Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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La filosofia di Aristotele e le differenze con Platone

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Per chi volesse approfondire, trova qui le opere del filosofo:

Innanzitutto, ci sarebbe da dire che il neoplatonismo è una filosofia dell’uno e dell’unità, mentre la scolastica aristotelico-tomista è un pensiero dualistico fatto di contraddizione, la più grande e che non sa sciogliere, quella naturale-soprannaturale (Cosa è naturale e soprannaturale?).

Detto questo la lezione dell'aristotelismo presuppone che non vi sia nulla nell’uomo che sfugga al condizionamento del mondo circostante.
L’intelletto passivo raccoglie quello che la materia e i sensi gli danno, l’intelletto attivo è simile alla luce e produce tutte le cose, ed è intelletto divino.
Esiste una causa prima di tutte le cose; l’uomo dall’anima grande è un uomo del distacco; il pensiero dell’uomo deve essere puro e non rivolto a fini utilitaristici.

Ad un livello superiore della Cabala pratica: la metafisica della Cabala e le concezioni di Serouya

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Il sistema delle sephirot studiato da Kircher.
Il testo di Henri Serouya è esemplare nell'illustrare la metafisica della Cabala.

Serouya scrive il suo libro con l’intenzione di parlare della filosofia della Cabala.
Egli non vede di buon’occhio la Cabala pratica, e in particolar modo quella della scuola tedesca di Eleazar, Abulafia, Luria, che ha influenzato anche lo chassidismo polacco.
Pone anche delle riserve su Scholem, che dà eguale importanza alla Cabala pratica e a quella “speculativa”.
L’intento di Serouya è invece quello di mettere in primo piano il misticismo della cabala, non trascurando il fatto che anche nella scuola tedesca sono ravvisabili tratti di misticismo: parla delle idee sulla rivelazione divina e la riscoperta dell’anima di Abulafia; e dell’idea dello Zimzum, della dottrina dei vasi e della cosmogonia di Luria (che è paragonabile alla dottrina gnostica).

Per quanto riguarda il rapporto tra misticismo ed ebraismo, ritiene che l’ebreo in generale possa essere la persona più vicina ad un determinato tipo di misticismo perché tutto il suo essere, sin dall’anima dei suoi antenati, è abituato ad immergersi in studi e in una filosofia che un non-ebreo difficilmente assorbe.
La ricerca del mistico non è comunque immediata o accompagnata da visioni immediate, ma è una macerazione lunga e continua
Il lampo improvviso che dopo lungo tempo il mistico può percepire non gli fa conoscere Dio, che è inconoscibile, ma una parte della sua opera.

Il genio mistico, quello vero, è un riflesso tangibile della divinità e quindi non può suscitare il male, ma guarda all’amore e alla felicità del genere umano, senza dimenticarsi della vita pratica del mondo che non viene disprezzata, ma vissuta come prova necessaria.
“Più la sofferenza è pura, più l’intelligenza che dona e provoca è pura”.

Il giudaismo è caratterizzato da una concezione altamente metafisica, che ruota intorno ad una fede incrollabile secondo cui tutto emana da Dio e tutto ritorna a Dio.
Ciò lo pone in diretto contatto con la gnosi e anche con lo gnosticismo: sia il giudaismo che lo gnosticismo, infatti, portano in sé elementi indiani, buddisti, persiani, caldei ed egiziani.

La questione della trascendenza nel platonismo e neoplatonismo

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Sono il platonismo e il neoplatonismo, con la concezione di anima e piu' in generale di emanazione divina, che aprono alla questione della trascendenza, cui si riferirà anche S. Agostino (e che è pertanto ben al di là di una concezione di un Dio antropomorfizzato).
Secondo il neoplatonismo l'anima non è che una emanazione dell'Uno, e l'uomo, lontano dall'Uno, può aspirare a riavvicinarsi ed alla reintegrazione con esso.
Non c'è in questa concezione un Dio che vuole salvare l'uomo dal male.
In tutto questo la materia non è che apparenza prodotta dall'anima.

Il platonismo e il neoplatonismo viene ripreso dai Padri della Chiesa, in particolare per la concezione dell'anima platonica, distinta dal corpo-tomba.
La concezione di anima, chiara e distinta nelle parole di Socrate-Platone, viene ben prima del cristianesimo-setta (setta in quanto facente parte del giudaismo prima di configurarsi come movimento autonomo) e poi del suo sviluppo.

Vannini: la mistica delle religioni. Induismo, buddismo, cristianesimo (ed ebraismo e islamismo) a confronto

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Il punto di vista dell'autore è quello di considerare l'essenza del cristianesimo come coincidente con l'essenza di tutte le religioni, essenza che è comprensibile attraverso la filosofia classica, Platone in primis.
Egli poi individua a modo suo quei due diversi aspetti exoterico e esoterico, il primo che coincide con la religione della società e talvolta "psicologica", superficiale, dice lui; l'altro è una "religione universale" chiamato "mistica".

In realtà Vannini fa capire che non vuol parlare di esoterismo, termine che più volte usa quasi in senso dispregiativo, ma la sostanza è quella quando parla di mistica, quella di parlare di Assoluto.
La mistica è il superamento di ogni separatezza (anche panteistica talvolta) e superamento dei contrari attraverso un processo dialettico che riconduca all'Unità; "il mio io è Dio".

E aggiunge che il cristianesimo è dialettico per eccellenza nei suoi principi essenziali: Incarnazione (umanità e divinità di Cristo) e trinità (unità e trinità di Dio).

Da qui chiosa anche sul processo della "Conoscenza" di Dio: quello che di Dio si conosce, questo bisogna essere.
Alla base della conoscenza vi è l'allontanamento da ogni appropriazione (di credenze, materiale, psicologica, ecc...).

Anche se non bisogna dimenticare che qualunque via  mistica si segue non può prescindere da una via religiosa.


Solo in questo modo si arriva alla vera consapevolezza, e lo si fa per Fede, sapere assoluto che travalica ogni incertezza e indeterminatezza e conduce direttamente alla casa del Padre, poichè procede come esperienza dello Spirito, diretta.

"La natura incita quella forza che è in noi a considerare come insignificanti quelle cose che ci preoccupano, e perciò a non riconoscere nella potenza naturale un duro impero su di noi".

