Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Storia della Filosofia antica: Nicola Abbagnano e Giovanni Reale

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Nulla di ciò che è umano è estraneo alla filosofia, anzi questa, dice Abbagnano, è l'uomo stesso, che cerca il fondamento del suo essere. Per questo, se la filosofia è vera, anche se cela delle verità è "fonte perenne di insegnamento e di vita".
Ed è il filosofo che la fa, non tramite dottrine contingenti, ma una ricerca che guarda all'essenza trascendendo la contingenza.
Tale tentativo dell'uomo di conoscere se stesso deve essere rinnovato, poichè dipende la sua "dignità", che interpreto come un riavvicinamento al sacro.
Dice bene l'autore quando parla di sincerità e umiltà, ma anche quando dice che il filosofo è un compagno di ricerca, una ricerca che si enuclea (Platone docet) soprattutto attraverso il dialogo, che è (come strumento) una colonna portante.
Ma allo stesso tempo la storia della filosofia non è una formazione di un unico corpo di verità: sta a noi discernere studiando i vari autori.
Infatti se una dottrina tramonta, il vero filosofo non tramonta, poichè in quanto si è riuscito ad immedesimare nell'essenza della natura, di sè stesso, e dell'universo, dice cose vere per chi sa intendere.
Certo è che non bisogna fermarsi allo studio del filosofo e a quello che dice, ma il lavoro di speculazione completa il tutto.

Le esperienze filosofiche sono esperienze vitali, non morte, che vanno al di là della forma dottrinale.
La scienza, quella terrena, intesa come razionalismo scientifico, si rifà solo a questa parte formale, per creare un piano sperimentale ed empirico che si basa sul visibile.
Ma le dottrine, le forme, le concezioni del mondo, l'empirismo, sono mutevoli.
La parte valida della filosofia quindi non sta nella buccia dottrinale ma nell'essenza vitale, perennemente valida, che è espressione di un uomo che ha trovato o ha ricercato la sua essenza, e quindi ha le Conoscenze adeguate, anche se con la limitazione della scrittura e delle parole, che sono fini a se stesse.
Tale filosofo è un Uomo che si è rapportato col mondo in cui ha vissuto: scartate queste contingenze, è il resto che bisogna cogliere: ma è solo un punto di riferimento, un punto di partenza.
Infatti, l'intendimento di concezioni anche essenziali del mondo è soggettivo, e procede per tappe: è l'Uomo indagatore attuale che deve capire, al di là dei formalismi che possono essere diversi oggi, quello che è immutabile. Infatti l'essenza, l'essere è immutabile; la percezione, che è umana, è anch'essa una forma.
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