Un taumaturgo nel XVIII secolo: Martinez de Pasqually e il martinismo, Gerard Wan Rijmberk
- le origini di Pasqually non sono chiare: se ne ignora la nascita, ma si stima intorno ai primi anni del 1700; non era francese, molto probabilmente spagnolo (Le Forestier, Willermoz); nonostante la sua "conversione cattolica", la radice "giudaica" è nettamente presente comunque per la Cabala (anche se non dovrebbe aver avuto un buon Maestro per l'ebraismo).
È possibile che sia stato un cattolico di facciata, che usava il cristianesimo per salvarsi dall’Inquisizione e per soddisfare i suoi cattolicissimi adepti.
- 1769-70 = prime opposizioni dalla Massoneria, e sembra che Martinez abbia fondato l'Ordine prematuramente; in ogni caso, "il ne désirait ni augmenter le nombre de loges, car il était trop difficile de trouver de bons sujets, ni lever rapidement en grades les membres déjà initiés".
"Massoneria Occultistica nel XVIII secolo" (Le Forestier) e il "Trattato sulla Reintegrazione degli esseri" di Martinez de Pasqually
Il Trattato sulla reintegrazione degli esseri, qui.
- Il “Trattato sulla Reintegrazione” degli esseri di Martinez de Pasqually si presenta come una specie di sommario e i versione segreta dei primi libri del Pentateuco, e Mosè è per Martinez il personaggio centrale;
- Il “Trattato sulla Reintegrazione” degli esseri di Martinez de Pasqually si presenta come una specie di sommario e i versione segreta dei primi libri del Pentateuco, e Mosè è per Martinez il personaggio centrale;
- la cosmologia della Reintegrazione è in sostanza una Pneumatologia: gli esseri spirituali divini emanati da Dio sono innati nella divinità: perciò la loro volontà non è distruggibile nemmeno da Dio stesso, neppure dopo la loro ribellione. Per questo Dio gli crea un mondo materiale per la loro totale indipendenza;
- Dio crea anche un minore spirituale (Adamo o Reau) con pensiero, immagine e somiglianza del Creatore per combattere "il malvagio demone" con la stessa potenza dei primi spiriti creati. Tutti gli spiriti malvagi furono a lui sottomessi, non aveva materia e nella gerarchia celeste veniva subito dopo il Creatore; la sua potenza si estendeva su tutto l'Universo;
- senza la prevaricazione dei primi Spiriti, nessun cambiamento sarebbe sopravvenuto nella creazione spirituale; invece così l'Universo è composto di quattro mondi: divino, superceleste, celeste e terrestre, e le classi di Spiriti sono 4: superiore, maggiore, inferiore e minore (queste ultime due in grado di formare essenze spirituali temporali per formare il mondo temporale per il tormento degli spiriti prevaricatori). Ciò assicura la prigionia degli Spiriti ribelli, e all'Uomo-Dio la sicurezza di compiere quanto affidatogli;
- gli spiriti del superceleste assicurano la corrispondenza dell'Uomo al creatore e fungono da limite e alle altre classi di Spiriti a loro inferiori. Conservano il tempo e mantengono l'energia vitale;
- gli Spiriti inferiori crearono corpi celesti ed astri, quelli minori il corpo terrestre;
- l'Adamo abusò del suo libero arbitrio; egli però del Verbo creatore poteva servirsene solo con l'aiuto del Creatore: le forme gloriose da lui emanate dovevano essere la dimora dei Minori spirituali inviati dal Creatore. E la sua prevaricazione fu peggiore di quella dei Primi Spiriti in quanto agì direttamente contro Dio, che lo punì facendogli creare una forma materiale, e cacciato nella "terra";
- Adamo diventa non-pensante, in senso passivo, con una conoscenza del pensiero divino frammentaria, e più aperto alle suggestioni del demonio; e con la seconda colpa dopo la riconciliazione, la "furiosa passione dei sensi", dette vita a Caino, figlio del loro dolore. Abele fu invece creato senza eccesso nei sensi materiali (e per questo Caino "gli cedette il suo diritto di primogenitura"), la cui morte pose le basi per una nuova riconciliazione con Dio, sino alla creazione di Set;
- delle due discendenze, anche quella nobile di Set decadde per la promiscuità con la discendenza di Caino;
- la decadenza del Minore non è mai definitiva, ed una reintegrazione è sempre possibile, ma deve avvenire anche per un atto di volontà: Dio ha stabilito le leggi immutabili dell'Universo, ma ha lasciato alla creatura piena libertà, stabilendo anche una guida per coloro che tentano di resistere all'atmosfera demoniaca;
- il Minore ha tre potenze spirituali forti: l'anima con la conoscenza innata del bene, i suggerimenti dello Spirito maggiore (Minore eletto) e l'intelletto buono;
Il pensiero esoterico di Julius Evola e "Il cammino del cinabro"
Il cammino del cinabro, il testo autobiografico di Julius Evola, qui.