Il vero mistico è anti-idolatrico e legato in ogni momento al divino, poichè sa che Dio è in tutte le cose: "è un momento di un legame continuo a Dio e continuo distacco dal mondo".
Questo distacco non è rinuncia, ma un abbandono della volontà propria a Dio, sin'anche abbandono della teologia e delle Sacre Scritture viste con mero intellettualismo.

L'esperienza mistica è esperienza di unità senza mediazione.

Capra e il Tao della Fisica: misticismo e fisica quantistica a sistema

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Il testo di Capra cerca di mettere a sistema fisica e misticismo, riconoscendo alla prima un valore razionale, specialistico, contigente e materialistico (in senso di “strumento” necessario all’esistenza terrena), mentre al secondo un valore intuitivo, universale e spirituale.

A suo modo, Capra li mette sullo stesso piano.
Il fisico, allo stesso modo del mistico, non deve però dimenticarsi che se vuol portare la fisica su un piano spirituale, non può andare sempre più a fondo nella ricerca del “mattone” della materia e specializzarsi sullo studio di questo presunto mattone: deve piuttosto elevarsi e astrarsi dallo studio specialistico e settoriale per arrivare ad avere, da osservatore qual è, una visione onnicomprensiva che consideri l’Universo come un Tutto e manifestazione di un principio immobile ed immutabile, che non è un Dio punitore e direttore dall’alto ma che è interno ad ogni cosa.

Grande pecca e danno è invece il procedimento induttivo che parte dall’osservazione esclusiva della realtà: da sola questa forma, incompleta, non sarà mai sufficiente. D’altronde è l’intuizione che fa gridare eureka agli scienziati per una nuova scoperta, e non solo studiare razionalmente quanto precedentemente da altri scritto.

Nelle prime pagine Capra parla di sviluppo intellettuale delle prime filosofie mistiche greche e loro progressivo allontanamento dalle concezioni orientali, per poi, negli ultimi decenni e anche grazie alla fisica moderna, di un progressivo riavvicinamento che coniuga l’intuizione mistica con lo sperimentalismo scientifico.

Capra è un fisico, ma da un altro punto di vista questo riavvicinamento può essere snaturato dalla specializzazione e dalla perdita del punto di vista fondamentale: lo studio della manifestazione non sarà mai completo fin quando sarà fatto non tenendo conto della manifestazione in quanto semplice forma, e non tenendo conto che i modelli matematici, le teorie, e gli esperimenti sono per forza di cose (anche perché umanamente condotti) sempre approssimativi.

Wittgenstein e la sua filosofia

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Come accade che noi parliamo del mondo, che le nostre parole si agganciano al mondo? Questa domanda è il nucleo dell'intero percorso wittgensteiniano. Domanda che poi non è semplicemente il problema di Wittgenstein, quanto piuttosto una delle questioni caratterizzanti l'intera storia della filosofia ("pensare ed essere sono lo stesso" scriveva già Parmenide). Wittgenstein, dal Tractatus fino ai suoi ultimi scritti, non fa altro che interrogarsi, a suo modo, intorno alla questione antichissima e fondamentale del rapporto tra linguaggio, pensiero e mondo. In sintesi cercherò di mostrare come.
Il 22 gennaio del 1915 Wittgenstein appuntava nel suo quaderno: "Tutto il mio compito consiste nello spiegar l'essenza della proposizione. Vale a dire, nel dar l'essenza di tutti i fatti la cui immagine è la proposizione. Nel dar l'essenza d'ogni essere. (E qui essere non significa esistere - sarebbe insensato)". In queste poche righe è racchiuso il senso profondo del Tractatus logico-philosophicus. Cos'è la proposizione? In generale, come deve essere il linguaggio per essere immagine del mondo? E, allo stesso tempo, come deve essere il mondo per essere raffigurato dal linguaggio e nel linguaggio, quale dev'essere il suo essere? Così è a partire da queste domande originarie che trovano senso e rilevanza le questioni particolari che Wittgenstein solleva all'interno del complesso reticolo di proposizioni numerate che compongono il Tractatus. Esemplare è la questione degli "oggetti semplici", dei quali tra l'altro Wittgenstein non chiarisce mai la loro natura, è sollevata per spiegare la determinatezza del senso della proposizione. Affinché qualcosa possa effettivamente essere detto devono necessariamente esistere dei costituenti ultimi della realtà che determinano il senso di questo dire, cioè che lo rendono possibile (cfr. T 3.23).

La bevvi liscia. I Russi sapevano il fatto loro.

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Grazie a Francesco Bruni per la rimembranza.

Con le donne, ogni volta era una nuova speranza, ma quello succedeva i primi tempi.
Lo capii subito, smisi di cercare la "ragazza dei sogni"; me ne bastava una che non fosse un incubo.
Presi la bottiglia e andai in camera mia.
Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto.
Era un gran casino.
La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d'orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d'azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta.

La violenza e la psicologia antropologica: l'ente e le pulsioni, l'oblio dell'essere, la riscoperta del sacro.

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Già Heidegger indicava nella condizione “pubblicistica” la cifra della nostra epoca, dove l’ente compensa nella sua piena visibilità e spettacolarità, l’oblio dell’essere.

Eros e Thanatos abitano da sempre nell’inconscio; come ricorda Freud, la civiltà si fonda sulla sublimazione di queste due pulsioni.

L’“ animale umano” — per usare un’espressione cara a Nietzsche — sublima le pulsioni sessuali nell’istituto matrimoniale, e l’antagonismo sociale con il sarcasmo e la dialettica.

Schopenhauer ha dimostrato come il fine della dialettica — ricondotta all’eristica — non deve essere individuato nella ricerca della verità, ma piuttosto nel tentativo di arrogare la parola finale e come il prevalere sull’interlocutore comporti la sublimazione di una dose di aggressività, altrimenti destinata all’aggressione fisica. Lo stesso sarcasmo — al contrario dell’ironia che è piuttosto una relativizzazione della finitezza, un’apertura trascendentale — ha come scopo quello di ridicolizzare l’interlocutore, privandolo della dignità personale.

Dal canto suo, l’istituto matrimoniale è servito a incanalare le pulsioni libidiche della perpetuazione della specie che, incontrollate, potevano condurre allo stupro.

Nel mondo animale non esiste lo stupro, e il consenso della femmina è indispensabile per l’accoppiamento.

Secondo gli studi di antropologia filosofica del Novecento, l’uomo non possiede istinti, ma pulsioni.

