Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

SHANGHAI: Presentazione del libro “Supply China Management” di Paolo Barbieri, Lelio Gavazza e Giorgio Prodi.

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L’IIC Shanghai è lieto di annunciare che Giorgio Prodi e Lelio Gavazza presenteranno il loro libro scritto a sei mani con Paolo Barbieri, ed edito da “Il Mulino” (marzo 2011, 208 pp.),  “Supply China Management”.
L’evento, organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Shanghai, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, la Tongji University e la “Garden Books” di Shanghai, si terra’ giovedi’ 10 marzo 2011:
- alle ore 10.00, presso l’Universita’ “Tongji”;
- alle ore 17.00, presso la Libreria Internazionale “Garden Books”.

Prolusione del Console Generale a Shanghai Vincenzo De Luca; intervento del Dott. Valentino Blasone dell’“Osservatorio Asia”; presentazione delle attività dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai.

Data e Orario:
giovedi' 10 marzo 2011:
ore 10.00:
Room 1805, Zonghe Building, Tongji University, 1239, Siping Road, Shanghai - 同济大学,四平路,1239号,综合楼,1805
ore 17.00: International Library “Garden Books”, 325, Changle Road, Shanghai - 长乐路325号,“Garden Books”韬奋西文书局
Ingresso Libero.