- Evola dice di aver avuto nella sua vita due disposizioni: un impulso alla trascendenza fin da giovane, che si è concretizzato in un distacco dall'umano, e una disposizione da "guerriero" che lo ha portato progressivamente a guardare all'Individuo Assoluto;
- Evola dice di aver avuto nella sua vita due disposizioni: un impulso alla trascendenza fin da giovane, che si è concretizzato in un distacco dall'umano, e una disposizione da "guerriero" che lo ha portato progressivamente a guardare all'Individuo Assoluto;
- quindi la sua vita è consistita nel bilanciare queste due tendenze, riassumibili in "contemplazione" e "azione", e caratterizzata dal rifiuto dell'"ambiente moderno" (e anche del cattolicesimo);
- solo in seconda analisi riconosce alcuni tratti Tradizionali del cattolicesimo;
- di Nietzsche riprende i principi di una morale aristocratica e dei valori dell'essere, ma per niente la dottrina del superuomo;
- il suo attaccamento al futurismo e l'interventismo lo portarono "verso forme di coscienza in parte staccate dai sensi fisici", sino a "allucinazioni visionarie e fors'anche della pazzia", che gli fecero riscoprire un bisogno d'intensità e d'assoluto, con la massima intensità del vivere;
- "Spazzar via, ripulire. La purezza dell’individuo si afferma dopo uno stato di follia, di follia aggressiva e completa": era questo a cui aderì dapprima Evola, anche col dadaismo, che compara al metodo dell'assurdo di "scuole esoteriche estremo orientali" (Ch'an e Zen);
- viene influenzato dagli steineriani e dal tantrismo, parlando di uomo come "potenza" («II Tantra nella loro metafisica e nei loro metodi di autorealizzazione magica»), puntando sullo Hatha Yoga e sullo Shakti-tantra, metodo per "spezzare ogni vincolo e superare ogni opposizione". "La vergine, come volontà pura, sciolta, mediante speciali discipline, da tutto ciò che non è sé stessa, inviolabile e invulnerabile". È dal connubio simbolico dei due principi Shiva e Shakti che deriva, nel mito cosmogonico, l'universo, così il mistero della trasformazione dell'essere umano.
- fa un'affermazione, che secondo me è importante e che riporto: "il «non-agire» di Lao-tze si contrapponeva decisamente alla identificazione immanentistica del soggetto con l'atto, dell'atto col fatto [...] Il principio, in fondo aristocratico, del distacco e di una impassibilità qui stava invece in primo piano. Per imitazione del modello divino, il Perfetto, l'«uomo reale» o «uomo trascendente» taoista non identificandosi con l'esteriore, non intervenendo direttamente, non esteriorizzando il proprio Io con l'autoaffermazione, praticando invece la rinuncia attiva ad «essere» e ad «agire»";
- vede nel prerazionalismo kantiano un motivo che lo spinge a superare la filosofia a favore di un idealismo trascendentale, svincolato però dagli aspetti "sistematizzanti" umani, e di "un'azione interiore realizzatrice, intesa a "superare questo limite umano";
- capisce infatti che l' "Io sa solo mediamente"
Differenze fra Evola e Guenon (dallo scritto di Daniel Cologne "Julius Evola, Rene Guenon y el cristianism")
Il testo originale lo trovate qua.
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- Evola nega il valore iniziatico al cristianesimo delle origini, che per Guenon ha invece essenza Tradizionale: Evola è infatti seguace della via degli kshatria e degli eroi;
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- Evola nega il valore iniziatico al cristianesimo delle origini, che per Guenon ha invece essenza Tradizionale: Evola è infatti seguace della via degli kshatria e degli eroi;
- Evola, a differenza di Guenon, non individua una complementarità tra exoterismo ed esoterismo cristiano (soprattutto altomedievale), anche se ne riconosce la distinzione; ma, ci dice Cologne, il suo errore – di Guenon – è stato "di credere che la parte exoterica del cristianesimo coincidesse con l'essenza stessa della dottrina cristiana".