Diritti costituzionali e forma della società civile, Michael Walzer

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·        la Costituzione Usa è formata da due parti scritti in momenti diversi, con scopi diversi, e richieste da gente diversa – i 7 artt. più i 10 emendamenti (Bill of Rights, e gli altri) – in differente stile, con programi politici diversi, ma strettamente uniti nella pratica
7 artt.) modello di Stato e di governo forti e centralizzati, limitando però un check and balances interno, poiché l’apparato politico deve essere potente; i Fondatori non si fidavano della buona volontà di nessuno – anche se confidavano, a ragione, nella loro intelligenza politica, ed è rimasto inalterato dopo 200 anni, anche se spesso usato in un mod oche lor onn avrebbero voluto
10 emendamenti) concentrazione sula società civile, posti in maniera critica rispetto allo Stato forte dei Fondatori, con checks and balances e principi-diritti per l aregolazione del potere statale
·        lo stesso potere di judicial reviw sarebbe molto meno significativo senza i 10 emendamenti, e – nonostante il caso Marbury vs. Madison – sarebbe stato il potere meno pericoloso, invece così la Corte Superma si è rafforzata non solo verso il Presidente e il Congresso, ma anche verso la società civile
·        abbiamo un BoR perché c’è una società diversificata e pluralistica; esprime la sensibilità e le aspirazioni dei suoi membri – inizialmente in atti di resistenza e fughe per e persecuzioni religiose (autorizzazione del dissenso)
·        la Corte Suprema divenne cutode della coscienza protestante, laddove il diritto di coscienza era un modo per difendere la libertà di un individuo sincero [non per forza virtuoso]: estensine alla persona fisica, alla mente, e allo spirito
·        nella storia moderna dei diritto il primo dell’iniziativa liberale è quello di proprietà, ma a livello politico-letterario il centro di tutto è la coscienza, permeata di moralità crescente – la cui rivendicazione è rima di tutto religiosa -: la proprietà appartiene ad alcuni, la coscienza a tutti; la properietà è oligarchica, la coscienza democratica [l’individuo è legato al suo Dio ed è libero solo in rapporto ai suoi simili]
·        nel protestantesimo va considerato lo stretto rapporto con Dio (con la libertà da tutti i legami che si considerano illegittimi, tranne il non recar danno ai simili)
·        se la Corte Suprema fu per molto tempo il difensore dello status quo economico, lo fu anche – in parte – dello status quo religioso (oltre che sociale); avvalorando una sorte di conservatorismo sociale
·        il conservatorismo è senz’altro il carattere dominante di qualsiasi Costituzione scritta, poiché significa stabilità, ma allo stesso tempo apre la strada anche la mutamento sociale
·        il BoR non serve a restringere il funzionamento dello Stato, ma più che altro a descriverne gli scopi: non si tratta di non violare i diritti individuali, ma di tradurli in realtà
·        la trasfromazione della società civile avviene attraverso quattro tipi di azione politica e sociale:
1)     azione collettiva per modificare i modelli esistenti di proprietà, gerarchia, ordine e obbedienza, compito dei partiti e dei movimenti di massa: in quest’azione rientra la riunione, associazione, organizzazione,…; l’aspetto più significativo è il relativo insuccesso, dovuto proprio dalla varietà della società civile che porta a divergenze di fondo
2)     azione individuale per modificare i propri rapporti con gli altri senza dover aspettare una tarsformazione sociale più generale: lo spirito è individualista e separatista (emigrazione, dissidenza, divorzio, dimissioni, disimpegno); ritorna l’idea del legame individualità-Dio attraverso una sfera privata che significa privacy [al diritto di associazione si accosta quello di dissociazione]
3)     azione pubblica a favore delle riforme in appoggio agli sforzi collettivi: è esattamente il tipo di azione che si provò a limitare con BoR, tentando nuove strategie di governo
4)     azione pubblica in appoggio alla libertà individuale e ai singoli: garanzia di diritti reali ed un sistema di checks and balances; proibizione e prevenzione anche tramite la Corte Suprema, con rimozione degli ostacoli posti alla libera autodeterminazione del singolo
·        in ogni società l’individuo riesce più facilmente a modificare la situazione personale che l’ordine sociale [ma secondo Walzer in Usa le possibilità di cambiamento individuale sono così ampie che possono sostituire benissimo quelle di cambiamento sociale]
·        il (2) e il (4) tipo di azione, dve l’individuo partecipa in prima persona, sono perferiti da un punto di vista cultura e sono costituzionalmente incoraggiati: hanno maggiore probabilità di essere efficaci; in termini programmatici c’è una sorta di “teoria critica del diritto” che rappresenta – a detta di ROBERTO UNGER – un super-liberalismo fondato sulla libera scelta e sulla volontà di costruire una società più simile alle proprie costruzioni mentali, secondo il vecchio schema protestante
·        siccome Unger sa che la dissidenza più forte è quella di un “io al centro del mondo”, la sua ambizione maggiore è quella di costruire una società meno estranea di quello che è un eterno io trasgressivo
·        sembra che gli americani non siano disposti – com’è ovvio – a rinunciare ai diritti enumerati nel BoR, ma per apprezzarli facilitano le forme di azioni (1) e (3), cioè quelle collettive e cooperative: rendono cioè possibile- dando maggiore impotanza – all’organizzazione di gruppi di individui basati su un interesse comune. La differenza individuale fa così sintesi in un’attività collettiva.
·        gli autori del BoR non avevano certo previsto i suoi effetti privatizzanti, ma solo la varietà dela società esistente: perciò i gruppi che si formavano erano stabili e l’importanza dell’individuo era centrale- un’importanza però che alla lunga andava a minare l’individualismo concreto per la coesistenza di una molteplicità di gruppi negli ambiti più disparati e talvolta con poco peso [gli individui possono contare in quel gruppo ma perdono valore nella società tutta?]
·        allo stesso tempo, il “farsi i fatti propri” – che non significa vivere in isolamento – è probabile che renda più temporanee ed instabili  le unioni e l’associazionismo visto che l’individualismo è più forte (es. del cultismo religioso Usa), rafforzando l’individuo al di fuori del gruppo, anche perché la minor importanza all’interno di una polverizzazione di gruppi, lo fa estraniare da questi (cicilicità)
·        [ma le istituzioni chi devono favorire l’individuo in quanto persona, il gruppo in quanto complesso di interessi individuali, o ambedue alternativamente o contemporaneamente? C’è il rischio che favorendo uno si indebolisca l’altro e che rafforzandoli insieme si indeboliscano ancor di più i loro punti deboli?]
·        persone sole e dissociate hanno gli stessi diritti di un gruppo, ma questa atomizzazione  non è un bene: la “serie” – come la chiama SARTRE – moltiplica le divisioni e riduce la loro forza e importanza (ROUSSEAU); “il vantaggio di avere un gran numero di associazioni è secondo solo a quello di non averne affatto”
·        i conflitti tra gli individui sarebbero troppo dispersivi per minacciare la stabilità sociale, ma llo stesso tempo anche per dargli nuova energia; a risolvere questo problema la Costituzione e la Corte Suprema non servono [anche perché ci sarebbe la volontà politica?!]; piuttosto la democrazia stessa è un valore sufficientemente generale da autorizzare l’intervento statale contro la privatizzazione (es. il Wagner Act ha facilitato l’organizzazione di sindacati nel 1930, le sovvenzioni a enti di assistenza privata hanno creato il sistema di day-care,…) ma ritorna il discorso della effettiva volontà politica
·        non è comunque scopo statale creare un’unica solidarietà amnicomprensiva, seguendo anche il filone del I emendamento che vieta una Chiesa di stato, ovvero una assolutizzazione
·        al momento attuale gli Stati non sembrano il luogo più adatto di azione colettiva; gli autori del BoR pensavano che i portatori di diritti fossero forti e creativi ma in realtà la dissociazione li rende deboli e passivi; ma allo stesso tempo limitare l’eccessivo individualismo può essere visto come una violazione dei diritti individuali

