraggiata. Come mai? I suoi insegnamenti vietano le passioni e ciò scontenta gli uomini passionali, che essendo scontenti la denigrano. Il dogma confuta l’eresia e gli eresiarchi e di questo questi ultimi si indignano e, indignati, la denigrano. Unico intento della religione è la venerazione del Sommo Reggitore, non già le preghiere rivolte agli antichi, e le altre religioni la guardano di malocchio e con occhio malvagio la denigrano.[9]

Li Di chiama gli altri eretici, nega il culto degli antenati e imputa agli altri la ricerca sfrenata del piacere. I toni energici, vicini alla contraccusa, non giovarono alla difesa della religione “calunniata”.

[...]


[1] Tr. cin. in Shiliu shiji Zhongguo nanbu xingji [Viaggi nella Cina meridionale nel sec. XVI], Zhonghua shuju, 1990., p. 10

[2] Tr. cin. in Hongye: Qinghao kaiguoshi [La grandiosa impresa: storia della nascita dell’Impero Qing], Jiangsu renmin chubanshe, 1992, p. 82

[3] Bret Hinsch, Passions of the cut sleeve, Berkeley, 1990, p. 141

[4] Tr. cin. in Shiliu shiji Zhongguo nanbu xingji [Viaggi nella Cina meridionale nel sec. XVI], Zhonghua shuju, 1990., p. 157

[5] ?

[6] Jonathan Spence, The memory palace of Matteo Ricci, New York, 1984, pp. 220-221 [cit. da Matteo Ricci, “Storia dell’introduzione del cristianesimo in Cina”, in Pasquale M. D’Elia, Fonti Ricciane, Roma, vol. I, pag. 98]

[7] Tianzhujia shengjiao shijie – wu xing xieyin [I Dieci Comandamenti del santo cattolicesimo: non commettere atti im-puri]

[8] Dongxi yangkao [Esame occidentale di Est e Ovest], vol. XII

[9] Tianzhujiao beiwu bian [“A difesa del cattolicesimo denigrato”], cap. III del Liku

(C) Prof. Giorgio Casacchia, Addetto Culturale IIC Shanghai, 2009.

Cerimonia di Inaugurazione del Corso di Lingua e Cultura Italiane

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L’IIC Shanghai inaugura il Corso di Lingua e Cultura Italiana presso l’Università della Cina Orientale di Scienze Politiche e Diritto.
Sono previsti gli interventi della Sig.ra Liu Xiaohong, Direttrice del Centro per gli Scambi con l’Estero, del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Shanghai, Dott. Paolo Sabbatini, e del Professore di Diritto Romano, Prof. Zhang Lihong.
A seguire,il Docente di Italiano, Prof. Stefano Benedetti, illustrerà le caratteristiche del Corso; l’Addetto Culturale IIC Shanghai, Prof. Giorgio Casacchia, presenterà il “Grande Dizionario Cinese-Italiano” (Roma, 2009) .
Subito dopo, comincerà il corso.
Orario: 28 settembre 2009, 17.45-19.00
Luogo: East China University of Political Sciences and Law, 1575 Wanhangdu Road, Shanghai.

Ticket: Ingresso libero.

Viaggiando per le strade del mondo: popolazione Rom e il subcontinente indiano.

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Quando mi si chiese se volevo scrivere le mie impressioni di Pakistana che vive in Gran Bretagna, sui Roma e le loro innate connessioni con il sub-continente indiano, molti pensieri si affollarono alla mia mente. Le origini ancestrali dei miei genitori dai Rann di Kutch, nel Rajastan, il loro crescere a Bombay – o come oggi si chiama, Mumbai, nello Stato di Maharashtra e la loro migrazione in Pakistan dopo la spartizione dell’India fino a Karachi, il porto del Sind.
Ricordo mia nonna che fabbricava chilometri di pizzo a cordoncino (“tatting”), le danze Kathak che appresi da bambina, le leccornie e le mele candite (lollypobbles nel linguaggio Roma) che mangiavamo a scuola, vendute sui carrettini. Erano i giorni delle “Guide”, quando ci veniva insegnato, tra le altre cose, come lasciare un messaggio sul suolo con foglie e sterpaglie, come indicare la direzione in forma di un ben ordinato mucchio di foglie – così simile al “patterai” dei Roma quando vogliono lasciare un’indicazione agli altri del cammino seguito dalla propria tribù. Ricordo le immagini delle feste e delle danze al mio matrimonio con una famiglia del Punjab, installata a Lahore; delle visite, con mio marito, al Festival del Basant, nella città vecchia fortificata; il Kunbh Mela ad Allahabad nel nord dell’India, osservando come veniva celebrato il festival Diwali. Ricordo anche, succintamente, un conversazione con mio suocero. Era un Punjabi da Mozang, appartenente al clan degli “Araiin”, i guerrieri agricoltori: un bell’uomo, elegante. Stavo imparando come cucinare una leccornia: “aloo-goshth”, una combinazione di carne e patate in salsa di curry: gli stavo dicendo che c’era qualcosa di strano in questa pietanza. Mi disse che lo stesso piatto era ben noto in Ungheria, col nome di “goulash”, dove era servito con un pane schiacciato chiamato “pogacca” (“paratha” in lingua del Punjab).