Infatti, quando poi Evola riconosce la possibilità di una interpretazione simbolica dei Vangeli, si dovrà (in parte) ricredere;
- il problema, dice Cologne, non sta tanto nella "forma" della Tradizione (i cosiddetti raggi) o della religione; il vero problema sta nella decadenza e nella quasi-scomparsa di una vera autorità spirituale ed elite intellettuale;
L’elite spirituale sta scomparendo, ma un’autorità spirituale, parlando dell’Occidente Cristiano, esiste, anche se ridotta ai minimi termini (per colpa di una buona parte della gerarchia cattolica) ed è il Papa. Infatti,si può essere o meno d’accordo con questa Autorità, ma non si può negare che è una voce “clamante nel deserto” contro il relativismo religioso dei nostri tempi;
“si el Cristianismo no hubiera "descendido" al terreno exotérico, este mundo, en su conjunto, habría sido desprovisto muy pronto de cualquier tradición”; il problema è la facilitazione del ricevimento dei sacramenti a quante più persone possibili, senza tener conto delle attitudine individuali;
- il mondo manifestato è una "moltiplicazione" della unità trascendente, che Evola spiega con le due nature: quella fisica, regno della diversità e della quantità, e quella metafisica, regno dell'unità e della qualità; il mondo spirituale è perciò un luogo di superamento delle differenze: il dio unico comprende tutte le contraddizioni;“si el Cristianismo no hubiera "descendido" al terreno exotérico, este mundo, en su conjunto, habría sido desprovisto muy pronto de cualquier tradición”; il problema è la facilitazione del ricevimento dei sacramenti a quante più persone possibili, senza tener conto delle attitudine individuali;
- le religioni tradizionali con uno sfondo creazionista hanno sempre riconosciuto due leggi:
1) vocazione ascetica, con via di distacco dal mondo verso la trascendenza;
2) un mondo concepito come opera divina, e la cui vita quindi degna di essere sacralizzata.
Ma un isolamento dal mondo non sia appropriato, perchè viviamo con altre anime su questa terra, e come tali vanno rispettate;
- Mircea Eliade parla invece di rivoluzione ("che torna al punto d'inizio", allo stato primordiale) monotesita: giudaismo, cristianesimo, giudaismo. Nella unità primordiale, infatti, tutte le contraddizioni si risolvevano in una tensione metafisica integrante e trascendente;
- tale unità è l'età dell'oro, il Paradiso cristiano, a cui segue la caduta verso la materia, fino all'età del ferro: all'interno di quest'ultima, afferma Guenon, c'è stata per un breve periodo la rivoluzione altomedievale;
- autorità, elite e ordine non vogliono dire repressione brutale, ma pace sociale e armonizzazione delle differenze. Ciònon c'entra nulla con l'egualitarismo, l'intolleranza fondamentalista, o una "volontà di potere" elitista materiale destreggiante. Infatti, dice Cologne, che uno degli obiettivi del cristianesimo è una "aristocrazia dello spirito";
- Roma non è stata assassinata dal Cristianesimo (come invece direbbe Evola, parlando della Roma "guerriera"), ma anzi quest'ultimo offre le possibilità di una attualizzazione delle differenti tendenze potenziali delle Scritture.
Anche se Evola, quando parla di "caduta nel sentimentalismo" del cristianesimo, intuisce il germe e la portata di una decadenza successiva;
Evola individua però in questo una tendenza opposta alla "via intellettuale" indo-europea ("del Nord") volta alla trascendenza;
- Cologne afferma poi che la rottura del riconoscimento di una origine unica nella dualità tra potere spirituale e temporale (o natura fisica o metafisica) avrebbe potuto risollevare ("reaccion salvadora"), scavalcare le problematiche contingenti, le sorti della Tradizione; le problematiche contingenti possono essere anche: "Date a Dio quel che è di Dio", guelfismo e ghibellinismo, contrapposizione (falsa) spirito/materia, in eta' piu' recente religione come sovrastruttura, ecc.;
- Evola e Guenon concordano che la vera e più pesante decadenza occidentale avvenga dal Rinascimento (nel breve periodo, infatti l'Alto medioevo è una "età dell'oro", l'inizio del Rinascimento del bronzo, dopo quella del ferro), e che la caduta del cristianesimo avvenga col protestantesimo;
- Guenon precisa che la scelta di Roma come sede della cattolicità non è una semplice casualità geografica;
Esoterismo, induismo e Introduzione generale allo studio delle dottrine indù di Rene Guenon
Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, René Guénon.