NOTA DEGLI AUTORI

Questo libro è frutto di un progetto di ricerca di Osservatorio Asia, reso possibile grazie al contributo della Fondazione Carisbo, di Ima e di Accenture. A loro va il nostro ringraziamento. La ricerca è stata ideata e condotta dai tre autori; alla stesura del libro hanno collaborato anche Romeo Orlandi e Valentino Blasone. Impostazione e contenuto dell’opera sono il risultato di un lavoro collettivo e condiviso dagli autori, benché la fattiva stesura delle sue singole parti sia stata organizzata secondo il seguente criterio: Romeo Orlandi ha scritto l’introduzione; Giorgio Prodi ha scritto il capitolo 1, i casi Ima, Comer, Beghelli ed Euticals e il capitolo 5 (eccetto il paragrafo 5.2); Paolo Barbieri ha scritto il capitolo 2, i casi Natuzzi, Pirelli, Italmatch, MiniGears e SharMoon e il capitolo 4; Lelio Gavazza ha scritto il caso Mantero, il paragrafo 5.2 e il capitolo 6; Valentino Blasone ha scritto il capitolo 7. Ringraziamo, inoltre, per la straordinaria disponibilità e cortesia tutte le persone che abbiamo intervistato e le aziende protagoniste dei casi aziendali: Giampiero e Graziano Beghelli per Beghelli, Giuliano Spaggiari per Comer Industries, Riccardo Anzuini per Euticals, Massimo Marchesini per Ima, Sergio Iorio per Italmatch, Mirella Privitelio per Mantero, Fabio Antonello per MiniGears, Giuseppe Cattaneo per Pirelli. Lelio Gavazza e Valentino Blasone, oltre a scrivere i capitoli sopra citati, sono stati anche intervistati rispettivamente per il caso SharMoon e il caso Natuzzi. Nella fase di ideazione del progetto sono stati molto utili i consigli di diversi membri del comitato scientifico di Osservatorio Asia, in particolare Andrea Lipparini, Romeo Orlandi e Alberto Forchielli. Marta Zucchelli ha collaborato nella raccolta dei dati del capitolo 1 e Mattia Bellomi ha collaborato ad alcune interviste in Cina.  INTRODUZIONE Questo libro viene consegnato alle stampe contemporaneamente alla diffusione della notizia che la Cina ha sorpassato il Giappone ed è divenuta la seconda potenza economica mondiale in termini di Pil in valori assoluti. L’affermazione è altamente simbolica ma non è né inattesa né eccezionale. Da molto tempo la Cina aveva già conquistato la stessa posizione, se si considera il Pil una misura della ricchezza a parità di potere d’acquisto (Ppp, Purchasing Power Parity). Si tratta di un criterio più appropriato, da anni utilizzato anche dal Fondo Monetario Internazionale. Inoltre, la conquista della posizione a ridosso degli Usa va messa in doverosa relazione con la dotazione dei fattori di produzione. Sarebbe automatico attendersi che il paese con la maggiore popolazione mondiale, con una superficie grande e con risorse naturali non scarse sia naturaliter la prima economia mondiale. Come noto, vicende storiche e politiche hanno reso la produttività dei fattori in Cina inferiore rispetto a quella dei pae si che per primi si sono industrializzati su larga scala. La performance cinese va dunque storicizzata, mettendola in relazione con l’arretratezza del paese e con gli spettacolari balzi in avanti che vengono testimoniati dalle cronache economiche. La dialettica interpretativa si arricchisce dunque di un dubbio che viene da lontano e che, tuttavia, si proietta nel futuro; è più sorprendente che la Cina si avvii a diventare la prima potenza al mondo oppure che non lo sia già? Studiare dunque le caratteristiche della crescita cinese appare un esercizio utile per capire con quale ritmo essa continuerà e quando la Cina riprenderà il posto che per molti secoli ha detenuto, quello di paese più popoloso e più forte economicamente al mondo. Rimane invece ancora di difficile prospettiva immaginare se e quando il paese vanterà il più alto reddito pro-capite, almeno tra quelli di grandi dimensioni. Per il momento i cambiamenti vengono circoscritti alla possanza economica, ma rimangono comunque epocali. Insieme all’ascesa di altre nazioni con popolazione numerosa, quella cinese rimarca una tendenza inedita: presto i paesi più forti economicamente non saranno quelli più ricchi. è di tutta evidenza un rimescolamento degli assetti politici e strategici dell’intero pianeta. Il traguardo della Cina è l’ultimo di una serie di successi. Nel 2009 il dragone è diventato il più grande esportatore mondiale di merci. Ha scalzato la Germania dopo una rincorsa che l’ha vista sorpassare, in pochi anni, le tradizionali potenze esportatrici, compresa l’Italia. Oggi la Cina vanta una percentuale del 9,8 sulle esportazioni mondiali. I ritmi della sua affermazione contano più del suo valore assoluto. La conquista di posizioni si è rivelata veloce e redditizia. La export led growth è stata, almeno fino alla crisi del 2008, il modello di riferimento, stella polare della dirigenza. L’aumento del Pil è stato dovuto principalmente ad investimenti ed esportazioni. Il paese è divenuto una titanica macchina da merci, un immenso opificio per l’umanità, dove si poteva produrre per ogni necessità. è stato un magnete irresistibile per le multinazionali, che hanno trasferito nel paese capitali, macchinari, risorse intellettuali e speranze. Nessuna altra destinazione poteva offrire, almeno in via di principio, la stessa attrattiva della Cina: una miscela imbattibile di bassi costi dei fattori di produzione, manodopera economica, inesauribile e disciplinata, stabilità politica, miraggio di un mercato infinito. Il paese ha attratto 160.000 aziende straniere e da anni è la destinazione dove maggiormente si indirizzano gli Ide (Investimenti diretti esteri). La delocalizzazione in Cina ha colpito sia le imprese dei paesi industrializzati sia le ambizioni di altri paesi emergenti, penalizzati dall’offerta cinese e ostacolati da una minore capacità negoziale rispetto al peso politico di Pechino. Un altro record cinese è la dimensione delle casseforti statali, dove sono conservate le più alte riserve internazionali al mondo. L’astronomica cifra di 2.475 miliardi di dollari deriva dall’afflusso combinato di capitali d’investimento stranieri e di attivi commerciali. L’importo non viene intaccato dai già massicci investimenti interni. Questi vengono finanziati attraverso l’intermediazione bancaria che raccoglie il risparmio della popolazione, tradizionalmente attestato su livelli molto alti. è facilmente intuibile che l’uso delle riserve cinesi riveste un carattere politico, soprattutto in periodi di crisi. Al di là delle diversificazioni degli usi, è altamente probabile che una parte venga utilizzata per finanziare acquisizioni all’estero, sia di imprenditori privati sia di Fondi Sovrani. Gli acquisti su scala internazionale sono in grande aumento ed è verosimile che molto presto risulteranno anch’essi i più cospicui al mondo. La Cina è dunque pronta a valicare la Grande Muraglia che l’aveva protetta ma anche, per lunghi periodi, condannata all’immobilismo. Dopo averla abbassata per attirare i capitali stranieri, ora la annulla per aggiungere forza al suo esperimento sociale. è un segnale che nella globalizzazione diminuiscono le protezioni, anche le più radicate. La Muraglia era contemporaneamente fisica ed ideologica, tesa a sottolineare l’unicità della civiltà cinese. L’orgoglio nazionale, la coscienza della propria storia non vengono rinnegati dall’avventura all’estero, anzi proprio da essi la Cina riafferma la sua forza e la sua centralità. Questa è l’ambizione di Pechino, consapevole che non è possibile adagiarsi sui successi e che nella globalizzazione il paese è diventato, contemporaneamente, più forte e più fragile, destinato ad una crescita incessante per non impoverirsi. I profitti deriveranno sempre più da controllo, distribuzione, forza finanziaria. Le acquisizioni più importanti finora sono state di materie prime, soprattutto energetiche. Grandi paesi minerari come il Canada e l’Australia, oppure produttori di Africa ed America Latina sono stati le controparti del governo cinese. Ad essi si aggiungono, e sono in crescita, gli acquisti di società dei paesi industrializzati. è un fenomeno imprenditoriale che si inserisce nella volontà politica di far uscire il pae se da una dimensione esclusiva della produzione, quella sintetizzata dall’efficace espressione di fabbrica del mondo Le dotazioni monetarie servono per acquistare qualità, termine inteso nella sua declinazione più vasta: innovazione, tecnologia, affermazione del marchio, ottimizzazione degli approvvigionamenti, alleanze finanziarie. Questo percorso di emancipazione dalla quantità» poggia su un altro binario: lo sviluppo del mercato interno. Si tratta contemporaneamente di una scelta e di una necessità. Rivela l’urgenza di porre rimedio ad una situazione di plateale sperequazione sociale. La Cina è divenuta più ricca e più disuguale. Probabilmente è divenuta prospera velocemente proprio perché ha rinnegato l’egualitarismo maoista. Ha prevalso la convinzione che la ricchezza è trainata dalle disuguaglianze. Affermava Deng Xiao Ping nel 1985: Non è possibile arricchirsi tutti insieme. Lasciamo che alcuni si arricchiscano per primi e poi aiutino gli altri a farlo . La distribuzione della ricchezza è sbilanciata, ma non più estendibile. Le differenze sociali sono eclatanti e soprattutto visibili. Il rischio di instabilità sociale è forte, perché la società potrebbe aver messo in moto meccanismi non più controllabili. Il governo ha alcune opzioni: revisione del meccanismo delle imposte, estensione del welfare dopo lo smantellamento, aumento delle retribuzioni per i meno abbienti. Quest’ultima soluzione è praticabile per via indiretta. La dirigenza sembra appoggiare le rivendicazioni salariali che hanno scosso la Cina con un’inedita diffusione. Un aumento dei salari avrebbe conseguenze benefiche anche sui consumi interni e sulla determinazione di trasformare il paese verso ambiti più qualitativi. Maggiore costo della manodopera significa scoraggiare gli investimenti delle multinazionali in fabbriche labour intensive. Settori maturi, come il tessile ed il calzaturiero, possono essere adeguatamente trasferiti in altri paesi emergenti, dove i costi sono ancora più bassi. L’attrazione dei capitali stranieri si baserà, dunque, sui vantaggi reciproci, da negoziare su un base paritaria. Maggiore reddito disponibile sarà, infine, necessario per rinnovare il modello di crescita, imperniandolo sulla domanda interna. Una domestic led growth è all’orizzonte di Pechino e, sebbene con tempi diversi, della comunità d’affari internazionale. Per la Cina è necessario affrancarsi dal ciclo internazionale. è ovviamente un tentativo di rendere meno cogente la dipendenza, non di percorrere impossibili strade autarchiche. La crisi innescata nel 2008 aveva posto la Cina in una situazione drammatica. La flessione della domanda, soprattutto negli Stati Uniti, si era ripercossa immediatamente sull’export cinese: migliaia di fabbriche hanno chiuso i battenti, 20 milioni di lavoratori sono rimasti disoccupati. La fase acuta è stata presto superata, grazie ad un maxi-intervento di stampo keynesiano da parte del governo. Tuttavia il rischio potrebbe ripresentarsi, ed è facilmente intuibile che i destini del paese non possono essere lasciati a fattori fuori del controllo. La prima fase di accumulazione/produzione si è dunque chiusa con successo. La seconda è in divenire e deve affrontare nuove problematiche. La congiunzione tra i due periodi è la continua capacità di produrre valore, di essere sempre attore principale della supply chain. Da questo assunto parte l’ambizione di questo libro. Gli autori tentano di emergere dalla semplificazione analitica che identifica la Cina come una sintesi redditizia di controllo politico e bassi salari. Queste caratteristiche sono state necessarie ma non sufficienti per lo sviluppo della Cina contemporanea. Non si inanellano successi costanti e spettacolari se l’intero sistema paese, pur nella sua complessità, non si muove nella stessa direzione. Il faro della Cina è stato, ed ancora rimane, la produzione di ricchezza, la creazione di valore. Se una prima fase si è imperniata sulle fabbriche, la seconda è più estesa orizzontalmente. Dopo la svolta denghista, il paese non è uscito dal solco dei paesi in via di sviluppo: l’industrializzazione passa attraverso la produzione di manufatti a basso costo unitario. La fase attuale si è arricchita di sofisticazioni che verranno sezionate nel libro. Alla manodopera incessante si sono aggiunte le comunicazioni, le infrastrutture, la logistica, l’alta velocità dei treni, la capacità di lavorare in reti, l’ottimizzazione degli approvvigionamenti. Questi sono i veri motivi per i quali le multinazionali continuano a privilegiare la Cina. Il basso costo della manodopera è comune nei paesi in via di sviluppo, ma lì la supply chain spesso si interrompe all’uscita dai cancelli delle fabbriche. Al contrario, la Cina continua a progredire nelle infrastrutture: nei primi otto mesi del 2010 il porto di Shanghai ha conquistato la supremazia mondiale. Fedele alla convinzione di Osservatorio Asia – La conoscenza è un fattore di successo – il lavoro si snoda attraverso tre parti: l’impostazione teorica dell’analisi, la verifica empirica con dieci casi aziendali tra i più significativi del panorama italiano, le conclusioni strutturate sulle evidenze scrutinate. è un lavoro nel quale il metodo è ugualmente importante del merito. Senza un approccio articolato e senza un’opportuna dose di umiltà, non si riuscirebbe a comprendere un fenomeno complesso, inedito e che talvolta disorienta. Una sintesi efficace è stata offerta da Yang Yuanqing, presidente della Lenovo, l’azienda cinese che ha effettuato la prima famosa acquisizione all’estero. Nel 2004 ha infatti acquistato la divisione personal computer della Ibm, in un tentativo, finora riuscito, di mettere insieme fattori e competenze per produrre ricchezza. La Lenovo era infatti, fin dal 1997, la marca di Pc più diffusa in Cina. La sua affermazione è esemplare nella sua asciuttezza: In un mondo con un solo fuso orario – “adesso” – la sfera degli affari deve reperire i materiali, l’innovazione, i talenti, la logistica, le infrastrutture e la produzione dovunque siano disponibili al meglio . Abituarsi a convivere con un ciclo di lavoro senza pause può risultare inquietante, un ritorno al passato che le società industrializzate e democratiche sembravano aver sconfitto. La specializzazione del reperimento dove più vantaggioso appare, invece, un terreno neutrale, dove potrebbero e dovrebbero emergere l’intraprendenza, l’acume, la capacità di rischio. Dalla Cina arriva una sfida sulle competenze, secondo un modello sconosciuto all’Occidente, e proprio per questo meritevole di approfondimento.

