Che la nostra vita e il “sapere” vengano affidati ad un
algoritmo è una nuova forma di condizionamento e di dipendenza, come ne abbiamo
a centinaia e da cui dobbiamo distaccarci consapevolmente.
Il cosiddetto “algoritmo google” sceglierà e
selezionerà ciò che dobbiamo sapere e conoscere al posto nostro, ci dirà cosa
trovare e cosa no, e penserà per il nostro cervello. Certo, l’uomo
comune potrebbe essere anche contento perché troverà e farà senza sforzo ciò
che prima richiedeva volontà e determinazione.
Questo porterà prima alla parziale, e poi alla completa,
incapacità di ragionare, memorizzare (dove sono finiti “i
palazzi della memoria” di Camillo, Bruno e Ricci?), riscoprire cose non
conosciute, e collegare le cose e i pensieri fra di loro.