- come religione, l'induismo è frutto di una evoluzione graduale e della ricerca personale di molti saggi, non dettata dall'alto, ed è considerata non tanto una religione di per sè' ma un Sanatanadharma, una religione "eterna" che abbraccia anche la pratica comportamentale
- come religione, l'induismo è frutto di una evoluzione graduale e della ricerca personale di molti saggi, non dettata dall'alto, ed è considerata non tanto una religione di per sè' ma un Sanatanadharma, una religione "eterna" che abbraccia anche la pratica comportamentale
- la divinità trascendente interviene direttamente ed attivamente nella vita dei popoli e si incarna in avatara
- oltre al compimento delle azione in spirito di totale distacco dal mondo, ci deve essere un adeguamento dei doveri etici alle diverse circostanze concrete di ciascuno. Inoltre, oltre ai doveri di casta (che aumentano più la casta è "alta") vi sono quelli comuni a tutti gli uomini, a prescindere dalla casta
- Il Kama è desiderio, nel significato di amore ancora non posseduto; tale desiderio spinge l'uomo ad agire
Commenti a "La fede cristiana oggi" di Alain De Benoist
Se i grandi sistemi ideologici moderni profani sono trasposizioni "decadute" dei grandi sistemi religiosi, significa che questi grandi sistemi prima erano riconosciuti come tali, nel dominio exoterico, connaturato alla società civile, e prima ancora nel dominio esoterico.
Oggi si pensa che la determinazione verso il futuro, e il guardare al futuro, sia progresso (e può essere, ma solo in senso materiale) ed evoluzione: in realtà predomina l'involuzione, per via del distacco con la Tradizione.
L'autonomia, il tanto spiattellato darsi-leggi-da-sè, perchè "una testa, un voto" è democratico, fa dimenticare che la Legge viene dall'alto, poichè il basso è incompetente all'autonormazione. Così, la collettività, pensando di essere autonoma, è sempre più subordinata a qualcuno profanamente più in alto di lei, senza saperlo; e senza sapere che è la Tradizione da dover ricercare e non un'utopica autorità democratica.
La relatività e le "opinioni individuali", essendo incapaci di occuparsi del Tutto, o della società civile nel suo intero, si specializzano e finiscono per forza di cose a guardare a parti relative, sempre più piccole e materiali.
Non esiste più disciplina, e chi cerca la spiritualità lo fa per moda o per un benessere interiore: "l'identificazione di quaggiù piuttosto che la credenza nell'aldilà". Lo stesso ordine che le Chiese impongono (rimanendo in ambito Occidentale, visto che in ambito orientale e medio-orientale in parte può essere diverso) è un'adattamento della Chiesa stessa che ne annulla il carattere, che viene trattato con indifferenza.
L'ultima analisi è che gli individui dietro un'apparente ricerca dell'individualità, abbiano paura della solitudine.
Guenon, esoterismo cristiano e San Bernardo
- con i vari protestantesimi si separa l'aspetto più elevato del corpo tradizionale da quello più semplice, e l'exoterismo si distingue dall'esoterismo di alessandrinea memoria (comprensione superiore e metafisica), sino ad arrivare alla comprensione parziale dell'uomo "decaduto".
Lo stato di decadenza (spirituale) del mondo moderno e contemporaneo, anche a causa di una forte matrice relativista e razionalista, ha fatto sì che la dottrina tradizionale fosse progressivamente “annacquata" di elementi exoterici dati al popolo. Il popolo si è fossilizzato su questo exoterismo e ne ha dimenticato l'origine, pensando tra l'altro di poter mettere in discussione (con "interpretazioni libere", all'origine anche del protestantesimo vero) non solo gli elementi exoterici ed esoterici, ma perfino le Sacre scritture.