Paolo Barbieri è ricercatore in Ingegneria gestionale nella Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bologna. Dottore in ricerca in Ingegneria gestionale, è stato ‘visiting scholar’ presso la Michigan State University e la Clarkson School of Business.

Lelio Gavazza, esperto di supply chain management e consulenza strategica e direzionale, è managing director della Greater China per il Gruppo Bulgari. E’ membro del Comitato Scientifico di Osservatorio Asia.

Giorgio Prodi è ricercatore in Economia applicata presso la Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara e membro del Comitato Scientifico di Osservatorio Asia. Con ‘Il Mulino’ ha pubblicato ‘A volte producono’ (con Romeo Orlandi, 2006) e ‘Produrre nella terra dei servizi’ (con Sauro Mezzetti, 2009).

OSSERVATORIO ASIA
La conoscenza come fattore competitivo.
Osservatorio Asia è un organismo nato da uno stretto rapporto di collaborazione tra esponenti del mondo imprenditoriale e accademico, con la volontà di analizzare con continuità i rapporti economici Italia-Asia.
Obiettivo di Osservatorio Asia, è quello di stimolare gli imprenditori italiani ad acquisire una maggiore consapevolezza dei mercati asiatici.
Osservatorio Asia promuove varie attività (convegni, seminari, ricerche, corsi di formazione e progetti editoriali), al fine di fornire un concreto sostegno all’internazionalizzazione delle nostre imprese. 

Diritto europeo: la liberta' di associazione nel Regno Unito

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La libertà di associazione nel Regno Unito è oggi trattata all’interno dell’art.11 dello Human Rights Act.
Secondo questo articolo ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi. L’articolo, inoltre, dispone il divieto di operare restrizioni a questi diritti salvo quelle esplicitamente stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale pubblica, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui. Restrizioni di queste libertà al di fuori dei casi menzionati possono essere imposte soltanto ai membri delle forze armate o dell’amministrazione dello stato.
La prima osservazione da fare in proposito è che esso ricalca perfettamente l’articolo 11 della Convenzione europea del 1950 circa la libertà di riunione ed associazione. Le spiegazioni di tutto ciò vanno ricercate nelle ragioni a fondamento dello stesso Human Rights Act all’interno del quale è contenuto l’art. 11. Sin dagli anni settanta, infatti, la giurisprudenza anglosassone si  trovò a scontrarsi con le possibili ricadute della Convenzione Europea con il diritto interno. L’allora articolo 25 della CEDU (oggi 34 dopo il protocollo aggiuntivo n. 11 del 1998) sul diritto al ricorso individuale aveva, infatti, aperto una nuova sfera di giurisdizione, quella europea, di fronte alla quale il cittadino inglese poteva rivendicare la protezione di un proprio diritto fondato sulla convenzione e vedere condannato il proprio stato per la sua violazione. Lo Human Rights Act fu dunque emanato per rispondere al bisogno crescente di adeguare il diritto inglese a quello europeo e più specificatamente

