Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze, Norberto Bobbio

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Romano Amerio e le variazioni della Chiesa cattolica. Un libro incompreso: è il sovrannaturale che prevale sul mondo sensibile.

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Per i culturi, il testo di Amerio si trova QUI.
Il Card. Hoyos tocca già nella prefazione quella che è l’essenza del libro di Amerio: “ciò che cambia sono adattamenti che non toccano le basi”. È quello che dice Amerio per il Vaticano II, che per quanto innovativo e radicale, non ha mutato quelli che sono i princìpi ultimi della Chiesa, la Tradizione, anche se la Chiesa cattolica è un’opera in continua costruzione.

Amerio non ha nessun desiderio del passato perché “tal desiderio implicherebbe un rigirare del divenire umano in sé stesso e dunque un compimento”.

Parla di variazione della Chiesa cattolica e non di crisi, proprio per dire che non c’è momento di rottura, non c’è il passaggio da un’essenza all’altra. Allo stesso tempo – puntualizza – non bisogna negare un certo smarrimento della Chiesa (che è anche un dissenso interno ad essa, sino ad intaccarne l’unità), anche se la cosa importante è rendersi conto che l’antagonismo che c’è fra una Chiesa ideale e la sua manifestazione nel mondo reale è solo un fatto accidentale.
Rileva anche come il periodo più profondo del Cristianesimo sia quello medievale, e anche qui i fatti negativi umani, non sono che effetti secondari.
La Chiesa contingentamente occupa anche la vita temporale e perciò è essa stessa influenzata da variazioni accidentali, ma ciò non vuol dire che l’essenza della Chiesa si deve conformare al mondo.
La Chiesa diviene ma non muta”: non può nascere qualcosa di nuovo.

La crisi in quanto tale, e nel senso di Amerio, non può generare, causare alcun bene. Se anche dei beni occasionali vi fossero, non sono che eventi disgiunti e non sono generati dal male. La linea di causalità è diversa: bene e male restano con la loro intrinseca essenza.
Nel caso della Chiesa buono è il sistema, non i mali entrati nel sistema.

Detto questo, Amerio individua momenti di forte variazione nella storia della Chiesa:

- il Concilio di Gerusalemme (50 d.C.): non solo perché avviene la separazione formale tra ebraismo e cristianesimo, ma anche perché separa il giudizio sui principi dal giudizio sull’applicazione dei principi. Insomma, anche qui non sono i principi ad essere messi in discussione, ma la forma storica che tali principi prendono. La storicità viene distinta pertanto dal principio.
Vorrei notare una cosa: Amerio tende ad una coincidenza fra le parole dogma e principio come sinonimi credendo i dogmi della Chiesa cattolica (credo, più che cristiana in generale) come facenti parte di quei principi invariabili.

- Nicea (325 d.C.), dove si separa il dogmatico dal filosofico e dove i cristianesimo viene considerata religione soprannaturale e del mistero, in particolare del mistero dell’Incarnazione.

- il Medioevo, con la corruzione del costume clericale e il conflitto con l’Impero: anche qui non viene intaccata l’essenza della Chiesa.

- la Riforma, che ha le radici nel Rinascimento inteso storicamente come riscoperta di un uomo naturale e mondano. Questo, fa capire Amerio, significa che si dà preminenza al mondano (e anche uomo misura di tutte le cose), dimenticandosi dell’insegnamento del Cristianesimo, di un uomo Dio restauratore il cui fine è la glorificazione di Dio; e dimenticandosi dei momenti ascetici medievali e rinascimentali che hanno relativizzato il mondano.
“Il cattolicesimo prepone il logico a ogni forma dello spirito e la sua larghezza abbraccia una pluralità di valori”, laddove con la Riforma si mette in discussione il principio fondamentale della Chiesa: la sua autorità; prevale quindi il sentimento e il pirronismo, e la fede diventa persuasione.
Puntualizzo: l’obiettivo di Lutero, non era questo, ma il suo intento originario prima della Riforma storica era di rimanere all’interno della Chiesa e correggerne i difetti contingenti.

La versalità di "Destra o sinistra"

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Un giovane gambero pensò: “Perché nella mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco”.
Il giovane gambero, da “Favole al telefono” di Gianni Rodari

Destra o sinistra” è un romanzo semplice, ma al tempo stesso complesso. L’autore sa tirar fuori dal proprio e dall’altrui inconscio dei temi letterari di grande portata, per coloro che li sanno cogliere.
E come specifica, non parla di politica.

Innanzitutto i due protagonisti, Li e Zhang: in tutto il libro la vena poetica tira verso un dualismo che è proprio della natura umana, e che non riguarda solo i due personaggi principali, uomo e donna, ma anche il loro carattere oscillante tra la formalità (Zhang) e la semplicità (Li) e le loro passioni, il primo per la musica (Bach, e musica classica in genere) e la seconda per la lettura.
Questa divisione dualistica ci ricorda niente di meno che Platone, quando nel Fedone parla della dualità che è connaturata non solo nel mondo sensibile, ma anche in quello metafisico, nel mondo intelligibile. Non solo bianco e nero, piacere e dolore, uomo e donna, ma anche Limite e Illimite (Filebo), e Uno-Diade indefinita (dottrine non scritte).
Soggettivisticamente, si potrebbe dire che Zhang e Li, messi insieme, vadano a formare quella che è l’essenza dell’autore del libro, Francesco Varriale, poliedrico scrittore che (per lavoro) sa essere formale, ma al tempo stesso ama la semplicità; ascolta la musica, e gli piace leggere; contempla la bellezza della natura e va a teatro.
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