- ad ogni modo i due domini nelle civiltà tradizionale, fino ad un certo momento, non erano completamente distinti; infatti i due ambiti non sono in contrasto: è la visione parziale dell'uomo che li pone come tali (in particolar modo con l'influsso anticlericale protestanteggiante e razionalizzante del XVIII sec in avanti);
- la lingua sacra occidentale per eccellenza è l'ebraico, anche in forza delle scritture sacre ebraiche nei libri sacri cristiani, e per questo fatto essa stessa lingua sacra;
- la trasmissione orale ha richiesto, dopo un certo periodo, la fissazione scritta. Con la scrittura, che mano a mano attecchiva nelle classi colte, parallelamente diminuiva la necessità della trasmissione orale.
Iniziazione e realizzazione spirituale, Rene Guenon
- una conoscenza teorica può avere solo carattere preparatorio, pur essendo (entro certi limiti) indispensabile; se è semplice erudizione, e rimane tale, è addirittura dannosa.
- l'idea dell'Infinito può essere afferrata solo in modo diretto, con un'intuizione immediata: non si possono ricercare le "prove dell'esistenza di Dio"; la logica domina la ragione, ma tutto ciò che è sopra-individuale e sopra-razionale sfugge a tale dominio. Al limite, essa - la logica - interverrebbe come "discesa" a livello individuale, in mancanza della quale l'incomunicabilità di certe Verità sarebbe totale;
- la distinzione tra "esteriore" ed "interiore", appartenente al dominio dell'individualità, al raggiungimento di un certo stadio deve essere sublimata;
- inquietudine e angoscia metafisica non hanno ragion d'essere, in quanto frutto dell'ignoranza e della paura, quest'ultima dovuta ad una sensazione di "dualità", dell'esistenza di elementi al di fuori di noi o da noi incomprensibili, dall'esistenza di altri esseri di questo o di un altro piano (credo che rientri in questo anche la "rottura" dell'androginia, e l'esistenza in un mondo dove vige una molteplicità non unificata...). La ricerca, che deve essere costante, non deve perciò procedere per paura;
- lo stato di solitudine assoluta (kaivalyia) è uno stato di pura impassibilità; e sforzarsi di considerare le cose esteriori come indifferenti può costituire un mero, sebbene utile, esercizio preparatorio alla liberazione;
Considerazioni sulla via iniziatica, Rene Guenon, e i suoi fraintendimenti
Prima di analizzare questa importantissima opera di Guenon, vorrei precisare che lui è un dogmatico e spesso categorizza troppo o divide in maniera netta realtà che invece sono piene di penombre.
Dalle sue opere Guenon fa capire che l’analisi delle religioni orientali è ben approfondita, mentre quanto scrive sul cristianesimo e sul misticismo, lascia molto a desiderare, ed anzi si può dire che non ci abbia capitoquasi nulla.
In ogni caso, i punti fondamentali in questa opera di Guenon sono:
La Repubblica di Platone, il figlio del Bene e l'Arte della dialettica; Libro I: i vantaggi dell'Arte; Libro VI: la natura del filosofo e la metafora della retta; Libro VII: il mito della caverna e il dubbio
Nella Repubblica Platone lascia intendere che parlerà del Bene solo in maniera parziale, dialogando invece su qualcosa a lui somigliantissimo: il figlio del Bene.
Platone fa questo nonostante dichiari di conoscere l’essenza del Bene (che le dottrine non scritte dicono essere l’Uno) ma ciò impplicherebbe portare il dialogo ad un livello superiore.
Parlando del figlio del Bene, Platone vuole esporre in una proporzione non falsa il frutto di qualcosa che non affida allo scritto, ma che è per forza di cose ad un livello inferiore del Bene in sé.
Si può risalire all’essenza al Bene-in-sé, in definitiva all’Uno, solo attraverso l’oralità.
Ma per raggiungere la conoscenza del Bene in sé, con giuste misura ed esattezza, bisogna conoscere attraverso una lunga via le altre Idee sino ad arrivare alle Idee massime, incluse le virtù (giustizia, temperanza, fortezza, sapienza).
Però se alla fine della strada non si arriva a conoscere il Bene in sé, dalla conoscenza delle altre cose non può derivare alcun vantaggio, perché è il Bene che dà valore e significato a tutte le altre cose.