"Testimoniare la Verita'", Omelia di Natale 2010 del Vescovo di Shanghai, Mons. Jin Luxian

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“La verita’ ti da’ la liberta’” — Giov 8,13.

Padri, Fratelli, Sorelle:
Ringrazio Dio che mi da’ l’occasione di poter parlare con voi.

I caratteri cinesi
Recentemente, l’Associazione cinese di Lingue ha pubblicato una lista dei caratteri cinesi piu’ usati. Questa notizia ha attirato subito la mia attenzione. Partendo da questi caratteri scelti, si deduce qualcosa di rilevante: la sensazione che le persone non hanno potere e denaro. Pensavo che il carattere piu’ usato fosse amore, invece amore rappresenta solo il 2,8% dei casi. Il carattere piu’ usato e’ invece aumentare, usato nel 15,3% dei casi; poi casa e passivo, rispettivamente 12,7% e 10,6% (Yan Huang Chun Qiu, Volume 6, 2010). Secondo me, oltre al carattere casa dobbiamo aggiungere schiavo, per esempio lo schiavo di casa. Poi ci dovrebbe essere il carattere falso. Vorrei darvi la mia opinione su questi quattro caratteri: aumentare, passivo, schiavo e falso.

I popoli prestano molta attenzione alla vita quotidiana. Di solito parlano del tenore di vita, cioe’ del concetto di aumentare. In questi anni, il costo di tutto questo aumenta: aumentano il prezzo dell’acqua, dell’elettricita’, del carbone e del gas; i prezzi di cereali, pasta, olio, verdura, carne, ecc. Le casalinghe si lamentano che la vita diventa sempre piu’ difficile, e che la qualita’ di vita e’ peggiorata. I popoli si preoccupano per l’aumento dei prezzi e sperano che aumenti lo stipendio. Invece in realta’ lo stipendio non aumenta quasi mai. Anche quando esso aumenta, aumentano piu’ velocemente anche i prezzi. E noi non riusciamo a fare niente.
Il secondo carattere e’ passivo, cioe’ il contrario di attivo. Essere passivi ti fa venire la sensazione di perdere la liberta’, l’indipendenza e l’incapacita’. Ottanta anni fa, quando frequentavo le scuole superiori, Padre Seimpeyre, che era il mio insegnante di francese, insegnandoci la coniugazione dei verbi, diceva: “Gli occidentali preferiscono usare il passivo, ma voi cinesi lo usate poco, per esempio: ‘Sono rispettato dagli studenti’, secondo voi non suona bene, preferite dire: ‘Mi rispettano gli studenti’. Noi diciamo sempre ‘Sono stato tradito dai miei amici’, voi dite ‘Gli amici mi hanno tradito’”. Io ero molto d’accordo con il professore, e’ vero: usiamo poco il passivo. Pero’ in questi anni, e’ sempre piu’ diffuso il suo uso. Il passivo e’ presente nella lingua orale e anche nei testi scritti. Qualcuno dice direttamente che il nostro periodo e’ un’epoca passiva. Non ci piaceva il passivo perche’ ci arrecava tristezza. […]
In generale pero’ il passivo non e’ molto comune tra i cinesi. Vi faccio un esempio. Vi racconto una notizia letta su Xin Min Evening News. Quando un Preside tenne un discorso per alcuni laureati, disse: “Cari amici, se ci fosse un carattere cinese piu’ importante per voi di altri, questo carattere sarebbe passivo, anche se so che non vi piace”. Il suo discorso fu applaudito a lungo (Xinming Evening News del 25 giugno 2010, p. A15).
C’e’ un altro articolo da Yangcheng Evening News del 27 novembre 2010: “Il passivo, cioe’ essere forzati a fare qualcosa, e’ l’espressione della disuguaglianza di potere delle persone. Chi sopporta il passivo appartiene sempre al gruppo delle persone senza potere. Non riescono ad esprimere le loro vere ambizioni e rimangono sempre nel ceto piu’ debole. Sono stati forzati a dire che e’ stata la loro volonta’. Attraverso il passivo, si vede l’incapacita’ dei popoli”.
Il terzo carattere piu’ usato e’ schiavo. Mi fa venire in mente un altro carattere, casa. Oggi a Shanghai chi vuole comprare la casa, diventa di sicuro lo schiavo di casa. Il giovane shanghaiese deve avere per forza una casa, altrimenti nessuno vuole sposarsi con lui. Questi giovani provano tutti i modi ad avere i soldi a comprare una casa. Chiedono ai genitori e chiedono alle banche. Sappiamo che l’interesse di risparmiare e’ pochissimo, quasi nullo in questi anni; ma l’interesse a prestare i soldi e’ altissimo. Di solito, per finire di ripagare il debito, ci vogliono vent’anni, qualche volta anche trenta. Questo e’ veramente un grande peso. E’ anche difficile superarlo. Dopo il matrimonio, c’e’ l’arrivo del bambino. E’ certo che e’ una felicita’, ma insieme alla felicita’, ci sono molte cose che ci preoccupano. Ci sara’ la spesa per il cibo, la spesa per l’educazione. Le scuole costano tanto, quindi i genitori diventano gli schiavi dei loro figli. Sia gli schiavi di casa che gli schiavi dei figli hanno bisogno di spendere soldi. I soldi possono controllare tutto. Il mondo di oggi e’ manipolato dal denaro. Il denaro puo’ comprare tutto. Senza il denaro, uno non riesce ad andare avanti. Chi ha i soldi e’ presuntuoso, e chi non ha i soldi e’ umile. La maggior parte di noi diventa schiavo dei soldi e non riesce a cambiare niente.
Il quarto carattere e’ falso, diventato popolare in questi anni. Intorno a noi, ci sono tante cose false. Ci sono merci false, per esempio le medicine false. Le medicine false entrano nel mercato, negli ospedali, e addirittura sulle prescrizioni. Queste medicine non curano la malattia, ma uccidono le persone. Le persone che producono le medicine false non hanno umanita’. Vanno punite severamente. Ci sono anche i diplomi falsi e le tesi false. Dall’antichità fino ad oggi, l’amicizia stata è la cosa più preziosa, invece adesso ci sono anche gli amici falsi. Oggi conta di piu’ l’interesse personale che i valori. E’ veramente una cosa triste.
Noi usiamo sempre la nostra lingua. Le nostre parole devono essere vere e non false. I nostri antenati dicevano: “Le parole dette dalle persone devono esprimere il loro cuore”. Secondo gli antenati, gli uomini sono legati dalle parole. Le parole di una persona rappresentano la persona stessa. Gli uomini devono essere responsabili delle loro parole e cercano di non cambiarle. Invece adesso noi non ci fidiamo piu’ delle parole, e dobbiamo scriverle sulla carta, e anche cosi’ non basta, ci vuole anche l’atto notarile. Ormai nella societa’, il falso entra in tutti gli angoli, anche tra i genitori e i figli, tra i mariti e le mogli; il falso entra in tutti i ceti della societa’, quindi siamo di fronte ad una crisi di fiducia. Se non riusciamo a cambiare, il nostro paese sara’ in pericolo. Aumentare, passivo, schiavo, falso hanno reso i nostri popoli incapaci. […]
Viene da chiedermi:
Il popolo cinese e’ veramente felice? La vita del popolo cinese e’ veramente rispettata?


