Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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La Porta Alchemico-Magica di Roma

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O se quei che con gli sguardi
San mutare polvere in oro
Mi volgessero benigni
L’angol pu dell’occhio loro!
Poeta persiano Hazif

Ignis aurum probat [L’oro si prova nel fuoco]

Il Pellegrino portatore dell’ARS Regia era l’alchimista Giovane Oltramontano, Francesco Giuseppe Borri (o Bono).
La Regina Cristina di Svezia, convertitasi al cattolicesimo, oltre a fondare l’Arcadia, amò circondarsi di persone come i famosi gesuiti Athanasius Kirker (1602-1680) e Borri (4 maggio 1627-13 agosto 1695).

L’Alchimia si poneva come riapertura delle porte percettive sensoriali ed extrasensoriali, compresse dalla Ragione.
Lo stare nello stesso posto provoca l’anchilosi dell’immaginazione e il trionfo di un modo di sentire la realtà tendente all’immobilità.
I viaggiatori magici si ponevano quindi in nuce come trasgressori, non in quanto immorali, ma piuttosto nel senso che si ponevano al di sopra di tutte le etiche terrene relativizzandole.
Einstein è l’ultimo grande alchimista: ha contribuito alle operazioni sull’atomo che permettono la mutazione concreta dei metalli in oro, e da Dissacratore ha distrutto la Ragione Solida.

Il Pentacolo è un “Piccolo Tutto”, così come l’Ouroboros col motto della “Crisopea (= fare fabbricare) di Cleopatra” (“en to pan”, “Uno il Tutto”).

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