Fang Er - China

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Visita del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano a Shanghai (ottobre 2010)

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Chinese artist Wang Xiao Hui

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da sinistra a destra: Sig Ruggero Yin Rong (Museo "Liu Hai Su di Shanghai"), Dott. Paolo Sabbatini (IIC Shanghai), WANG XIAO HUI, Dott.ssa Vera Li (IIC Shanghai), Dott.ssa Veronica Wang (IIC Shanghai), Dott. Gionata Ricci Alunni (IIC Shanghai)

Diritti costituzionali e forma della società civile, Michael Walzer

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·        la Costituzione Usa è formata da due parti scritti in momenti diversi, con scopi diversi, e richieste da gente diversa – i 7 artt. più i 10 emendamenti (Bill of Rights, e gli altri) – in differente stile, con programi politici diversi, ma strettamente uniti nella pratica
7 artt.) modello di Stato e di governo forti e centralizzati, limitando però un check and balances interno, poiché l’apparato politico deve essere potente; i Fondatori non si fidavano della buona volontà di nessuno – anche se confidavano, a ragione, nella loro intelligenza politica, ed è rimasto inalterato dopo 200 anni, anche se spesso usato in un mod oche lor onn avrebbero voluto
10 emendamenti) concentrazione sula società civile, posti in maniera critica rispetto allo Stato forte dei Fondatori, con checks and balances e principi-diritti per l aregolazione del potere statale
·        lo stesso potere di judicial reviw sarebbe molto meno significativo senza i 10 emendamenti, e – nonostante il caso Marbury vs. Madison – sarebbe stato il potere meno pericoloso, invece così la Corte Superma si è rafforzata non solo verso il Presidente e il Congresso, ma anche verso la società civile
·        abbiamo un BoR perché c’è una società diversificata e pluralistica; esprime la sensibilità e le aspirazioni dei suoi membri – inizialmente in atti di resistenza e fughe per e persecuzioni religiose (autorizzazione del dissenso)
·        la Corte Suprema divenne cutode della coscienza protestante, laddove il diritto di coscienza era un modo per difendere la libertà di un individuo sincero [non per forza virtuoso]: estensine alla persona fisica, alla mente, e allo spirito
·        nella storia moderna dei diritto il primo dell’iniziativa liberale è quello di proprietà, ma a livello politico-letterario il centro di tutto è la coscienza, permeata di moralità crescente – la cui rivendicazione è rima di tutto religiosa -: la proprietà appartiene ad alcuni, la coscienza a tutti; la properietà è oligarchica, la coscienza democratica [l’individuo è legato al suo Dio ed è libero solo in rapporto ai suoi simili]
·        nel protestantesimo va considerato lo stretto rapporto con Dio (con la libertà da tutti i legami che si considerano illegittimi, tranne il non recar danno ai simili)
·        se la Corte Suprema fu per molto tempo il difensore dello status quo economico, lo fu anche – in parte – dello status quo religioso (oltre che sociale); avvalorando una sorte di conservatorismo sociale
·        il conservatorismo è senz’altro il carattere dominante di qualsiasi Costituzione scritta, poiché significa stabilità, ma allo stesso tempo apre la strada anche la mutamento sociale
·        il BoR non serve a restringere il funzionamento dello Stato, ma più che altro a descriverne gli scopi: non si tratta di non violare i diritti individuali, ma di tradurli in realtà
·        la trasfromazione della società civile avviene attraverso quattro tipi di azione politica e sociale:
1)     azione collettiva per modificare i modelli esistenti di proprietà, gerarchia, ordine e obbedienza, compito dei partiti e dei movimenti di massa: in quest’azione rientra la riunione, associazione, organizzazione,…; l’aspetto più significativo è il relativo insuccesso, dovuto proprio dalla varietà della società civile che porta a divergenze di fondo
2)     azione individuale per modificare i propri rapporti con gli altri senza dover aspettare una tarsformazione sociale più generale: lo spirito è individualista e separatista (emigrazione, dissidenza, divorzio, dimissioni, disimpegno); ritorna l’idea del legame individualità-Dio attraverso una sfera privata che significa privacy [al diritto di associazione si accosta quello di dissociazione]
3)     azione pubblica a favore delle riforme in appoggio agli sforzi collettivi: è esattamente il tipo di azione che si provò a limitare con BoR, tentando nuove strategie di governo
4)     azione pubblica in appoggio alla libertà individuale e ai singoli: garanzia di diritti reali ed un sistema di checks and balances; proibizione e prevenzione anche tramite la Corte Suprema, con rimozione degli ostacoli posti alla libera autodeterminazione del singolo
·        in ogni società l’individuo riesce più facilmente a modificare la situazione personale che l’ordine sociale [ma secondo Walzer in Usa le possibilità di cambiamento individuale sono così ampie che possono sostituire benissimo quelle di cambiamento sociale]
·        il (2) e il (4) tipo di azione, dve l’individuo partecipa in prima persona, sono perferiti da un punto di vista cultura e sono costituzionalmente incoraggiati: hanno maggiore probabilità di essere efficaci; in termini programmatici c’è una sorta di “teoria critica del diritto” che rappresenta – a detta di ROBERTO UNGER – un super-liberalismo fondato sulla libera scelta e sulla volontà di costruire una società più simile alle proprie costruzioni mentali, secondo il vecchio schema protestante
·        siccome Unger sa che la dissidenza più forte è quella di un “io al centro del mondo”, la sua ambizione maggiore è quella di costruire una società meno estranea di quello che è un eterno io trasgressivo
·        sembra che gli americani non siano disposti – com’è ovvio – a rinunciare ai diritti enumerati nel BoR, ma per apprezzarli facilitano le forme di azioni (1) e (3), cioè quelle collettive e cooperative: rendono cioè possibile- dando maggiore impotanza – all’organizzazione di gruppi di individui basati su un interesse comune. La differenza individuale fa così sintesi in un’attività collettiva.
·        gli autori del BoR non avevano certo previsto i suoi effetti privatizzanti, ma solo la varietà dela società esistente: perciò i gruppi che si formavano erano stabili e l’importanza dell’individuo era centrale- un’importanza però che alla lunga andava a minare l’individualismo concreto per la coesistenza di una molteplicità di gruppi negli ambiti più disparati e talvolta con poco peso [gli individui possono contare in quel gruppo ma perdono valore nella società tutta?]
·        allo stesso tempo, il “farsi i fatti propri” – che non significa vivere in isolamento – è probabile che renda più temporanee ed instabili  le unioni e l’associazionismo visto che l’individualismo è più forte (es. del cultismo religioso Usa), rafforzando l’individuo al di fuori del gruppo, anche perché la minor importanza all’interno di una polverizzazione di gruppi, lo fa estraniare da questi (cicilicità)
·        [ma le istituzioni chi devono favorire l’individuo in quanto persona, il gruppo in quanto complesso di interessi individuali, o ambedue alternativamente o contemporaneamente? C’è il rischio che favorendo uno si indebolisca l’altro e che rafforzandoli insieme si indeboliscano ancor di più i loro punti deboli?]
·        persone sole e dissociate hanno gli stessi diritti di un gruppo, ma questa atomizzazione  non è un bene: la “serie” – come la chiama SARTRE – moltiplica le divisioni e riduce la loro forza e importanza (ROUSSEAU); “il vantaggio di avere un gran numero di associazioni è secondo solo a quello di non averne affatto”
·        i conflitti tra gli individui sarebbero troppo dispersivi per minacciare la stabilità sociale, ma llo stesso tempo anche per dargli nuova energia; a risolvere questo problema la Costituzione e la Corte Suprema non servono [anche perché ci sarebbe la volontà politica?!]; piuttosto la democrazia stessa è un valore sufficientemente generale da autorizzare l’intervento statale contro la privatizzazione (es. il Wagner Act ha facilitato l’organizzazione di sindacati nel 1930, le sovvenzioni a enti di assistenza privata hanno creato il sistema di day-care,…) ma ritorna il discorso della effettiva volontà politica
·        non è comunque scopo statale creare un’unica solidarietà amnicomprensiva, seguendo anche il filone del I emendamento che vieta una Chiesa di stato, ovvero una assolutizzazione
·        al momento attuale gli Stati non sembrano il luogo più adatto di azione colettiva; gli autori del BoR pensavano che i portatori di diritti fossero forti e creativi ma in realtà la dissociazione li rende deboli e passivi; ma allo stesso tempo limitare l’eccessivo individualismo può essere visto come una violazione dei diritti individuali