Che verita’ e’?
Dopo aver riflettuto a lungo, penso che in poco tempo sia difficile risolvere il problema dell’incapacita’ del popolo cinese. […] Quando i popoli diventeranno piu’ attivi, il carattere passivo diventera’ piu’ raro e anche quello di schiavo.
Mentre, per quanto riguarda il falso, a causa della sua divulgazione, popolarita’, e a causa della corruzione che esiste nella societa’ da ormai tanto tempo, le persone si abituano a vivere in questa atmosfera e divengono incoscientemente false. Penso che nei prossimi anni questo fenomeno continuera’ ancora.
Dobbiamo allora fare il possibile per eliminare questo male che distrugge la fiducia tra i popoli. Nel Sogno del Palazzo Rosso, uno dei romanzi cinesi piu’ famosi, c’e’ una frase che recita: “Quando il falso fa finta di essere il vero, il vero diventa il falso”. Questa frase ci spiega molto bene il grande danno del falso: nella nostra societa’ quando le cose vere diventano false, il popolo non riesce piu’ a distinguere cosa e’ falso e cosa e’ vero. Se la societa’ continua ad essere cosi’, non avremo di sicuro una vita felice. Quindi dobbiamo combattere contro il falso e cercare di eliminarlo. Il falso non diventa mai una cosa positiva, mentre il vero e’ positivo e costruttivo. Essere vero, buono e bello sono le virtu’ piu’ importanti della cultura cinese. Essere vero e’ la base delle altre due virtu’. Il contrario di essere buono e bello e’ di essere cattivo e brutto, pero’ essere falso puo’ nascondere questo contrario. Quindi rifiutarsi di essere falsi e’ la cosa piu’ importante.
Per incoraggiare la virtu’ di essere vero, la prima cosa che dobbiamo fare e’ di diventare una persona vera e dire la verita’. “Tutti devono dire la verita” e’ una cosa che sa chiunque, ma nella societa’ attuale non e’ per niente facile dire la verita’. Adesso le persone che dicono falsita’ sono molto comuni. Le persone che dicono la verita’ vengono prese in giro, e vengono emarginate dalla comunita’. Le parole false hanno il mercato piu’ grande, una divulgazione piu’ ampia. Sono piu’ efficienti.
Quando studiavo letteratura occidentale, il mio insegnante mi diede un libro che diceva: “All’inizio del ventesimo secolo, c’era un Vescovo molto capace e popolare. Un giorno disse al suo assistente: ‘Ti raccomando di dirmi la verita’ e di licenziarmi quando saro’ vecchio e quando non riusciro’ a darvi buone spiegazioni’. Dopo alcuni anni, il Vescovo era ormai invecchiato e non riusciva a spiegare bene la lezione. Il suo assistente decise di dirgli la verita’. Quando gli spiego’ la situazione, si accorse che il Vescovo non era per niente contento. Dopo alcuni giorni, il vescovo decise di allontanarlo”. Da questa storia, capiamo che le persone devono sacrificarsi per la verita’. La maggior parte di noi non vuole sentire la verita’. […]
La tradizione di parlare diplomaticamente esiste in Cina da tanto tempo: quando due persone si incontrano, dicono frasi di circostanza prima di iniziare il vero discorso. Fino ad oggi nessuno e’ contrario a questa tradizione, perche’ le frasi diplomatiche non sono bugie. La societa’ puo’ accettarle, ma non dobbiamo assolutamente divulgarle.
Durante la lunga storia umana, saper parlare e’ stato il risultato piu’ cruciale e piu’ importante. Da questo sono derivati altri progressi. Attraverso le parole e la comunicazione, un gruppo di persone insegnano la conoscenza ad un altro gruppo, da una generazione ad un’altra. Senza le lingue, senza i testi scritti, ogni generazione dovrebbe ricominciare tutto ogni volta. Gli sviluppi hanno bisogno di una base che deve essere molto solida. E questa base e’ composta dalla verita’. La verita’ deve essere solida come una roccia su cui possiamo costruire i grattacieli. Mentre il falso e’ come la sabbia su cui non possiamo costruirci niente. Solo la verita’ favorisce i progressi completati. Le parole servono ad esprimere il nostro cuore, inoltre se decoriamo le nostre parole (con la retorica), queste parole servono a incoraggiare agli ascoltatori ad accettarci. Per raggiungere questo, le persone esagerano alcuni dettagli e coprono una parte della verita’, quindi non tutto il loro discorso sara’ vero. Se le persone continuano cosi’, per qualche obiettivo nascosto, cominciano a creare falsita’, a diffamare e imbrogliare gli altri. Alla fine diventano criminali. Le parole false sono collegate all’imbroglio: imbrogliare le persone, i soldi, e la fiducia degli altri. Siccome le parole false sono ovunque, anche ascoltare diventa un problema. Dobbiamo imparare anche a come distinguere le cose vere e le cose false. C’e’ un modo di dire cinese: “E’ facile conoscere i caratteri, ed e’ difficile conoscere il carattere di una persona.” Secondo me dobbiamo aggiungere un’altra frase: “E’ ancora piu’ difficile conoscere le parole di una persona”. […].
[…]
Le persone si lamentano che e’ difficile dire la verita’ e che non riescono a sentire la verita’. Sono due cose contraddittorie. Per risolvere il problema, bisogna trovare la cosa piu’ importante esistente in questa contraddizione: gli ascoltatori. Di solito, gli ascoltatori non vogliono sentire la verita’ e imbarazzano le persone che parlano di verita’. Ogni persona vuole il rispetto degli altri e vuole sentire parole dolci, soprattutto le persone piu’ importanti e piu’ potenti. Se agli ascoltatori non piace sentire la verita’, e’ ovvio che gli altri preferiscono non dire la verita’. Nel mondo attuale, le parole false hanno piu’ mercato, anche a scuola. Ho letto un testo che si intitola “Chi ha detto la verita’ non ha ottenuto voti alti”. Adesso anche i bambini della scuola elementare hanno imparato a dire il falso. Appena uno acquisisce potere, tra i suoi sottoposti ci sono subito molto adulatori. Queste persone osservano, ricercano i caratteri, gli hobby dei loro direttori, poi cercano di trovare l’occasione di attrarre l’attenzione dei loro dirigenti e di parlare delle cose che a essi piacciono. Piano piano i dirigenti si abituano ad ascoltare i consigli di queste persone e queste persone cercano di soddisfare ogni bisogno dei dirigenti. Alla fine ai dirigenti naturalmente finiscono per piacere le persone che parlano sempre delle cose dolci ma non vere. Chi ha piu’ potere ha meno occasione di sentire la verita’.
Prima ho parlato delle persone comuni che si sentono incapaci in questa societa’. Si sentono anche privati della liberta’. La mancanza di liberta’ e’ una sensazione propria delle persone che parlano sempre del falso, perche’ si ha paura che non superi la prova del tempo. La verita’ e’ sempre la verita’, dopo averla raccontata anche per cento volte, e’ sempre uguale. Invece una bugia, dopo due o tre volte, e’ difficile rimanga sempre uguale. Quindi queste persone inventano nuove bugie per nascondere le precedenti, e vivono tra le diverse bugie, non hanno la liberta’. Quando ero piccolo, avevo un baco da seta. Lo nutrivo sempre con tante foglie. Il baco da seta mangiava sempre. Quando diventava grande, cominciava a produrre la seta. Il bozzolo diventava sempre piu’ grande, e finalmente un giorno ha completamente coperto il baco che non riusciva piu’ a uscire. In Cina, c’e’ anche un modo di dire che descrive questo processo. Questo modo di dire indica proprio quelle persone che dicono sempre le bugie e un giorno saranno come il baco che perde la liberta’.
Dobbiamo avere la volonta’ di combattere contro le cose false ed eliminarle. Ma quanto e’ difficile combattere contro il falso. Il falso e’ gia’ diventato una malattia gravissima che entra in ogni angolo della societa’ e diventa una rete che copre tutto il paese. C’e’ sempre qualcosa che copre il falso. Il popolo cinese e’ buono ma timido. Preferisce non cambiare una situazione insoddisfacente che avventurarsi e rischiare. Ma la realta’ e’ che non possiamo non combattere contro il falso, perche’ se ci abituiamo alla presente situazione, di sicuro in un giorno incontreremo una disgrazia piu’ grande.
[…] Tutto il paese deve unirsi insieme e sostenere fermamente il vero. Divulghiamo attivamente l’importanza di dire la verita’ ed allontanare le persone che parlano di cose false. Dobbiamo cercare di rivelare i modi che le persone false usano solitamente. Dobbiamo cercare di continuare per sempre la lotta contro il falso. Dobbiamo prestare tanta attenzione ad ogni tentazione di dire e fare il falso. Dobbiamo eliminare il falso prima che diventi forte. La divulgazione del vero e’ che dobbiamo dire le cose vere, fare le cose vere. Prima di tutto dobbiamo cercare di diventare persone vere. Avendo realizzato questo, tutte le altre cose diventano piu’ facili.
Nell’Opera del Sichuan, c’e’ un elemento meraviglioso: il cambio della faccia. Gli attori salgono sul palcoscenico portando una maschera sulla loro faccia. Quando cominciano a girare in costume, improvvisamente portano gia’ un’altra maschera. Penso sempre al segreto di questo spettacolo, e non trovo mai la risposta. Parlando della nostra societa’, ci sono anche tante persone che riescono a cambiare la faccia in un istante. Quando vedono i dirigenti, diventano subito adulatori, sorridenti e attenti ad ogni loro movimento. Quando sono con i loro subordinati, diventano subito seri e presuntuosi. Quando sono con gli amici, ridiventano loro stessi. Bevono e mangiano con gli amici, parlano della loro grandi prospettive. Quando tornano a casa, diventano mariti ubriachi.
Una difficolta’ nel combattere contro il falso e’ che le persone false cambiano continuamente e sempre, pero’ i loro difetti sono comunque chiari. Nella storia Viaggio all’Occidente, la scimmia protagonista Sun Wukong e’ capace di cambiare 72 facce diverse, ma anche lui ha un difetto, non riesce mai a nascondere la coda. Anche le persone false, anche se cambiano sempre, non sanno nascondere mai la coda. Questa coda e’ l’avidita’ di fama, di denaro, del piacere e della lussuria. Chi vuole combattere il falso puo’ cominciare la sua impresa da questo: l’avidita’ delle persone false.
Questo mondo e’ strano, gli oggetti davanti a noi, a prima vista, sono bellissimi e affascinanti, quindi siamo attratti dalle cose belle e cerchiamo di avvicinarli, ma in quel momento loro tornano in dietro. Alla fine quando li conquistiamo, diventiamo i loro schiavi. Mencio ha detto: “Dobbiamo conquistare una cosa, ma non possiamo essere conquistati e controllati da questa cosa”. Mencio ci insegna di “utilizzare gli oggetti usando un atteggiamento da padrone”, nel senso che dobbiamo capire che noi siamo i padroni, e dobbiamo essere attivi. I diversi oggetti in questo mondo servono solo ad essere utilizzati da noi stessi, e noi siamo i loro padroni. Non dobbiamo diventare i loro schiavi. Mi piace molto questa frase.
Tante persone dicono che e’ difficile combattere contro il falso. Ma non ci dobbiamo fermare solo perche’ noi lo consideriamo difficile. Vi faccio un esempio: chi ha volonta’, avra’ sicuramente successo. Prima che il Governo di Shanghai organizzasse l’Expo, tante persone dicevano che era un’impresa troppo difficile. Dicevano che la struttura andava bene, ma il contenuto dava tanti problemi. Gli abitanti non erano istruiti. Possiamo migliorare questo problema in poco tempo? Possiamo migliorare il problema d’inquinamento in pochi anni? L’Expo non sono le Olimpiadi che durano solo 15 giorni. L’Expo dura 6 mesi, 184 giorni e notti. Ci sono tantissimi turisti ogni giorno che arrivano. Come possiamo promettere zero errori? Ma il popolo cinese non si e’ fermato davanti alle difficolta’, e abbiamo fatto tutto il nostro possibile per organizzare l’Expo 2010. Abbiamo avuto successo. Durante l’Expo, Shanghai aveva il cielo azzurro. C’erano quasi un milione di persone, ma tutto era molto organizzato. Tutto il mondo si e’ meravigliato dei successi dell’Expo 2010 Shanghai. […]