Le gesta di Matteo Ricci a Nanchino, dalla Vita, Taipei, 1960

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Le gesta di Matteo Ricci a Nanchino, tratte dal cap. XVII della “Vita di Matteo Ricci” [Li Madou zhuan 利玛窦传] dello studioso cinese Luo Guang 罗光, pubblicata a Taipei nel 1960


Per leggere tutte le Lettere di Matteo Ricci (1580-1609), il testo qui.

Matteo Ricci riceveva lettere dai suoi amici italiani e dai superiori, nelle quali si esprimeva la spe-ranza di avere notizia di molte conversioni fra i Cinesi. Era un modo indiretto di far notare che le sue esortazioni al bene avevano raggiunto troppa poca gente e che l’evangelizzazione non stava avendo successo.
Il 14 agosto 1599, il Ricci scrisse da Nanchino a un amico a Roma una lettera nella quale giustifi-cava il suo operato. Egli diceva:

Conferenza “L’avventura del Dizionario di Matteo Ricci (1610-2010)”

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Sulla scia degli eventi che l’IIC Shanghai sta organizzando per celebrare il 400 Anniversario della morte del famoso missionario italiano Matteo Ricci, si segnala la collaborazione con il Consolato di Francia a Shanghai, la Camera di Commercio e dell’Industria Francese in Cina, l’Istituto Ricci di Taipei, e l’Associazione Ricci per il grande Dizionario, per l’organizzazione della Conferenza “L’avventura del Dizionario di Matteo Ricci”, con la presenza del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Dott. Paolo Sabbatini come ospite d’onore.
Seguira’ cocktail di benvenuto.

Data e orario: 22 September, 18.45
Luogo: French Chamber of Commerce in China, 2/F, Mayfair Tower, 83, FuMin Road, 200040, Shanghai.
.地址:法国驻华经贸部, 上海市富民路83号Mayfair 大楼2/F
Ticket: Ingresso libero

COM-PA: Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese

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La nostra newsletter partecipa a “Comunicare on line” , il concorso promosso in occasione di COM-PA, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese, in programma a Milano dal 3 al 5 novembre 2009.

Obiettivo del concorso è valorizzare le attività di comunicazione messe a punto con le nuove tecnologie e premiare l’impegno delle Pubbliche Amministrazioni locali e centrali, delle Aziende sanitarie, delle Università e delle Local Utilities nel comunicare con professionalità ed efficacia notizie di reale interesse per i cittadini e gli utenti.

La premiazione avrà luogo il 5 novembre a Milano in occasione della cerimonia di chiusura del Salone, ormai da anni riconosciuto e apprezzato come la sede privilegiata per un confronto tra Amministrazioni, Aziende, Università, studiosi e operatori impegnati nella modernizzazione della Pubblica Amministrazione, nell’efficienza dei servizi e nella qualità delle relazioni con i cittadini.

Date and Time:

3rd-5th November

Venue: Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, Milano

地址:欧洲公共通讯展,米兰

Ticket: Ingresso libero.

L'angelo della Finestra d'Occidente, Meyrink

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L'angelo della finestra d'Occidente, il libro.