Giorgio Mercuri - Italy

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SHANGHAI: Shanghai International Literary Festival 2011.

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Anche quest’anno l’IIC Shanghai è lieto di annunciare il nono “Festival Internazionale della Letteratura (2011)”, che iniziera’ venerdi’ 4 marzo e si concludera’ domenica 20 marzo 2010, e ospitera’ 85 scrittori da 17 Paesi.
L’autore italiano che partecipera al Festival e’ il Direttore IIC Shanghai, Dott. Paolo Sabbatini, che domenica 6 marzo, ore 18.00, presentera’ “Un libro a sei Mani - Storie incrociate di Matteo Ricci, Xu Guangqi e Sabbatino de Ursis nelle parole di discendenti ed epigoni”.

Data e Orario: domenica 6 marzo 2011, ore 18.00
Luogo: Crystal Room, 7th F., 5 M on The Bund, Guangdong Road, Shanghai - M on the Bund, 广东路外滩5号,7楼,水晶厅
Tickets: www.mypiao.com
Tel.: 400-620-6006
Info: www.m-literaryfestival.com, Tel.: 0086-21-63.50.99.88

"Alle tre del pomeriggio del 7 novembre 2007 il Sig. Xu Chengxi, il Prof. Luigi Ricci e il Dott. Paolo Sabbatini ebbero il loro primo incontro presso l'appartamento di quest’ultimo in Via Yuyuan a Shanghai.

Mentre si stringevano cordialmente le mani, chi avrebbe mai potuto immaginare che quattrocento anni fa, alla fine della dinastia Ming, anche gli antenati di questi tre gentiluomini si fossero stretti le mani a Nanchino e Pechino?

Xu Chengxi, discendente da 13 generazioni di Xu Guangqi, un celebre scienziato dell'ultimo periodo della dinastia Ming, è ora Dirigente di una società a Pudong, Shanghai. Luigi Ricci, discendente della famiglia Ricci, attualmente lavora come Docente all’Università di Macerata. Paolo Sabbatini, la cui famiglia è affine a quella di Sabbatino de Ursis, è ora il Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Shanghai. Quattrocento anni fa, nel 1606, Ricci e Xu Guangqi tradussero i primi libri degli Elementi di Euclide in cinese, che furono pubblicati nel 1607. Nel 1611, Sabbatino e Xu Guangqi tradussero un’opera sui meccanismi idraulici: “Le diverse e artificiose macchine del capitano Agostino Ramelli” la quale fu pubblicata sotto il nome di “Macchine idrauliche d'Occidente.


Il 2007 è stato il 400° anniversario della pubblicazione in lingua cinese degli Elementi di Euclide. Storicamente, questo libro ha svolto un ruolo molto importante negli scambi culturali tra Cina e mondo occidentale, introducendo nel mondo intellettuale cinese una forma mentis completamente nuova. Nel corso di duecento anni, dal XVII al XIX secolo, gli Elementi di Euclide furono considerati un'opera fondamentale per molti studenti nello studio della matematica e contribuirono notevolmente alla formazione di diverse generazioni di studiosi.

Era convinzione di Matteo Ricci e Xu Guangqi che l'interesse per la cultura occidentale potesse agevolare la conversione degli intellettuali, quindi la pubblicazione in lingua cinese degli Elementi di Euclide fu senza dubbio una pietra miliare degna di essere registrata nella storia.
Proprio per questo motivo, l’Ufficio Culturale del distretto Xuhui, con la collaborazione dell’Università Fudan, dell'Università Jiaotong e del giornale XinMing Evening News ha organizzato il “Seminario Internazionale su Paulus Xu Guangqi, in occasione del 400° anniversario della pubblicazione in lingua cinese degli Elementi di Euclide”. A fianco di questo evento è stata organizzata una serie di tavole rotonde dedicate agli studenti delle scuole secondarie e delle università e alla cittadinanza; parallelamente ha avuto luogo l'inaugurazione di un monumento a Matteo Ricci e Xu Guangqi.