“Sono la strada, la verita’ e la vita” — Giov 14,6
A questo punto, alcune persone mi chiederanno: “Vescovo, ha parlato cosi’ tanto di combattere il falso, ha parlato anche della necessita’ di divulgare il vero. Ma cos’e’ il vero, e’ un nome troppo astratto per noi. Non riusciamo a vederelo, ne’ a toccarlo. Come possiamo utilizzarlo per combattere il falso?”
Essendo tutti credenti, vi rispondo con le parole del Padre. Egli disse: “Sono la verita’ e la vita”. Fin dall’antichita’, i popoli cinesi cercano la verita’. Il detto “cento scuole cercano di diventare famose”, vuol dire che ogni scuola, ogni teoria, ricerca la sua verita’. La Scuola confuciana cerca l’armonia del cielo e del popolo. I Taoisti cercano di raggiungere il Creatore. I Gesuiti cercano la verita’. Il Creatore capisce che gli uomini non riescono a conoscere completamente la verita’ senza l’aiuto degli altri, quindi Lui delega il Suo unico Santo figlio a scendere in questo mondo. Il Figlio diventa una vera persona che possiamo vedere e toccare. Gesu’ e’ la verita’ che rispecchia noi stessi. Gesu’ non e’ solo la Verita’ ma ci conduce anche alla Strada della Verita’. Quello che possiamo fare e’ solo seguire Gesu’, stare con Gesu’, e arrivare in fondo al suo percorso, solo cosi’ possiamo ottenere la verita’. I confuciani promuovono l’onesta’, l’esercizio, e lo chiamano l’ “esercizio della strada”. Il carattere della strada nella lingua cinese e’ composto da due parti: camminare e origine. Questo carattere ci dice che abbiamo bisogno di camminare tanto per poter arrivare all’origine della vita e di tutto il mondo. Il Libro di Laozi ha 5.000 caratteri e parla proprio della strada per arrivare alla verita’. Gesu’ disse al Governatore di Roma: “Sono nato in questo mondo per testimoniare la Verita’, e chi puo’ capire la Verita’ mi ascolta senza sforzo”. Dopo aver detto questo, il Governatore chiese a Gesu’: “Cos’e’ la verita’?” Quando Gesu’ stava per rispondergli, il Governatore ando’ via. Evidentemente non voleva nemmeno ascoltare.
Chi ascolta la verita’, la pratica. Gesu’ ci insegna che quando vogliamo dire di si’, diciamo di si’. Quando vogliamo dire di no, diciamo di no. Chi ascolta Gesu’ non puo’ assolutamente dire il falso. Dobbiamo controllare la nostra lingua. Vorrei leggere a questo proposito una lettera che Giacomo ha scritto per tutti i credenti (Gc 3, 1-12):

