Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

Emergenza "coronavairus", come direbbe Aigor in Frankenstein Junior

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“Siamo stati noi a generare l'epidemia di Coronavirus. Potrebbe essere iniziata da un pipistrello in una grotta, ma è stata l'attività umana a scatenarla."
"Non vengono da un altro pianeta e non nascono dal nulla. I responsabili della prossima pandemia sono già tra noi, sono virus che oggi colpiscono gli animali ma che potrebbero da un momento all'altro fare un salto di specie - uno spillover in gergo tecnico - e colpire anche gli esseri umani ... Il libro è unico nel suo genere: un po' saggio sulla storia della medicina e un po' reportage, è stato scritto in sei anni di lavoro durante i quali Quammen ha seguito gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, nelle fattorie australiane e nei mercati delle affollate città cinesi. L'autore ha intervistato testimoni, medici e sopravvissuti, ha investigato e raccontato con stile quasi da poliziesco la corsa alla comprensione dei meccanismi delle malattie. E tra le pagine più avventurose, che tengono il lettore con il fiato sospeso come quelle di un romanzo noir, è riuscito a cogliere la preoccupante peculiarità di queste malattie."
Vorrei solo fare alcune riflessioni, sintetizzando da quanto circola online. Faziosamente o no non sta a me dirlo:

Ø  Nature pubblica nel 2017 (Inside the Chinese lab poised to study world's most dangerous pathogens, Nature) un articolo dove si parla della creazione di un biolaboratorio a Wuhan sui virus infettivi di livello 4, sotto controllo del governo cinese, e dove il Centro Ricerche dell’OMS opera arrivamente. E’ l’unico laboratorio per studiare virus di questo tipo permesso dal Governo Cinese;

Ø  nel 2015 viene registrato un brevetto per una forma di coronavirus attenuato, disponibile a partire del 2018, registrato dal The Pirbright Institute (Coronavirus, Patent number: 10130701, Justia Patents), la cui maggioranza è di proprietà del governo britannico, e tra i principali sponsor ha l’OMS, la Commissione Europea e la Fondazione Bill & Melinda Gates;

Ø  marzo 2019: il Canada invia segretamente un pacchetto dal suo Laboratorio Nazionale di Microbiologia con virus letali proprio ai laboratori Wuhan (Questions Surround Canadian Shipment of Deadly Viruses to China, The Scientist). Poi, sosterrò che era un destinato ad un progetto per sostenere una ricerca sulla virologia mondiale;

Ø  il 15 ottobre arrivano proprio a Wuhan 300 soldati americani ai Military World Games (18-27 ottobre 2019) (U.S. delegation arrives in Wuhan for Military World Games, China Military; 2019 Military World Games torch relay held in host city Wuhan, Xinhuanet) e simulano una esercitazione di soccorso per pericolo batteriologico;

Ø  il 18 ottobre il Johns Hopkins Center  for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e la Fondazione Bill & Melinda Gates simula una pandemia proprio e guarda caso da coronavirus alla presenza di 15 fra personalità del governo, della sanità pubblica e del mondo degli affari, chiamata evento 201 (Event 201, Center for Health Security). Secondo questa simulazione la pandemia partiva dal Brasile e avrebbe fatto 60 milioni di morti;

Ø  il 2 novembre c’è il primo caso ufficiale di coronavirus a Wuhan; Wuhan è uno dei principali snodi ferroviari di tutta la Cina e uno dei luoghi cardine del progetto della Via della Seta; il coronavirus “esplode” nel Capodanno Cinese, unico periodo dell’anno con i maggiori flussi migratori all’interno della Cina.

Pubblico anche però la confutazione di tutto ciò, che parrebbe un’analisi imprecisa e con eventi non collegabili fra di loro, che trovate ben esposta, qui.
Non sta certamente a me fare valutazioni, vorrei prendere questa occasione, come qualsiasi altra, per riflettere.



Questo è un uomo? Morte, suicidio e Primo Levi

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Se questo è un uomo.
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L'11 aprile 1987 Primo Levi si uccise gettandosi dalla tromba delle scale della sua abitazione di Torino. Riguardo ai motivi che lo spinsero a compiere questo gesto, si possono fare soltanto delle ipotesi; come Levi stesso scrisse "nessuno sa le ragioni di un suicidio, neppure chi si è suicidato". Probabilmente egli provava un senso di vergogna per essere sopravvissuto allo sterminio nazista, e la mancanza di risposte alla domanda "Perchè io?" (che farà da colonna portante a I sommersi e i salvati, forse il suo libro più importante) lo condusse ad una forte depressione. Lo scrittore sentiva, inoltre, di aver ricevuto un "dono avvelenato", ovvero quello di dover raccontare ciò che aveva vissuto, costringendolo a rivivere continuamente la sua sofferenza. Infine, un recente intervento alla prostata lo aveva costretto ad interrompere i farmaci antidepressivi.

In una lettera, Levi parla apertamente del suo "amore giovanile per la chimica, anzi per l’alchimia".
Per Levi l’homo faber, colui che sa fare con le proprie mani, detiene molto più di una competenza, è possessore di un segreto: il segreto del proprio mestiere. Ecco perché non solo e non tanto la semplice chimica, "cosa troppo evidente, priva di velo, di mistero", quanto, così gelosa dei propri segreti da tramandarli soltanto agli eletti, intesi come iniziati capaci di capire il linguaggio alchemico.