Parlando del figlio del Bene, c’è da considerare come l’analogia seguente non è disgiunta dal fatto che il mondo sensibile è caratterizzato dalla pluralità, che va ridotta ad unità quando ci si sposta nell’intellegibile mondo delle Idee.
Giovanni Reale, le dottrine non scritte e l'esoterismo di Platone
Per chi fosse interessato, il testo di Reale è qua.
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Il passaggio dall’oralità alla scrittura segna un passaggio importante nella Grecia antica, che dà il là ai Sofisti di “ancorarsi” ai testi scritti, alla bella scrittura e alla retorica. Essi si “dimenticano” su come è strutturata l’oralità dialettica, e la originaria funzione della scrittura, che è quella di abbozzare ed essere un promemoria incompleto il vero sapere.
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Il passaggio dall’oralità alla scrittura segna un passaggio importante nella Grecia antica, che dà il là ai Sofisti di “ancorarsi” ai testi scritti, alla bella scrittura e alla retorica. Essi si “dimenticano” su come è strutturata l’oralità dialettica, e la originaria funzione della scrittura, che è quella di abbozzare ed essere un promemoria incompleto il vero sapere.
Platone, essendo per lui il libro solo un “promemoria” per la discussione orale, riserva gli insegnamenti ultimi e più importanti all’oralità. Il filosofo è colui che possiede cose di maggior valore di quanto ha messo nello scritto.
Le dottrine non scritte, i cosdidetti “agrapha dogmata” sono gli insegnamenti orali che Platone Avrebbe dato insegnando all’Accademia e che lui ha ritenuto, per i motivi espressi nella VII lettera di non scrivere:
“Perciò, chi è serio, si guarda bene dallo scrivere di cose serie, per non esporle all’odio e all’ignoranza degli uomini. Da tutto questo si deve concludere, in una parola, che, quando si legge lo scritto di qualcuno, siano leggi di legislatore o scritti d’altro genere, se l’autore è davvero un uomo, le cose scritte non erano per lui le cose piú serie, perché queste egli le serba riposte nella parte piú bella che ha; mentre, se egli mette per iscritto proprio quello che ritiene il suo pensiero piú profondo, "allora, sicuramente"; non certo gli dèi, ma i mortali "gli hanno tolto il senno”
Tali dottrine non scritte sono veicolate sino a noi attraverso la tradizione indiretta, rappresentata dagli autori successivi a Platone:
Buddismo, esoterismo, ed influenza greco-cristiano-mediterranea
Il buddismo si sviluppa a partire dal VI sec. a.C., prima di Platone, dall'India del nord.
Fra l'VIII e il VI sec. a.C. sono accaduti dei veri terremoti spirituali in tutte le civiltà superiori, dal bacino del Mediterraneo alla Cina.
Prendendo come punto di riferimento l'Illuminazione di Siddartha Gotama (circa 523 a.C.), abbiamo che in Grecia tramontano le antiche monarchie di origine sacrale e si sviluppa la filosofia di Pitagora da Samo, Eraclito da Efeso e quella degli Eleati.
In Cina, ove insegnano Confucio e Lao Tsu, si estingue l'idealizzato periodo di "Primavere e Autunni".
In Persia domina la religione di Zarathustra.
A Roma crolla la monarchia.
Nel Vicino Oriente declinano le civiltà teocratiche come quella egizia e assiro-babilonese."
Buddha non lascia niente di scritto, ma la sua è una trasmissione orale al Sangha; se le scritture possono essere mal interpretate e possono avere diversi livelli di interpretazione, a maggior ragione lo può essere l'oralità se si discosta progressivamente e temporalmente dall'insegnamento originario.
Il successo del buddismo è dato dalla semplicità dell'insegnamento e dalla sua accessibilità: non era/è chiuso nelle caste indù, esautora il potere (talvolta troppo terreno) dei sacerdoti, non ha un ritualismo complicato.
Piccolo-Hinayana (Sri Lanka, Birmania, Thailandia), Grande veicolo-Mahajana (Cina, Corea, Giappone) e Veicolo adamantino-Vajrayana (Tibet) sono le tre principali "scuole" che seguono.
Il Grande veicolo rispetto al Piccolo crede che il Nirvana (interruzione del samsara, della catena delle reincarnazioni) sia raggiungibile anche in vita, e sia raggiungibile anche dai laici e non solo dai monaci.