Fratelli miei, non vi fate maestri in molti, sapendo che noi riceveremo un giudizio più severo, poiché tutti quanti manchiamo in molte cose. Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. E' dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei! Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce.

Quello di Giacomo e’ in realta’ lo specchio dell’insegnamento di Gesu’. Gesu’ ci insegno’: ”Le cose che vengono dalla bocca e dal cuore ci possono sporcare veramente. La malignita’, l’omicidio, l’adulterio, il furto, la calunnia, tutto viene dal cuore”. Gesu’ ci insegna anche di pulire le nostre parole. Quando le parole sono pulite, anche il nostro cuore sara’ pulito. Non dobbiamo dire il falso e non dobbiamo sporcare il nostro cuore. La base di tutto e’ la verita’ del nostro cuore. Dalla verita’, nascono anche l’onesta’, la sincerita’ e la purezza. Insomma dobbiamo imparare da Gesu’ e diventare una persona vera dicendo la verita’. Il cuore deve essere corrispondente alle parole. La vera persona puo’ essere orgogliosa e puo’ avere una vita pura.
Dobbiamo ricordare sempre le parole di Gesu’. Ripeto sempre una frase che ho imparato nella scuola elementare: “Bisogna essere buoni e umili come Gesu’ e spero che il nostro cuore possa essere puro come quello di Gesu’”. Ho imparato con impegno le cose che riguardano il buon cuore, l’onesta’ e l’umilta’ di Gesu’. Ricordo e sento sempre l’amore di Gesu’. Quando leggevo il XXIII capitolo del Vangelo, ero spaventato. Gesu’ odiava gli ipocriti e disse: “Voi ipocriti siete la tragedia!”. In questo capitolo, ci sono sette paragrafi interi in cui si descrive l’odio di Gesu’ per l’ipocrisia. Il nostro clero sa usare alcune regole tratte dai Libri e imporre ai nostri fratelli a queste regole. Invece il clero usa altre regole per perdonarsi e non ubbidisce alle regole valide per i nostri fratelli. Questo clero diventera’ facilmente ipocrita. Io mi ricordo sempre di fare il possibile per diventare una vera persona e dire la verita’. Avendo fatto questo per me stesso, posso insegnarlo ai miei fratelli.
Vi Auguro sinceramente che in questo nuovo anno
Abbiate una vita piu’ allegra senza la pressione dell’aumento dei prezzi;
Abbiate una vita piu’ libera, senza il disturbo di esser forzati a fare le cose non vi piacciono;
Abbiate una vita piu’ comoda, senza il pericolo di diventare gli schiavi della casa e denaro.
Dobbiamo cercare di dire la verita’, imparare gli insegnamenti di Gesu’ e testimoniare la verita’.