"Devo dire che l'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C'è Auschwitz, dunque non può esserci Dio". (Primo Levi)
Primo Levi abbandonò la fede ebraica – e la fede tout court – dopo la terribile vicenda che visse ad Auschwitz, da cui era scampato per miracolo. Torinese e chimico dunque, antifascista e partigiano, Levi fu catturato nel 1943 e spedito nel peggior campo di concentramento e di annientamento tedesco, riuscendo a sopravvivere (un amico lo nutriva a rischio della vita) insieme ad altri 20 compagni sui 650 del suo gruppo. Fu liberato dai Sovietici all’inizio del 1945. Era ovviamente prostrato fisicamente e mentalmente.

Da semplice strumento di una società addormentata su se stessa, Primo Levi diventa un uomo pensante a tutti gli effetti: egli deve riconoscere, sotto questa veste nuova, il fallimento della religione nei confronti della tenuta sociale. Affermando “non credo più in Dio” sulla scorta dell’osservazione per cui “Dio non c’era ad Auschwitz” (un’osservazione popolare presso i deportati, molti convertiti, per questo, al deicidio), Levi collabora a smantellare un impianto storico durato troppo a lungo e, in pratica, inutilmente. "E’ un po’ la storia dell’uomo platoniano che esce dalla caverna e scopre che esiste la luce del sole", è scritto da qualche parte nel web.

Faccio pertanto una serie di riflessioni: interesse per l'alchimia (non un interesse "facile"); allontanamento da Dio e dalla fede; depressione e suicidio:

1) in che misura egli o l'uomo in generale può considerare la sofferenza e il sacrificio quale parte integrante della vita, ed anzi uno stimolo al compimento del proprio quadrato di elevazione spirituale?
2) fino a che punto Dio (o meglio sarebbe:l'Assoluto) diventa capro espiatorio ed è ricondotto ad una valutazione "soggettiva", di parte o storica? Fino a che punto è possibile addossargli anche responsabilità storiche?
3) Nel proprio cammino di vita, e anche spirituale, è vero che si abbandona la propria escatologia e la propria spiritualità, nel profondo del cuore? E' possibile farlo? L'ateo è veramente ateo?
4) Dove porta il suicidio, se non a un atto estremo di egoismo verso se stessi e contro tutto il resto, il mondo, l'Altro, il Tutto, la divinità stessa, l'Uno?
Il suicidio non è una facile scappatoia dai problemi del mondo, dalle sue sofferenze, e dai suoi sacrifici che invece sono fondamentali alla crescita individuale e spirituale, e a quei momenti di crisi per il superamento dell'ottava (Gurdjieff docet)?
Fino a che punto si può parlare di suicidio e di scappatoia alla vita, quando subentra il problema opposto della malattia, del dolore atroce e, talvolta, dell'accanimento terapeutico?

Solo spunti di riflessione.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Egitto ed il mistero di Raiay: Saqqara fra l'eresia di Akhenaton e il culto di Ammone

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Nell'antico cimitero di Saqqara, in Egitto, viene rinvenuta la tomba di un alto dignitario del faraone "eretico" Akhenaton.
Gli splendidi rilievi che adornano la sepoltura, però, sono stati scalpellati e modificati: segno di uno sconvolgimento politico in cui fu coinvolto il possessore della tomba, Raiay. Fra questi vi erano i nomi del Faraone, della moglie Nefertiti e del loro patrono, il dio del sole Aton.
Le sue spoglie, del resto, non sono state ritrovate.

Testi consigliati: Sinuhe L'Egiziano, Mika Waltari, Best Bur, Rizzoli.

Sangue e libertà: etnie d'Afghanistan

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Testo consigliato: Afghanistan: Storia e società nel cuore dell'Asia, Elisa Giunchi, Carocci.

SANGUE E LIBERTA' - Protesta e fede si mescolano in questo rito sciita, in cui i fedeli si flagellano in un tempio di Kabul per la festa di Ashura. Soppresso sotto il governo dei Taliban sunniti, questo rito della minoranza sciita è ricomparso solo di recente.


I signori della guerra controllano molte zone dell'Afghanistan rurale.
Nelle città più grandi, i matrimoni misti e l'incontro fra diverse culture stravolgono la logica delle fazioni che minaccia la stabilità nazionale.


René Guénon e gli stati molteplici dell'essere

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“L’uomo non pensa mai senza immagini”, senza forme. Aristotele.

L'Infinito metafisico è incondizionato e indeterminato, ed è in rapporto alla Possibilità Universale: essi sono una realtà unica, ma il primo né è l’aspetto attivo e la seconda passivo.
L’Infinito è senza parti, in quanto ogni singola “parte” è di per sé relativa e finita.
L’impossibilità, come pura negazione, il nulla, non esiste percchè rappresenterebbe un limite, mentre la Possibilità Universale è illimitata.
Siamo noi, secondo il nostro modo di vedere, che consideriamo l’infinito come una molteplicità di apsetti esistenti, ma questo è solo il nostro punto di vista secondo gli strumenti che disponiamo ora e su questo piano di esistenza.
La tendenza di sistematizzare tipica dell’uomo è una tendenza parziale e antimetafisica.
Secondo la Possibilità Universale ogni possibilità di manifestazione può avere la propria esistenza secondo la sua natura, o può non manifestarsi.
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