Una volta completato il programma, tuttavia, gli organizzatori sentivano che mancava qualcosa. Per esempio, era possibile trovare i discendenti di questi personaggi? C'era forse un modo di invitarli a partecipare a questo grande avvenimento? Queste idee ci affascinavano veramente, ma sapevamo che realizzarle sarebbe stato molto difficile. A quel punto, invitammo dapprima il Prof. Mignini, Direttore dell'Istituto Matteo Ricci all'Università di Macerata, grande studioso di Matteo Ricci e del periodo storico in cui visse, nonché un esperto mondiale di filosofia medievale con anche una profonda comprensione della cultura cinese.

Ma non avrei mai pensato che durante le preparazioni dell'avvenimento si sarebbe presentata una così felice coincidenza. Il 31 agosto si teneva la cerimonia d’apertura della mostra “Opere di eccellenti giovani pittori di Shanghai” alla Galleria d'arte del distretto di Xuhui. Ero inviato ad assistere alla cerimonia in rappresentanza dell’Ufficio Culturale del Distretto di Xuhui in sostituzione di un altro vicedirettore che aveva un impegno. Alla galleria incontrai il direttore del Museo D'arte di Shanghai, Li Lei, che mi presentò il signor Yin Rong della YR consulting, venuto a visitare la mostra con lui, che collaborava con l’Istituto di Cultura di Shanghai. Parlando d'Italia, l'argomento della nostra conversazione si spostò presto su Xu Guangqi, Matteo Ricci e gli Elementi di Euclide. Il Sig.Yin mi informò che il Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, a Shanghai, il Dott. Paolo Sabbatini, è un artista e un poliglotta con una grande passione per gli scambi culturali tra Cina ed Italia: inoltre è discendente del gesuita italiano Sabbatino de Ursis, e appartiene ad una storica famiglia italiana. Sentendo questo mi emozionai e gli chiesi se sarebbe stato possibile organizzare un incontro con il Dott. Sabbatini la settimana successiva. Il Sig. Yin acconsentì.

Ci siamo incontrammo il 7 settembre. Durante la discussione scoprimmo che il Dott. Sabbatini era a conoscenza del seminario che avevamo organizzato; tenendo in mano un invito disse sorridendo: “Mi è stata inoltrata la lettera d’invito che avete mandato agli studiosi stranieri. É veramente meraviglioso che voi organizziate un tale avvenimento: Matteo Ricci e Sabbatino de Ursis erano italiani e come Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura mi sento molto orgoglioso”. Mi chiese se sarebbe stato possibile essere invitato a partecipare a quell'evento; gli diedi subito la mia parola che gli avremmo mandato una lettera d’invito. Inoltre, gli proposi di prender parte anche alla preparazione del seminario. Quando ebbe conferma, mi chiese se c'era qualcosa che poteva fare per aiutarci. Di seguito discutemmo i dettagli del seminario. Mi parve che fosse il momento giusto per chiedere al Dott. Sabbatini se poteva aiutarci a trovare un discendente di Matteo Ricci. Chiesi con cautela, perché ero consapevole delle difficoltà; aggiunsi subito che una tale eventualità avrebbe avuto un’importanza particolare per la commemorazione.

Il Dott. Sabbatini ci disse che conosceva bene un discendente della Famiglia Ricci: Luigi Ricci, docente presso l’Università di Macerata, la città natale di Matteo Ricci. Inoltre, egli si occupa anche d’arte e fotografia. Luigi Ricci e Paolo Sabbatini sono stati buoni amici da sempre, vivono nella stessa regione, le loro case non sono neppure lontane l’ una dall’altra.

Questa eccezionale coincidenza ci riempì di gioia. A quel punto, il Dott. Sabbatini prese il suo telefonino, compose il numero del Prof. Ricci, e lo informò della nostra proposta. Più tardi, quel giorno, ci disse che avrebbe mandato al Prof Ricci un’e-mail con i dettagli di quest’evento, aggiungendo con humour: “Tutto quello che è accaduto in questi giorni, sarebbe sufficiente a riempire un libro!”

Il secondo giorno, il sig. Yin ci chiamò emozionato: “Il Prof. Ricci sarebbe molto felice di partecipare a quest’evento. Il Dott. Sabbatini vi chiede la cortesia di preparare anche la lettera d’invito”. Così inviammo le lettere al Dott. Sabbatini e al Prof. Ricci via e-mail, esprimendo il nostro sincero desiderio di organizzare un incontro speciale per i tre discendenti prima del seminario: una riunione che avrebbe abbracciato quattro secoli di storia. Il Prof. Ricci accettò il nostro invito con piacere, dichiarando che si sentiva anche lui molto onorato di partecipare. Fissammo il nostro appuntamento a Shanghai, all’aereoporto internazioale di Pudong.
Alle 9:40 di mattina del 6 novembre 2007 splendeva il sole. L’aereo del Prof. Ricci, il volo no°AZ790, arrivava puntuale a Shanghai.

Il 7 novembre 2008, alle ore 15, io e il Prof. Li Tiangang dell’Università Fudan accompagnammo il Sig. Xu Chengxi alla residenza del Dott. Paolo Sabbatini a Yuyuan Lu, una villa di tre piani. Nella mattinata il Prof. Ricci era già arrivato a casa del suo caro amico. In un istante, quando le tre paia di mani si strinsero, tutti e tre avevamo le lacrime agli occhi.
Ricci, molto eccitato, disse: “Venire in Cina oggi realizza un mio sogno. Oggi è il giorno più felice della mia vita!” In seguito, i tre discendenti si scambiarono i regali di rito, rievocando la scena dell’incontro dei tre antenati; lodarono i loro atti con rispetto dovuto alla loro santa memoria, presentarono le proprie famiglie di oggi, espressero la speranza di prolungare l’amicizia e di rafforzare gli scambi culturali tra l’Italia e la Cina. Per la commozione, avevamo anche noi tutti le lacrime agli occhi, come se avessimo visto, in un flashback, la scena di Xu Guangqi e Matteo Ricci che traducevano gli Elementi e di Xu Guangqi e Sabbatino De Ursis che traducevano Idraulica Occidentale. Mi venne subito in mente la pittura ad olio Discussione dottrinale tra Xu Guangqi e Matteo Ricci: un momento indimenticabile per tutta la vita!

