Il cammino del cinabro, il testo autobiografico di Julius Evola, qui.
- Evola dice di aver avuto nella sua vita due disposizioni: un impulso alla trascendenza fin da giovane, che si è concretizzato in un distacco dall'umano, e una disposizione da "guerriero" che lo ha portato progressivamente a guardare all'Individuo Assoluto;
- Evola dice di aver avuto nella sua vita due disposizioni: un impulso alla trascendenza fin da giovane, che si è concretizzato in un distacco dall'umano, e una disposizione da "guerriero" che lo ha portato progressivamente a guardare all'Individuo Assoluto;
- quindi la sua vita è consistita nel bilanciare queste due tendenze, riassumibili in "contemplazione" e "azione", e caratterizzata dal rifiuto dell'"ambiente moderno" (e anche del cattolicesimo);
- solo in seconda analisi riconosce alcuni tratti Tradizionali del cattolicesimo;
- di Nietzsche riprende i principi di una morale aristocratica e dei valori dell'essere, ma per niente la dottrina del superuomo;
- il suo attaccamento al futurismo e l'interventismo lo portarono "verso forme di coscienza in parte staccate dai sensi fisici", sino a "allucinazioni visionarie e fors'anche della pazzia", che gli fecero riscoprire un bisogno d'intensità e d'assoluto, con la massima intensità del vivere;
- "Spazzar via, ripulire. La purezza dell’individuo si afferma dopo uno stato di follia, di follia aggressiva e completa": era questo a cui aderì dapprima Evola, anche col dadaismo, che compara al metodo dell'assurdo di "scuole esoteriche estremo orientali" (Ch'an e Zen);
- viene influenzato dagli steineriani e dal tantrismo, parlando di uomo come "potenza" («II Tantra nella loro metafisica e nei loro metodi di autorealizzazione magica»), puntando sullo Hatha Yoga e sullo Shakti-tantra, metodo per "spezzare ogni vincolo e superare ogni opposizione". "La vergine, come volontà pura, sciolta, mediante speciali discipline, da tutto ciò che non è sé stessa, inviolabile e invulnerabile". È dal connubio simbolico dei due principi Shiva e Shakti che deriva, nel mito cosmogonico, l'universo, così il mistero della trasformazione dell'essere umano.
- fa un'affermazione, che secondo me è importante e che riporto: "il «non-agire» di Lao-tze si contrapponeva decisamente alla identificazione immanentistica del soggetto con l'atto, dell'atto col fatto [...] Il principio, in fondo aristocratico, del distacco e di una impassibilità qui stava invece in primo piano. Per imitazione del modello divino, il Perfetto, l'«uomo reale» o «uomo trascendente» taoista non identificandosi con l'esteriore, non intervenendo direttamente, non esteriorizzando il proprio Io con l'autoaffermazione, praticando invece la rinuncia attiva ad «essere» e ad «agire»";
- vede nel prerazionalismo kantiano un motivo che lo spinge a superare la filosofia a favore di un idealismo trascendentale, svincolato però dagli aspetti "sistematizzanti" umani, e di "un'azione interiore realizzatrice, intesa a "superare questo limite umano";
- capisce infatti che l' "Io sa solo mediamente"