John Dee, sapiente e cultore di discipline magiche, ermetiche ed astrologiche vissuto in Inghilterra al tempo della regina Elisabetta (egli nacque 1527 e morì nel 1608). Si pretende che il Meyrink abbia avuto conoscenza di speciali manoscritti relativi alla vita di John Dee.
Dei rapporti di John Dee con l'imperatore Rodolfo d'Asburgo si sa meno che non di quelli con l'imperatore Massimiliano II al quale vi dedicò nel 1564 una interessante trattazione ermetica dal titolo Monas hieroglyphica.
Infine nel British Museum si conserva un cristallo della grandezza di un arancio, appartenuto effettivamente a John Dee e da lui usato come uno specchio magico.
Ogni essere umano lungi da rappresentare un «Io» autonomo, sarebbe la manifestazione di un dio o demone anteriore e superiore alla sua esistenza finita in terra. Ad un dato momento, in un certo ceppo può essere stata creata una «causa»: può essersi innestata una influenza trascendente che, sovrastando il tempo, da quel momento fornisce la base per una continuità di destino e d'impulso verso il compimento lungo varie generazioni. Così, le generazioni dello stesso sangue potendo avere, nel riguardo, la funzione di un buon conduttore, in quel ceppo possono apparire degli esseri che, in realtà, sono un unico essere ripetentesi fino a che il ciclo si chiude con la genesi magica di chi è «un risorto in questo mondo e nell'altro» e «un vivente» in senso eminente.
Quanto al compimento, il Meyrink riprende la dottrina nell'androgine spirituale, che nell'esoterismo occidentale forse può essersi legata anche al misterioso simbolo templare di Bafometto, ma che molto più distintamente corrisponde a quello ermetico-alchimico del Rebis (res bina, cioè natura duplice), mentre l'equivalente estremo-orientale è lo yang-yin, l'unità del maschio con la femmina in una sola natura. Anche questo è un motivo centrale di altri libri del Meyrink. A tale riguardo, ermetisti e rosa-croce hanno anche parlato delle cosiddette «nozze chimiche», per congiungimento del giovane regale con la donna dei filosofi e con la regina della raggiunta terra di là dal mare, il che avrebbe per effetto il possesso della duplice corona e del duplice potere.

Nanchino: Seminario di Iyengar Yoga

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CON BARBARA SCUDELLARI

SABATO 19 SETTEMBRE 2009 h. 15-17

DOMENICA 20 SETTEMBRE 2009 h. 15-17

NANJING FORESTRY UNIVERSITY, CENTRO SPORTIVO PALESTRA, VIA LONGPAN, 159

BARBARA SCUDELLARI VIVE E LAVORA A FIRENZE.

NEL 1992 HA INIZIATO A STUDIARE IYENGAR YOGA.

E’ INSEGNANTE DIPLOMATA DELL’ASSOCIAZIONE LIGHT ON YOGA ITALIA DAL 1995.

IL SEMINARIO E’ GRATUITO. CHI DISPONE DI TAPPETINO, CINTURA E COPERTA E’ PREGATO DI PORTARLI. PER ISCRIZIONI RIVOLGERSI A DOTT.SSA PENG YAN

13951721020 / pengyan@njnu.edu.cn

I Fratelli Rosa-Croce

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Il segreto dei Rosa-Croce. Storia e dottrina.

I Fratelli della Rosa-Croce sono Adepti e fanno parte di quegli esseri altamente evoluti che, attraverso molteplici esistenze, hanno sviluppato le loro facoltà interiori in un altissimo livello, servendo in modo amorevole e disinteressato la razza umana. Essi sono passati attraverso le Scuole dei Misteri minori e quelli maggiori, raggiungendo così un grado di evoluzione che li rende liberi da tutti i legami con il nostro pianeta.
Durante gli ultimi secoli i Fratelli Maggiori hanno lavorato per l'umanità restando nel segreto. Ogni notte a mezzanotte essi si riuniscono nel loro Tempio eterico dove, con il supporto di coloro che sono in grado di lasciare il loro corpo fisico durante il sonno, raccolgono dal mondo occidentale i pensieri di sensualità, ambizione, egoismo e materialismo e li trasformano in puro amore, benevolenza, altruismo ed aspirazioni spirituali che ritornano alle persone elevandole verso Dio. Se non fosse stato per questo lavoro il materialismo avrebbe spento da tempo ogni umana aspirazione verso i mondi spirituali.