Il Dott. Sabbatini sospirò con emozione: “Non è solo un incontro fra i nostri tre discendenti, ma anche una testimonianza della lunga storia dei contatti amichevoli e degli scambi culturali tra l’Italia e la Cina”. Prima di accomiatarci, il Dott. Sabbatini suonò al clavicembalo una delle Otto Canzoni per manicordio d’ Europa voltate in lettera Cinese, scritte da Matteo Ricci quando donò un clavicembalo all’Imperatore Wanli nel 1601. Matteo Ricci incaricò il missionario spagnolo Diego de Pantoja di insegnare ai musicisti al servizio dell’imperatore alcuni canti che ne suscitassero la curiosità; infatti il Figlio del Cielo chiese le parole e la musica originali. Il risultato fu che le Canzoni divennero estremamente popolari nell’alta società della capitale e Matteo Ricci riuscì in questo modo a costituirsi una fama. Il Dott. Sabbatini, persona di vasta cultura, è un esperto di arti e di musica. Tutti applaudirono dopo un breve momento di raccolto silenzio che seguì il suono del clavicembalo.

Il giorno dopo ci fu l’apertura del “Convegno Internazionale su Xu Guangqi e sul 400° Anniversario della Traduzione e della Pubblicazione degli Elementi”. Quando il Presidente del Convegno presentò il sig. Xu Chengxi, il Prof. Luigi Ricci e il Dott. Paolo Sabbatini, essi si alzarono, si recarono al podio e salutarono con un inchino oltre 100 studiosi ed esperti provenienti da tutta la Cina e da 9 Paesi stranieri.

Immediatamente luccicarono le lampade al magnesio e scrosciò un caloroso applauso. Più di 60 giornali e TV cinesi e esteri fecero grande pubblicità all’avento.
In seguito, con molto piacere, fui invitato a colazione a casa del Dott. Sabbatini, con il Prof. Li Tiangang dell’Università Fudan, il discendente di Xu Guangqi, Xu Chengxi e sua moglie. Chiacchierando, il Dott. Sabbatini propose di invitare gli altri due discendenti a scrivere un libro sui loro antenati e sulle proprie famiglie, intitolato “Sei Mani”.

La proposta ottenne l’approvazione di tutti noi. Il Sig. Yin Rong ci chiese se anche il Prof. Li Tianggang e io potessimo scrivere un articolo sul libro. Avevo paura di questa promessa perché non sono abile nella scrittura e temevo che non fossi qualificato a scrivere un articolo significativo.

Nell’aprile 2008 incontrammo di nuovo il Dott. Sabbatini, questa volta nel suo ufficio. Negoziammo come rafforzare ulteriormente la collaborazione, l’amicizia e gli scambi culturali tra l’Italia e la Cina e chiesi se fosse stato possibile gemellare il Distretto Xuhui di Shanghai con la città di Macerata, in modo  da poter proseguire gli scambi culturali iniziati 400 anni fa. Il Dott. Sabbatini fu d’accordo con me e propose il gemellaggio al Prof. Mignini, Direttore del Centro degli Studi di Matteo Ricci dell’Università di Macerata, che diede una immediata, positiva risposta, accettando con entusiasmo. Fui contentissimo. Come compaesano di Xu Guangxi, è un grande piacere per me avere l’occasione di promuovere gli scambi culturali, di accelerare la mutua conoscenza tra le due culture e rafforzare l’amicizia tra i due popoli.

Presto, l’argomento della nostra conversazione si spostò al libro che pensavamo di pubblicare. Sfogliai un plico di bozze mostratemi dal Dott. Sabbatini e mi accorsi che aveva già creato la struttura complessiva del libro, anzi, aveva già ultimato la maggioranza di esso.  In quel momento, mi sembrò di non trovare più scuse per rifiutare la proposta. Tornato in ufficio, consultai le note già prese, ordinai il corso degli eventi e scrissi il presente articolo."



Demografia e migrazione delle popolazioni: date di rilievo

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(un buon testo di demografia lo trovate qui)

1347-1352 = peste = inizia da Sicilia e finisce in Russia

1450-1600 = forte ripersa poplazione dopo peste

1500-1870 = tratta degli schiavi

1495-96 = conteggio di Colombo e fratello Bartolmè per tributi in oro dei nativi = 1 mln

1514 = il repartimiento ne conta solo 26 mila

1518-19 = epidemia di vaiolo nel Nuovo Mondo

1534 = esplorazione del S. Lorenzo da parte di Cartier

1600-1700 = ristagno popolazione

1603-1867 = epoca Tokugawa Giappone (pace interna, chiusura all’esterno, chiusura a penetrazione cristiana, restaurazione confucianesimo, stabilità strutture politico-amministrative)

1608 = fondazione Quebec (5 mila immigrati)

1627 = [Compagnai dei 100 Associati per la colonizzazione del Quèbec]

1660 = fino a questa data i canadesi francesi = TFT = 11,4

1664 = petse di Londra, Nord Francia, Paesi Bassi

1700 = 160 mln Cina

1720-22 = ultima peste, in Provenza

1750-1900 = popolazione di UK e Galles x6, Francia x1,5

1750 = 800 mln
= la densità di popolamento si accresce notevolmente in Europa (40-60 ab/km2)
= fino al 1750 = la popolazione totale si triplica dal neolitico fino a 750 mln con r=0,6 per mille (0,06%)
= rimozione ostacoli alla fecondità in Iralanda a) patata b) estensione e frammentazione terra

1787 = Censimento Spagna = Floridablanca, Carlo III = 10,4 mln

1790 = art. 1 Cost 1787 = 3,9 mln

1797 = Jenner scopre il vaiolo

1798 = Malthus – “Saggio sul principio di popolazione”

Xiong Wenyun - China

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Giovanni Rizzoni e dibattito aull'art. 49 della Costituzione Italiana

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Art. 49 [GIOVANNI RIZZONI]

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

SHANGHAI: Mostra Fotografica “Through Alien Eyes”.