Il Filebo di Platone e il discorso sulla mescolanza
Per leggere Platone, consiglio la migliore raccolta che c'è: quella di Giovanni Reale, che trovate qui.
Nel Filebo Socrate, nella ricerca del Bene e deolla felicità ("mettere in luce un certo stato e una certa disposizione dell'anima che sia in grado di rendere felice la via a tutti gli uomini"), fa un discorso sulla mescolanza.
Egli traccia una gerarchia di "cose", che siano più affini al Bene, che è la seguente:
1) Misura
2) proporzione/Bellezza
3) Intelligenza
4) Scienza/opinione giusta
5) Piacere
Il discorso parte con la comparazione tra intelligenza e piacere, e si arriva a dire che l'Intelligenza è superiore, ma soprattutto che non possono essere considerati, per essere compresi, come in totale indipendenza l'uno dall'altro ("se si hanno solo piacere, non si avrebbe memoria per ricordarsene; con la sola intelligenza non si avrebbe alcun tipo di piacere").
L'Alcibiade Maggiore di Platone e la contrapposizione anima-corpo
Per leggere Platone, consiglio la migliore raccolta che c'è: quella di Giovanni Reale, che trovate qui.
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Come premessa Socrate dice che per ben iniziare è bene rendersi conto di non sapere, e pensare che ciò che sappiamo nessuno ce lo ha insegnato o non lo abbiamo appreso da nessuna parte.
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Come premessa Socrate dice che per ben iniziare è bene rendersi conto di non sapere, e pensare che ciò che sappiamo nessuno ce lo ha insegnato o non lo abbiamo appreso da nessuna parte.
Infatti l'insegnamento della maggioranza è futile, tali maestri sono inaffidabili.
Sulle cose che non si conoscono, infatti (come il giusto e l'ingiusto), tra questi ultimi c'è il massimo grado di disaccordo.
Nel dialogo è ancora più chiara rispetto agli altri l'uguaglianza Buono = Bello = Giusto = Utile = Felicità = Sapienza.
La filosofia della caritas e Sant'Agostino; comunanza fra i Padri della Chiesa, i misteri cristiani e le dottrine esoteriche platoniche
Sant'Agostino. L'avventura della grazia e della carità, guardate qui.
La carità di Sant'Agostino non ha basi diverse dall'Eros di Platone: entrambe hanno come denominatore comune l'Amore, tutte e due riconoscono la mancanza come propulsore del Desiderio del ricongiungimento a Dio, partendo dal fatto che non si possa prescindere dalla grazia divina, e dal fatto che Cristo è già dentro di noi.
La carità di Sant'Agostino non ha basi diverse dall'Eros di Platone: entrambe hanno come denominatore comune l'Amore, tutte e due riconoscono la mancanza come propulsore del Desiderio del ricongiungimento a Dio, partendo dal fatto che non si possa prescindere dalla grazia divina, e dal fatto che Cristo è già dentro di noi.
Solo attraverso questo Desiderio di Giustizia, spinto verso l'Alto con Amore-Eros si arrivano a conoscere i Misteri, ed in particolare quello della Trinità.
«Dio si è fatto uomo perché gli uomini diventino Dio»
Diventino Dio non in forza della loro natura, ma in forza di quell’avvenimento di grazia per cui Dio si è fatto uomo
Sant’Agostino sembra dunque che contempli questa possibilità, che l’uomo possa diventare Dio, ma senza prescindere dalla grazia, che deve accompagnare questa trasformazione.
«Caritas per Agostino è sinonimo di grazia e di Spirito Santo»
La caritas, l’amor, la dilectio è lo Spirito Santo.
Il dono increato è lo Spirito Santo, il dono creato è la grazia santificante che lo Spirito Santo, abbracciando la libertà dell’uomo, informando la volontà dell’uomo, crea.
Cos’è dunque lo Spirito Santo? Grazia santificante, che accompagna carità e amore, al fine di poter impiegare con Giustizia la ragione e permettere di indirizzare la natura dell’uomo, e la sua libertà e volontà, verso creazione di Bellezza?
Per Paolo la via del cristiano è la carità e nello stesso tempo, dice nella Lettera agli Ebrei, è la carne di Cristo risorto (cf. Eb 10, 20).
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