Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Julius Evola e la Civilta' Tradizionale: Rivolta contro il mondo moderno

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La rivolta di cui parla deve essere reale, positiva, e non polemica; e l'ultima risorsa contro la crisi del mondo moderno è per Evola la capacità eroica.

L'introduzione di Claudio Risè si fonda su alcuni punti:
- l'individuo nato con l'umanesimo è un "centro illusorio" per Evola;
- la separazione accentuata nella modernità fra individualità e forze eterne (l'autore ne fa un discorso psicologico);
- la modernità si basa ancora sull'idea di tempo lineare e non ha accettato quella di tempo ciclico;
- l'uomo, se vuole continuare a vivere, deve ritornare a riconoscersi in un'eternità.

- se oggi i moderni hanno la sensazione di un destino oscuro, già da tempo hanno agito cause che hanno destabilizzato le condizioni spirituali;
- si deve passare dalla reazione all'azione positiva;
- le prime forme di decadenza sono attribuibili per Evola fra l'VIII e il VI sec. a.C., ma le cause potrebbero essere ancor più remote; una seconda fase di ha con la caduta dell'Impero romano; una terza con Umanesimo e Riforma.
Ma interessante è il punto in cui dice che tutto ciò che noi consideriamo "storico" è già moderno, ha già le caratteristiche della modernità, con tutti i suoi limiti.
L'uomo tradizionale infatti non aveva la concezione della storicità attuale, e ciò è anche il motivo per cui gli storici (moderni, appunto) faticano a trovare datazioni, documenti e autori troppo lontani nel tempo.
Nelle civiltà tradizionali non c'era bisogno di "dimostrare", nel senso scientifico del termine.
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