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Le trenta immagini scelte da Rotaract ben mostrano con quale interesse i fotografi, attraverso i loro obiettivi, abbiano guardato alla Cina in tutti i suoi aspetti e in tutti i suoi elementi.
Innanzitutto, è utile notare come i protagonisti scelti non siano quelli più classici, scontati, eccessivamente ripetitivi di molte foto che ritraggono questo variopinto paese dalle mille sfaccettature. Si tratta invece di soggetti originali, raramente rappresentati e sicuramente capaci di attrarre l’attenzione sia del pubblico cinese sia di quello internazionale.
Proprio la loro collocazione all’interno del Consolato italiano permetterà a tutti di usufruire, in senso letterale del termine, delle immagini esposte e di apprezzare la Cina, Shanghai e i cinesi da nuove angolazioni e in ambienti inusuali.
Penso in questo caso ai ritratti proposti, testimoni di una Cina vera e alcune volte messa in secondo piano rispetto alle maestose opere architettoniche e infrastrutturali che attirano spesso l’attenzione di chi viene “da fuori”, ma non solo.

Tra i ritratti esposti, ho prestato particolare attenzione per l’immagine di Toonmann che mostra un’anziana donna di una minoranza etnica su uno sfondo di colline tipiche della zona da cui proviene. È stato per me naturale ed evidente paragonare tale fotografia ad un’opera d’arte italiana, il busto di Donna Olimpia Maidalchini Pamphili, realizzato tra il a metà del XVII secolo dallo scultore Alessandro Algardi in puro stile barocco. Al di là della somiglianza del copricapo, l’austero sguardo di Donna Olimpia è qui però sostituito da un affabile e semplice sorriso, ben catturato dall’artista, impreziosito solamente da un tratto brillante segnato dal filo della collana indossata.
Questa immagine ben rappresenta quindi il senso di questa esposizione, che va oltre i simboli della modernità cinese, comunque ben rappresentati dalle immagini che immortalano Shanghai, dal Bund al Museo della Scienza e della Tecnica di Pudong, e Pechino. Rimane però preponderante l’apprezzamento che gli artisti hanno convogliato sui soggetti da loro fotografati, segno di una particolare attenzione verso la popolazione come elemento chiave di un paese che si muove a passo sostenuto verso la modernità proprio grazie ai suoi abitanti.

L’IIC Shanghai è lieto di annunciare la Mostra Fotografica “Through Alien Eyes”, organizzata in collaborazione con il  Rotaract Club di Shanghai, presso la Sala Multimediale del Consolato Generale d’Italia a Shanghai.
Le fotografie di “Through Alien Eyes”, scene di vita quotidiana cinese, sono state scattate da fotografi professionisti e dilettanti.
Il programma e’ il seguente:
- giovedi’ 3 marzo p.v., ore 18:00: opening della Mostra;
- domenica’ 6 marzo p.v., ore 14:00: asta di beneficenza silenziosa.
Il ricavato dell’asta andra’ in beneficenza per il progetto “Hefei Wheel Chair”, che prevede la donazione di sedie a rotelle per i bisognosi della Provincia dell’Anhui.

Data e Orario: giovedi' 3 marzo 2011, ore 18.00 e domenica 6 marzo 2011, ore 14.00.
Luogo: Multimedia Room, Consulate General of Italy,  19F, “The Center”, 989, Changle Road, Shanghai - 上海长乐路989号,世纪商贸广场19楼,意大利领事馆多媒体室.
Ingresso Libero.

Soe Moe - Myanmar

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Jean Bricaud, l'occultismo e le Leggi del mondo

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Jean Bricaud, Primi Elementi Di Occultismo, qui.
Stando a quanto dicono I testi di Brunelli e Ventura Bricaud a Lione agì cercando di accomunare il Martinismo con la Chiesa Gnostica (1911) divenendone il Patriarca (1908), e soprattutto con la Massoneria, vista la decisione di cambiare i rituali e statuti dell'Ordine Martinista, e subordinando l'ingresso nell'Ordine solo ad appartenenti già in Massoneria, ed escludendo le donne.
Questa è stata anche la linea e la tendenza italiana, più o meno amplificata, con Vincenzo Soro.

Il Martinismo però non dipende nè dalla Massoneria nè dalla Chiesa Gnostica.
Ventura, in sostanza, dice: “Bricaud lasciò l’impressione di un uomo superficiale, senza alcuna spiritualità".

Ciò è importante per capire quello che Bricaud scrive, perchè fa una commistione di diversi elementi: gnostici, ermetici, rosacruciani, teosofici, martinisti, a tratti spiritistici (Kardec, ricordiamolo, muore nel 1869).

Ciò fa presupporre che in quello che scrive ci sia qualcosa di valido, qualcos'altro meno.

Innanzitutto, quando Bricaud dice che il “soprannaturale non esiste”, intende dire che tutto, il visibile e l'invisibile, è sottoposto ad una legge invariabile e che nulla è indipendente, ma ogni effetto ha la sua causa.

Bricaud nella sua analisi sull’occultismo si ferma ad un primo livello di analisi dei fenomeni astrali, che riguardano bassa magia o fenomeni psichici "incidentali" e nulla di più (e anche per questo parla di "occultismo").
Qualche rilievo in ciò che scrive Bricaud c’è comunque da fare:

- Bricaud dà grande rilievo alla Scuola Alessandrina, che coadiuva lo "studente" in quel processo dialettico di analisi e sintesi ben sintetizzato dalle parole di Platone; più sintesi che analisi per la verità, quella analisi che oggidì troppo si compie nelle "scuole" moderne;
- magari la divisione è troppo semplicistica ma rende bene:
1) l'ermetismo è lo studio dei simboli esoterici;
2) l'alchimia è lo studio degli esseri inferiori della natura (minerali e vegetali);
3) la magia è lo studio e la messa in azione delle forze occulte dell'uomo e della natura;
4) l'astrologia è lo studio degli astri e dei loro influssi sugli esseri e sulle cose;
5) la cabala è la dottrina segreta dei caldei sulla costituzione del cosmo;
6) la teurgia è lo studio e la messa in pratica delle forze occulte dei piani superiori e del piano divino.
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