Confronto fra le Città Feudali Cinesi e Italiane

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Il secolo cinese. Storie di uomini, città e denaro dalla fabbrica del mondo 

La prima causa che mi ha stimolato a scegliere questo tema è una frase che ho letto sul libro di testo di storia nel liceo: ”Quando Marco Polo arrivò in Cina e vide per la prima volta Tadu (ora Pechino), la capitale della Dinastia Yuan, si meravigliò della distribuzione della città che era completamente diversa da quella delle città medievali in Europa...”. La mia curiosità per quel brano di storia mi spinse a pensare: come era in definitiva la città che vide il viaggiatore italiano di fama mondiale? Che caratteri aveva in confronto alle città occidentali nella stessa epoca? Quali sono i motivi che avevano causato le grandi differenze? E’vero che le differenze tra le città feudali influirono sullo sviluppo delle società feudali? Con una serie di domande e la consapevolezza di non sapere, ho consultato delle documentazioni cercando di prendere un mestolo d’acqua nel mare della storia per confortare un po’i miei dubbi.

Matteo Ricci e il suo tempo

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L’anno 2010 sarà l’anno del 400 Anniversario della morte del famoso missionario italiano Matteo Ricci.

Introducendo l’etica cattolica agli studenti e ai funzionari cinesi, Matteo Ricci presentò loro anche la tecnologia e la cultura europee.

Il Padre Gesuita ha dato un contributo fondamentale alla storia delle relazioni sino-occidentali: le parti italiana e cinese organizzano per questo una serie di attività per commemorare il 400 Anniversario della sua morte.

Il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Dott. Paolo Sabbatini, presenterà la vita e le imprese di Matteo Ricci, alla luce anche delle Mostre di grandi capolavori italiani del Rinascimento previste per il 2010.

Data: 11 settembre, 14.00

Luogo: 4th floor, Lecture Room, Shanghai Art Museum, 325, Nanjing Road (W), Shanghai.

地址南京西路325号,上海美术馆4楼演讲厅

Ticket: Ingresso Libero

Shanghai: eventi legati alla "Settimana dell'Arte Contemporanea"

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L’IIC Shanghai presenta le prossime iniziative:

8-13 SETTEMBRE 2009

Shanghai Contemporary 2009, Mostra d’Arte Contemporanea. Tra artisti di tutto il mondo, espongono i seguenti artisti italiani: Antonio Mara, Luca Pozzi, Francesco Fossati, Paola Margherita, Chiara Tagliazucchi, Mattia Barbieri, Francesca Pizzo.

Shanghai Exhibition Centre, No. 1000 Yan'an Road (M), Shanghai.

Ingresso libero, info@shcontemporary.info


8 SETTEMBRE 2009, ORE 14.00

Presentazione della Mostra “The Shape of Things to Come” da parte della curatrice, Dott.ssa Beatrice Leanza (Bao Atelier e 140sqm Gallery).

140sqm Gallery, Room 26, 1331, Fuxing Zhong Road, Shanghai.

Ingresso libero, info@140sqm.com

“Discovering Contemporary” and the Collectors Development Program launch

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ShContemporary, the place where eastern and western visions of contemporary art collide in the beautiful Shanghai Exhibition Center, will launch its third edition on September 9, 2009.
Established as Asia’s most dynamic and international contemporary art fair, the 2008 edition attracted over 140 prestigious international galleries from nearly 30 countries.
This year, ShContemporary returns with a new artistic direction and initiatives to engage with emerging collectors from the region. A unique curatorial team consisting of Wang Jianwei, Mami Kataoka, and Anton Vidokle is working with Fair Director Colin Chinnery to give ShContemporary09 an experimental and daring artistic vision.
A new artistic direction – experimental ideas – focusing on Asia but encompassing the entire world.
An innovative exhibition format from the newest and most dynamic international art market.
ShContemporary09 is organised around three major areas:
Best of Galleries, ShContemporary’s unique selection of invited top Asian and International galleries;
PLATFORM, ShContemporary’s new section focused on emerging artists and on art work produced in the last two years;
DISCOVERIES - This year’s theme: Discovering Contemporary - The Exhibition - A special curated exhibition - in a spectacular 2,000 square metre, 30 metre high arched hall; curated by Mami Kataoka, Anton Vidokle, and Wang Jianwei - to showcase works by some of the most significant artists who emerged from Asia during the past two decades as well as some of the most promising emerging artists.
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