Il Timeo di Platone: il Demiurgo e la creazione del generato sensibile come copia dell'eterno essere intellegibile

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Per leggere Platone, consiglio la migliore raccolta che c'è: quella di Giovanni Reale, che trovate qui.
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I due filoni di cui si compone il dialogo, della medesima importanza, riguardano il principio materiale, la cui portata rimanda alle dottrine non scritte, e la tematica del demiurgo.

Quello che si dice nel Timeo sembrano essere assiomi veri e propri, verità:
1)      l’essere è sempre, e viene colto con intelligenza e ragionamento
2)      il divenire, che sempre muta, non è mai essere, è oggetto di opinione ed è colto coi sensi
3)      tutto ciò che è soggetto al divenire richiede una causa efficiente, cioè un Demiurgo
4)      il Demiurgo, che quindi opera sul divenire, può scegliere di utilizzare due modelli: l’essere, o lo stesso divenire. Se utilizza il primo modello produrrà qualcosa di bello, altrimenti qualcosa di non bello.

Se il nostro mondo è bello, il demiurgo per la sua formazione ha guardato al modello eterno dell’essere; se è il più bel mondo realizzato, esso ha imitato e realizzato il Bene nel massimo grado possibile.
Ora, per la seconda ipotesi, in cui il Demiurgo userebbe un modello generato, riguarderebbe solo un Demiurgo “umano” e non divino, che non contemplerebbe in realtà questa possibilità.

Quindi il mondo sensibile (che si coglie con i sensi e l’opinione) è una immagine del mondo intellegibile.
Sull’origine dell’universo l’uomo può fare solo ragionamenti verosimili probabili, poiché tali ragionamenti si faranno sulla copia e non sul modello eterno.
Il filosofo, facendo invece ragionamenti metafisici, può aspirare a conoscere il modello originario.

Il cosmo è un misto di Intelligenza e un Principio meno elevato di questa, che Platone diceessere caratterizzato da 1) “necessità”, da intendersi come “mancanza di ordine”, un qualcosa che va contro le leggi di natura, senza una finalità, un ordine, né in vista del meglio, e 2) “causa errante”, in movimento, come il moto errante dei pianeti.

Sembra che questa struttura, completata dalle dottrine non scritte, rappresenterebbe la polarità Uno-diade indefinita.

La necessità viene piegata alla regola suprema dell’Intelligenza, che le è superiore.

Il pensiero esoterico di Julius Evola e "Il cammino del cinabro"

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Il cammino del cinabro, il testo autobiografico di Julius Evola, qui.

- Evola dice di aver avuto nella sua vita due disposizioni: un impulso alla trascendenza fin da giovane, che si è concretizzato in un distacco dall'umano, e una disposizione da "guerriero" che lo ha portato progressivamente a guardare all'Individuo Assoluto;

- quindi la sua vita è consistita nel bilanciare queste due tendenze, riassumibili in "contemplazione" e "azione", e caratterizzata dal rifiuto dell'"ambiente moderno" (e anche del cattolicesimo);

- solo in seconda analisi riconosce alcuni tratti Tradizionali del cattolicesimo;

- di Nietzsche riprende i principi di una morale aristocratica e dei valori dell'essere, ma per niente la dottrina del superuomo;

- il suo attaccamento al futurismo e l'interventismo lo portarono "verso forme di coscienza in parte staccate dai sensi fisici", sino a "allucinazioni visionarie e fors'anche della pazzia", che gli fecero riscoprire un bisogno d'intensità e d'assoluto, con la massima intensità del vivere;

- "Spazzar via, ripulire. La purezza dell’individuo si afferma dopo uno stato di follia, di follia aggressiva e completa": era questo a cui aderì dapprima Evola, anche col dadaismo, che compara al metodo dell'assurdo di "scuole esoteriche estremo orientali" (Ch'an e Zen);

- viene influenzato dagli steineriani e dal tantrismo, parlando di uomo come "potenza" («II Tantra nella loro metafisica e nei loro metodi di autorealizzazione magica»), puntando sullo Hatha Yoga e sullo Shakti-tantra, metodo per "spezzare ogni vincolo e superare ogni opposizione". "La vergine, come volontà pura, sciolta, mediante speciali discipline, da tutto ciò che non è sé stessa, inviolabile e invulnerabile". È dal connubio simbolico dei due principi Shiva e Shakti che deriva, nel mito cosmogonico, l'universo, così il mistero della trasformazione dell'essere umano.

- fa un'affermazione, che secondo me è importante e che riporto: "il «non-agire» di Lao-tze si contrapponeva decisamente alla identificazione immanentistica del soggetto con l'atto, dell'atto col fatto [...] Il principio, in fondo aristocratico, del distacco e di una impassibilità qui stava invece in primo piano. Per imitazione del modello divino, il Perfetto, l'«uomo reale» o «uomo trascendente» taoista non identificandosi con l'esteriore, non intervenendo direttamente, non esteriorizzando il proprio Io con l'autoaffermazione, praticando invece la rinuncia attiva ad «essere» e ad «agire»";

- vede nel prerazionalismo kantiano un motivo che lo spinge a superare la filosofia a favore di un idealismo trascendentale, svincolato però dagli aspetti "sistematizzanti" umani, e di "un'azione interiore realizzatrice, intesa a "superare questo limite umano";

- capisce infatti che l' "Io sa solo mediamente"
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